Otto mesi di reclusione ma libero grazie al beneficio della condizionale, questa la condanna inflitta dal Tribunale di Parigi a Monsignor Luigi Ventura, ex nunzio apostolico in Francia finito a processo con l’accusa di aggressione sessuale su diversi uomini durante il suo mandato. Una pena inferiore a quella proposta dall’accusa che per lui aveva chiesto 10 mesi di carcere con la condizionale. Lo scandalo era scoppiato nel febbraio del 2019 quando, in mezzo a molteplici scandali sessuali che hanno colpito la Chiesa cattolica, un ragazzo si era fatto avanti denunciando di essere stato molestato a più riprese dal prelato e ambasciatore della Santa sede in Francia.

Palleggiamenti durante feste del municipio di Parigi

Si tratta dell'aggressione ad un funzionario comunale che Ventura avrebbe compiuto all'inizio dell’anno scorso durante un ricevimento organizzato dal municipio di Parigi per tutte le autorità civili e diplomatiche. La vittima aveva raccontato di mani sui glutei in almeno tre occasioni durante la cerimonia di auguri alle autorità diplomatiche. Poco dopo si erano fatti avanti altri quattro uomini, tra cui un altro funzionario vittima della stessa scena l’anno precedente.

Molestie su seminarista durante la messa

I fatti contestati a Monsignor Ventura risalgono al periodo che va dal 2018 al 2019 cioè nel pieno delle sue funzioni di nunzio apostolico. Secondo l’accusa, in diverse occasioni e durante i suoi impegni diplomatici e pubblici in Francia il prelato avrebbe messo in atto molestie sessuali ai danni di alcuni giovani con palpeggiamenti e commenti a sfondo sessuale. Tra di loro anche un seminarista di 20 anni che ha riferito palpeggiamenti durante e dopo una messa.

Accuse che hanno scatenato furibonde polemiche ma che si sono trasformate in procedimento giudiziario solo nel luglio dello scorso anno dopo che il Vaticano ha revocato l’immunità al nunzio. Il 76enne Ventura, che si è poi dimesso dal suo incarico su invito del Vaticano, dal suo canto ha sempre rigettato ogni accusa ma non si è mai presentato davanti ai giudici dopo l’inizio del processo il 10 novembre scorso. L'ex nunzio ha prodotto una nota medica in cui affermava che era troppo pericoloso per lui viaggiare da Roma a Parigi in piena pandemia di coronavirus.  Per questo è stato condannato in contumacia. La condanna prevede anche l’iscrizione nel registro degli autori di reati sessuali, il pagamento di 13mila euro di danni morali a quattro delle vittime che si son costitute al processo e il pagamento di 9mila euro di spese legali.