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La storia dell’omicidio di Nora Dalmasso: dal ritrovamento del corpo al rischio prescrizione del caso

Nora Dalmasso, 51 anni, fu trovata morta nella sua casa a Río Cuarto, in Argentina, il 26 novembre 2006. Sono passati quasi 20 anni dall’omicidio che ha scosso il Paese ma il caso resta ancora irrisolto. Le indagini sul delitto furono influenzate anche da una feroce gogna mediatica. Nel 2024 la polizia ha annunciato di aver identificato un nuovo sospettato, ma la prescrizione impedisce agli inquirenti di avviare un processo.
A cura di Eleonora Panseri
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Nora Dalmasso.
Nora Dalmasso.

Nora Dalmasso, 51 anni, fu trovata morta nella sua casa nel quartiere residenziale di Villa Golf, a Río Cuarto, in Argentina, il 26 novembre 2006. Sono passati quasi 20 anni dall'omicidio che ha scosso il Paese ma il caso resta ancora irrisolto. 

Le indagini sul delitto furono influenzate da giornali e televisioni che misero in piedi una feroce gogna mediatica contro la vittima e contro il marito e il figlio della donna, inizialmente sospettati e poi assolti. Nel 2024 la polizia ha annunciato di aver identificato un nuovo sospettato, ma la prescrizione impedisce agli inquirenti di avviare un processo.

La storia di Nora Delmasso è al centro di una nuova docuserie Netflix, "Uccisa mille volte: il caso Nora Dalmasso", uscita sulla piattaforma il 19 giugno, in cui familiari e giornalisti ripercorrono le varie fasi dell'indagine e raccontano la bufera mediatica che ne è seguita.

La ricostruzione dell'omicidio di Nora Dalmasso

Nora Dalmasso aveva 51 anni, era madre di due figli, Facundo e Valentina, e moglie del medico Marcelo Macarrón. Il 26 novembre 2006 il suo cadavere fu rinvenuto nella camera della figlia. La donna, trovata seminuda, era stata strangolata con la cintura del suo accappatoio.

La morte fu ricondotta a un'asfissia meccanica, avvenuta durante un rapporto sessuale, probabilmente consenziente, visto che non furono trovati segni di violenza. Anche l’assenza di segni di effrazione suggerì che l’assassino fosse qualcuno che la 51enne conosceva o che aveva accesso alla casa.

Le indagini e i sospetti sulla famiglia

Subito dopo il ritrovamento del corpo furono avviate le indagini che, tuttavia, vennero gestite in modo caotico. La scena del crimine fu contaminata da 23 persone e pesantemente compromessa.

Nel corso degli anni furono indagati diversi uomini: il marito e il figlio della 51enne, ma anche Gastón Zárate, un imbianchino che lavorava nel quartiere dove abitava la vittima, e l'ex consigliere del governo di Córdoba Rafael Magnasco. 

Nonostante avessero alibi solidi (Marcelo era a un torneo di golf in Uruguay, Facundo a Córdoba e Valentina negli Stati Uniti), gli inquirenti si concentrarono molto sui familiari. Marcelo fu processato e assolto nel 2022 per insufficienza di prove. Anche Facundo fu sospettato per un periodo, con illazioni su una relazione incestuosa, ma fu scagionato.

L'opinione pubblica si scaglia contro la vittima

Nora Dalmasso era ritenuta una delle donne più belle di Río Cuarto, mentre il marito era un noto medico nella zona. Per questo i media si interessarono subito all'omicidio, alimentando un interesse morboso.

Quando gli inquirenti scoprirono che la donna frequentava un altro uomo, un amico del marito che la notte dell'omicidio era con lui in Uruguay, giornali e televisioni si scatenarono e iniziarono a diffondere informazioni di ogni tipo sulla vita privata della vittima, non importava che fossero verificate o del tutto infondate.

Per settimane Nora Delmasso fu dipinta come una scambista, frequentatrice di festini erotici e furono anche vendute magliette con la scritta "Io non mi sono fatto Norita". Alcuni giornali stilarono addirittura una lista di uomini che la donna poteva aver frequentato fuori dal matrimonio.

Un circo mediatico che, la famiglia non ha dubbi, influenzò negativamente le indagini ma soprattutto infangò la memoria della vittima.

A che punto sono le indagini: si rischia l'archiviazione

Nel dicembre 2024 è emerso un nuovo sospettato, Roberto Bárzola, un parquettista che aveva lavorato in casa Dalmasso. Il suo Dna venne trovato sulla cintura usata per uccidere la donna e su un pelo pubico rinvenuto sul corpo di Dalmasso. Bárzola è stato accusato di “abuso sessuale seguito da morte”, ma il caso rischia la prescrizione a causa del tempo trascorso.

La famiglia della vittima e il nuovo procuratore Pablo Jávega stanno spingendo per ottenere un processo penale, sostenendo che la prescrizione dovrebbe essere sospesa per gli anni in cui la famiglia è stata ingiustamente accusata. Jávega ha dichiarato che continuerà a indagare sul caso e a cercare di capire se sarà possibile fissare un nuovo procedimento.

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