Iran, manifestanti denunciano abusi sessuali durante arresti: “Tutti nudi, ci iniettavano sostanze”

Picchiati, denudati e costretti a stare all’aperto per ore senza vestiti ma anche abusati sessualmente con manganelli e storditi con punture, sono le terribili violenze a cui sarebbero stati sottoposti diversi manifestanti arrestati dopo le proteste in Iran e la rivolta nazionale che ha causato migliaia di morti. Una fonte vicina alla famiglia di un detenuto ha rivelato infatti a Iran International di terribili violenze tra cui nudità forzata e iniezioni di sostanze sconosciute sui fermati mentre altri arrestati hanno racconto alla Ong Kurdistan Human Rights Network di abusi sessuali con manganelli da parte della polizia antisommossa.
Tra le vittime anche un sedicenne fermato durante le proteste nella città di Kermanshah, nell'Iran occidentale. "Durante il trasferimento, le forze di sicurezza hanno toccato i loro corpi con i manganelli. Hanno picchiato e fatto pressione sulla zona anale con un manganello attraverso i vestiti", ha raccontato la ong che è stata in contatto con fonti vicine alla famiglia del minore.
Altri manifestanti hanno raccontato all’emittente antiregime Iran International di abusi continui durante i fermi e poi le successive detenzioni. Hanno rivelato di essere stati costretti a spogliarsi completamente e a rimanere nudi per ore al freddo nei cortili dei penitenziari del Paese. I detenuti sarebbero stati poi bersagliati con getti di acqua fredda. Successivamente le guardie carcerarie avrebbero iniettato ai prigionieri delle sostanze il cui contenuto non è stato identificato.
Da giorni i gruppi per i diritti umani hanno espresso preoccupazione per il trattamento riservato ai manifestanti fermati, il cui numero esatto non è noto, rivelando che diversi sono morti a causa delle torture subite durante la detenzione. Con l’esaurirsi delle proteste e la minore attenzione mediatica internazionale i rischi sono ancora peggiori. "Con la fine delle proteste di piazza, gli arresti arbitrari sono aumentati, così come il rischio di tortura per i detenuti" ha confermato anche il Centro per i diritti umani Abdorrahman Boroumand.
Intanto nel Paese le proteste anti regime si stanno trasformando in azioni più limitate ma con impatti maggiori, nelle scorse ore ad esempio le reti televisive statali sono state hackerate e diffusi video di proteste e un appello di Reza Pahlavi. Si registra anche un nuovo blackout di Internet.
Il regime dal suo canto infatti non si ferma e anzi minaccia anche gli Usa in caso di attacco. “Se ci sono difficoltà e sofferenze nella vita delle persone, uno dei fattori principali è la lunga ostilità e le sanzioni disumane del governo degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Attaccare la Guida Suprema del nostro Paese equivale a scatenare una guerra su vasta scala contro la nazione iraniana” ha dichiarato infatti il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.