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Guerra in Ucraina

Guerra in Ucraina, raid a Kherson e Sumy. Zelensky dopo ok aiuti: “Segnale a Putin, l’Europa resisterà”

Ultimi aggiornamenti di oggi 2 febbraio sulla guerra in Ucraina. Dopo l’ok ai 50 miliardi di aiuti per Kiev dall’Ue, Zelensky esulta: “Chiaro segnale a Mosca che l’Europa resisterà”. Atteso per mercoledì prossimo voto Usa su fondi a Kiev. Raid vicino Kherson: uccisi due “volontari francesi”.
A cura di Ida Artiaco
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Resta alta la tensione in Ucraina dove la scorsa notte sono continuati i combattimenti e i raid russi che hanno colpito in particolare la regione di Sumy e quella di Kherson. Qui, due volontari francesi sono rimasti uccisi. Il tutto solo qualche ora dopo che il Consiglio europeo ha approvato un nuovo pacchetto di aiuti da 50 miliardi di euro per Kiev, vincendo alla fine anche le resistenze di Orban, mentre la prossima settimana sarà il Senato americano a votare sui fondi.

Due francesi morti in attacco russo vicino Kherson

Due cittadini francesi sono stati uccisi e altri tre sono rimasti leggermente feriti in un attacco russo a Beryslav, vicino a Kherson, nell'Ucraina meridionale. Lo ha reso noto il governatore della regione di Kherson, Oleksandr Prokudin: "I volontari stranieri sono stati uccisi e feriti a seguito di un attacco nemico a Beryslav – ha scritto su Telegram – l'esercito russo ha ucciso due cittadini francesi. Altri tre stranieri sono stati leggermente feriti", ha aggiunto, senza specificare le funzioni esatte di questi soggetti che ha chiamato ‘volontari'.

La polizia nazionale ucraina, da parte sua, ha dichiarato che due uomini di nazionalità francese sono morti in seguito all'attacco di un drone e che tre uomini e una donna sono rimasti feriti: su Telegram ha annunciato l'apertura di un'indagine per violazione delle leggi e degli usi di guerra. "Tutte le vittime erano arrivate nella regione di Kherson come volontari", ha aggiunto la polizia.

Bombardate cinque comunità nella regione di Sumy

Le forze russe hanno bombardato anche l'oblast di Sumy 107 volte in 23 attacchi separati, sparando contro cinque comunità lungo il confine. Lo ha riferito l'amministrazione militare dell'oblast di Sumy, come riporta The Kiev Independent, secondo cui l'esercito russo ha sparato sulle comunità di Yunakivka, Bilopillia, Krasnopillia, Velyka Pysarivka e Khotin con attacchi di mortaio, artiglieria, droni e lanciagranate, mentre sganciava mine su un insediamento. Non sono state segnalate vittime o danni alle infrastrutture civili.

Zelensky dopo ok aiuti Ue: "Chiaro segnale a Mosca"

Intanto, ieri il Consiglio Ue ha dato l'ok ad un pacchetto di 50 miliardi di aiuti a Kiev. Notizia che stata accolta con entusiasmo dal presidente Zelensky. "Con questa decisione l'Europa ha dimostrato esattamente il tipo di unità di cui ha bisogno: 27 Paesi, insieme. Questo è un chiaro segnale a Mosca che l'Europa resisterà e non verrà spezzata dalle ondate distruttive" del Cremlino.

"Allo stesso tempo, è un chiaro messaggio oltre Atlantico – ha precisato in un videomessaggio diffuso sui propri canali social – che l'Europa sta assumendo i suoi obblighi. Aspettiamo le decisioni dell'America".

Mercoledì voto Usa su nuovo pacchetto di aiuti

Il riferimento è al fatto che dopo un ritardo di mesi il Senato degli Stati Uniti voterà mercoledì prossimo su un pacchetto di aiuti all'Ucraina e a Israele, secondo quanto ha annunciato il leader della maggioranza del Senato Chuck Schumer.

I negoziatori del Senato degli Stati Uniti avevano precedentemente concordato un accordo che limita in modo significativo gli attraversamenti illegali di migranti al confine meridionale, sbloccando al contempo 61 miliardi di dollari di assistenza militare per l'Ucraina. I repubblicani al Senato degli Stati Uniti avevano già bloccato una legge di finanziamento che includeva gli aiuti per l'Ucraina il 6 dicembre, insistendo sul fatto che qualsiasi ulteriore aiuto militare deve includere importanti modifiche alle frontiere interne. Se il Senato voterà a favore della legge, questa passerà alla Camera dei Rappresentanti, dove si profila una potenziale resa dei conti tra democratici e repubblicani.

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