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Conflitto Israelo-Palestinese

Gaza, passi avanti nei colloqui ma Israele frena e avverte: “Passeremo all’attacco in Libano”

Fonti egiziane parlano di enormi passi avanti e “grandi progressi” nei colloqui di pace tra Hamas e Israele per Gaza, ma Israele smentisce e l’esercito israeliano avverte che si sta “preparando a passare dalla difesa all’attacco” in Libano contro Hezbollah.
A cura di Antonio Palma
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Mentre i colloqui di pace proseguono ininterrottamente per arrivare a una tregua per Gaza, il conflitto in Medio Oriente rischia di allargarsi sempre di più. Israele infatti ha avviato una nuova campagna di raid sui vicini, in particolare in Libano dove nelle scorse ore è stato ucciso un altro comandante di Hezbollah. Colpito nei raid israeliani un comandante dell'unità d'élite libanese Al Radwan di Hezbollah, raggiunto dai missili e ucciso insieme ad altri due militanti del movimento islamico.

L’attacco è solo l’ultimo di una serie di azioni militari condotte dall’Idf sui paesi vicini dopo aver colpito il consolato iraniano in Siria. In precedenza lo stesso esercito di Israele aveva dichiarato di aver colpito le posizioni di Hezbollah a Kafr Kila, nonché un lanciarazzi a Yaroun. Del resto, oltre che da Teheran, proprio da Hezbollah erano arrivate le minacce di ritorsione più pesanti contro Israele.

L’Idf ha confermato ufficialmente la nuova svolta militare di Israele nell’area, annunciando in un comunicato che si sta "preparando a passare dalla difesa all'attacco" per quanto riguarda le operazioni sul confine settentrionale con il Libano. "Negli ultimi giorni è stata completata un'altra fase dei preparativi per la guerra del Comando Nord", spiegano le Forze di difesa israeliane.

Intanto dall’Egitto mostrano molto ottimismo sui colloqui e una possibile svolta per la tregua a Gaza. Una fonte egiziana infatti ha rivelato all'emittente statale Al Qahera che i negoziati hanno registrato "grandi progressi" e che le trattative continueranno nelle prossime 48 ore. Secondo la fonte, ci sarebbe "un accordo sui punti principali tra le varie parti" i cui delegati torneranno al tavolo tra due giorni "per concordare gli articoli dell'accordo finale". Anche una fonte israeliana ha confermato i passi avanti dichiarando dell'emittente Channel 12 che "Questa volta è diverso, erano mesi che non eravamo così vicini a un accordo”.

"Ancora non vediamo una intesa all'orizzonte. La distanza tra le parti è ancora grande e per non c'è stato nulla di rilevante" frenano però da Tel Aviv. “Non sarà presa alcuna decisione sul cessate il fuoco senza la condizione del rilascio immediato di tutti gli ostaggi” ha avvertito il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz incontrando il nostro ministro Antonio Tajani. Anche Hamas ha riferito ad al Jazeera che per ora "non ci sono progressi", addossando ad Israele la responsabilità di questo. In un comunicato il movimento palestinese ha ribadito che l’accordo di tregua dovrà contenere la completa cessazione dell'aggressione da parte delle forze israeliane, il ritiro di queste dalla Striscia, il libero ritorno degli sfollati dell'enclave palestinese e un accordo per il rilascio dei prigionieri palestinesi in cambio degli ostaggi israeliani.

"La guerra a Gaza continua, e siamo ben lontani dal fermarci” ha sottolineato il capo dell'esercito israeliano, il tenente generale Herzi Halevi, dopo l'annuncio del ritiro delle truppe di terra dal sud della Striscia di Gaza che aveva fatto ben sperare. "Il ritiro delle truppe da Khan Yunis è stato condotto nel momento in cui Hamas ha cessato di esistere come struttura militare in città" ha detto il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, secondo cui "le nostre forze hanno lasciato l'area per prepararsi alle loro future missioni, inclusa la missione a Rafah".

"Senza azione a Rafah, Netanyahu non sarà più premier" ha avvertito invece il ministro della sicurezza nazionale e leader di destra radicale, Itamar Ben Gvir. "Se Netanyahu decide di porre fine alla guerra senza un attacco esteso a Rafah per sconfiggere Hamas, non avrà il mandato per continuare a servire come primo ministro" ha spiegato Ben Gvir. Prima di lui l'altro ministro di destra radicale di ‘Sionismo religioso', e responsabile delle finanze, Bezalel Smotrich, secondo i media, ha convocato il suo partito per valutare la situazione dopo l'annuncio dell'esercito del ritiro da Khan Yunis, nel sud di Gaza.

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