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Conflitto Israelo-Palestinese

Guerra a Gaza, Palestinian Medical Relief: “Ci vorranno anni per ritornare a vivere nella Striscia”

Bahia Amra di Palestinian Medical Relief racconta a Fanpage.it la distruzione delle strutture sanitarie nella Striscia di Gaza e la condizione degli sfollati, ammassati nel Sud del paese: “Non c’è più niente e la popolazione ha bisogno di tutto”.
Intervista a Bahia Amra
Palestinian Medical Relief
A cura di Antonio Musella
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Raccontare quello che sta avvenendo a Gaza è diventata un'opera assai difficile. Troppo forte il rischio di assuefazione a parole, definizioni e immagini terribili che arrivano dalla Striscia. Esprimere l'orrore che sta avvenendo dall'altro lato del Mediterraneo ed evitare l'inflazione del vocabolario del dolore, è impresa ardua. Palestinian Medical Relief è una realtà che si occupa si assistenza sanitaria in Palestina da oltre 25 anni.

Centri sanitari, ambulatori, cliniche mobili, ed una rete di sostegno internazionale molto solida e ramificata, soprattutto in Europa e anche nel nostro paese. Sono stati tra i primi ad essere colpiti quando l'escalation dell'esercito israeliano ha iniziato a farsi sempre più devastante. I bombardamenti hanno distrutto diverse strutture in cui erano operativi a Gaza ed anche un centro per la cura del cancro che avevano realizzato proprio grazie al sostegno internazionale. Bahia Amra è l'anima di Palestinian Medical Relief e con lei abbiamo provato a descrivere un quadro della situazione sul campo.

A Gaza c'è una carestia terribile, le persone stanno morendo di fame, mentre al valico di Rafah, come ci racconta anche la carovana italiana organizzata da associazioni e parlamentari, sono bloccati centinaia di aiuti umanitari destinati alla popolazione civile che oggi si trova ammassata nel sud della Striscia. Il nord è stato completamente evacuato dall'esercito israeliano, Gaza è un cumulo di macerie, Khan Yunis devastata, la popolazione civile si è così diretta a Sud in una sorta di esodo biblico portando con sé poche cose. Un muro, quello del confine con l'Egitto, separa la popolazione dagli aiuti umanitari internazionali. Gli israeliani centellinano gli ingressi non garantendo in questo modo che i profughi possano essere sfamati. L'ultimo gravissimo bagno di sangue, quella che è già stata denominata "la strage della farina", è avvenuta proprio durante una distribuzione degli aiuti con l'esercito israeliano che ha sparato sulla folla uccidendo persone a grappoli.

Durante gli attacchi di questi mesi che danni avete subito?

"Il primo bombardamento che ha colpito le nostre strutture a Gaza è stato del 3 novembre scorso. Il 29 gennaio è stato distrutto l'ingresso del centro medico di Tal Al-Hawa, Al-Zaytoun e Sands. Nello stesso giorno è stato distrutto il Medical Relief Laboratory per la diagnosi e la cura del cancro, in contemporanea è stato colpito e distrutto anche l'Ancillary Devices Center".

Qual è la situazione attuale?

"Il genocidio in atto sta portando ad una gravissima crisi umanitaria, siamo davanti a persone che stanno patendo delle punizioni collettive e stanno morendo di fame. Solo piccole quantità di aiuti umanitari riescono ad arrivare alla popolazione nella parte meridionale della Striscia dal valico di Rafah ai confini con l'Egitto. Abbiamo bisogno che si continui la pressione internazionale per sbloccare gli aiuti umanitari. Abbiamo bisogno di cibo ma abbiamo anche bisogno di equipe mediche che ci diano supporto in questo momento. Facciamo appello alla società civile internazionale".

Le popolazione è ammassata nel Sud del paese, ma cosa troveranno quando ritorneranno nelle loro zone di residenza?

"Gaza ha perso tutto, non c'è più niente e la popolazione ha bisogno di tutto. Per poter solo iniziare a pensare al futuro è indispensabile un piano per il cessate il fuoco. Quando le persone torneranno a Gaza, ci saranno dei momenti di smarrimento alla ricerca delle proprie case. Case che non ci sono più ed è difficile anche orientarsi nel cumulo di macerie. Se gli israeliani permettessero alle persone di ritornare nel nord della Striscia o nelle loro zone di residenza a Khan Yunis e in altre aree, non troverebbero più niente. Rimarranno degli sfollati e non potranno fare altro che cercare delle tende per costruire tendopoli. Questo è lo scenario. Gaza avrà bisogno di anni prima di poter ricostruire le infrastrutture, le scuole, gli ospedali, le università e i centri sanitari. La Società di Soccorso medico continuerà a sostenere la fermezza delle persone fornendo servizi sanitari e di altro tipo, ricostruendo centri sanitari e aumentando il numero di équipe mediche, comprese cliniche mobili e squadre sul campo per dare seguito ai feriti e alle persone con disabilità. Donne, giovani e bambini, soprattutto a Gaza, hanno bisogno di programmi di sostegno psicologico e che diano loro la possibilità di tornare a vivere. Vivranno per lungo tempo con attacchi di ansia, paure e panico, in mezzo ad un territorio distrutto".

Qual è la situazione in Cisgiordania in questo momento?

"La situazione in Cisgiordania e a Gerusalemme sta peggiorando sempre di più a causa degli arresti quotidiani e delle aggressioni da parte dell'esercito e dei coloni israeliani contro i campi palestinesi. Le situazioni più tese si registrano a Jenin, Tulkarem, Nablus e Ramallah. Ogni giorno le persone vengono uccise e arrestate, oltre ai numerosi posti di blocco che separano le zone tra di loro, che creano di fatto una tensione crescente continua. Abbiamo aumentato il numero delle squadre di primo soccorso in tutte le aree della Cisgiordania e aumentato la formazione della popolazione, soprattutto dei giovani. Proseguiamo il nostro lavoro grazie alle nostre cliniche mobili, ne sono 13 dislocate nelle aree C (le aree amministrate dagli israeliani in West Bandk ndr), ad Hebron in area H2 (l’area dove 800 coloni vivono a stretto contatto con 40mila palestinesi limitati nei loro spostamenti e costretti a passare giornalmente per rigidi controlli di sicurezza ndr) e Gerusalemme. Continuiamo nella fornitura di molteplici servizi sanitari in tutte le cliniche fisse in tutti i governatorati e villaggi della Cisgiordania".

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