Gaza è il posto più pericoloso al mondo per i giornalisti: il nuovo episodio di “Nel Caso Te Lo Fossi Perso”

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Sono stati uccisi più giornalisti a Gaza dal 7 ottobre, di quanti non ne siano morti in entrambe le guerre mondiali, in Vietnam, Jugoslavia e Afghanistan.
Ieri Israele ha bombardato un cafè vicino al mare a Gaza City, la caffetteria Al-Baqa, uno degli ultimi posti rimasti con una connessione a Internet disponibile. E, proprio per questo, un luogo molto frequentato da giornalisti e attivisti, che si ritrovavano lì per lavorare. Ora non rimane che un cratere. Le vittime sono state una quarantina, i feriti decine. È stato ucciso anche Ismail Abu Hatab, un noto fotoreporter. Dall’inizio del conflitto sarebbe il 228esimo giornalista ucciso, anche se i numeri sono incerti.
L’attacco di ieri è l’ennesimo contro i civili, l’ennesimo in cui vengono presi di mira i giornalisti. Il cafè Al-Baqa non era un nascondiglio di Hamas, non era un quartier generale dei miliziani, non era un obiettivo militare. Secondo l’esercito israeliano sarebbe stato un centro dove i miliziani riscuotevano le paghe. Ma era semplicemente una caffetteria vicino al mare dove era ancora possibile connettersi a Internet, un ritrovo per i giornalisti che da lì riuscivano a lavorare, a raccontare al resto del mondo cosa succede nella Striscia.
E forse è proprio questo il punto. Silenziare le voci che ogni giorno, mettendo a rischio la loro stessa vita, denunciano la carneficina che continua indisturbata a Gaza.
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