Egitto: Morsi respinge l’ultimatum della piazza

Mohamed Morsi, presidente egiziano, ha respinto durante la notte l'ultimatum di 48 lanciato dalle forze armate, con la richiesta al governo di ascoltare le richieste dei manifestanti. Il presidente ha dichiarato che alcune delle frasi pronunciate ieri dal generale e ministro della difesa Abdel Fattah potrebbero "creare confusione". L'ufficio di presidenza ha reso noto di non essere stato consultato in anticipo dai vertici dell'esercito, e che in ogni modo Morsi sta operando per "promuovere la riconciliazione nazionale globale" dopo un lungo colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Intanto, alla luce degli ultimi fatti, Kamel Amr – ministro degli esteri – ha dato le sue dimissioni.
L'Alleanza degli Islamici egiziani, nel frattempo, prima del rifiuto di Morsi di lasciare le redini del paese ha esplicitato la sua contrarietà al tentativo avviato da alcuni di sfruttare l'esercito "per attaccare la legittimità", con il rischio di creare un colpo di stato. In una dichiarazione letta durante una conferenza stampa, l'alleanza ha aggiunto di essere pronta a rispettare tutte le iniziative in corso per risolvere la crisi politica del paese, ma occorre rispettare i principi costituzionali. Di tutt'altro avviso le altre anime dei "ribelli", che hanno accolto con favore la collaborazione delle forze armate. Oggi potrebbe essere il giorno della verità. Infatti l'opposizione a Morsi – e non solo la piazza – aveva dato un ultimatum: "Ha tempo fino a domani, martedì 2 luglio, alle 17, per lasciare il potere e consentire alle istituzioni di prepararsi per elezioni presidenziali anticipate". Altrimenti "inizieremo una campagna di assoluta disobbedienza civile".
