La seconda ondata di contagi da coronavirus è ancora nel pieno, gli epidemiologi ci invitano a metterci in guardia da una possibile terza ondata all'inizio del 2021, e nel frattempo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha lanciato questa mattina un allarme: esiste infatti il forte rischio che l’influenza aviaria si sposti dai focolai di uccelli selvatici e domestici nella Russia occidentale e in Kazakistan ai pollami di Paesi europei precedentemente non colpiti. Nell’ultimo mese sono stati infatti individuati oltre 300 casi – soprattutto tra gli uccelli selvatici – in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, ma fino a questo momento non sono comunque stati rilevati casi umani nei nuovi focolai e il rischio di trasmissione all’uomo continua ad essere molto basso.

Il nuovo dossier dell'Efsa prende in esame la probabilità che il virus si diffonda dalla popolazione di uccelli selvatici nei focolai registrati nella scorsa estate al pollame nei Paesi europei occidentali, in considerazione del fatto che la regione si trova sulla rotta migratoria autunnale degli uccelli acquatici diretti verso l’Europa. “Prevenire un’ulteriore escalation di questi focolai richiederà una stretta cooperazione tra le autorità sanitarie, pubbliche, ambientali e professionali”, ha spiegato il capo dell’unità Salute animale e vegetale dell’EFSA, Nik Kriz. Il report dell’agenzia europea, supportata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dal Laboratorio europeo di riferimento per l’influenza aviaria, ha richiesto alle autorità nazionali di “continuare la sorveglianza di uccelli selvatici e pollame e ad attuare misure di controllo per prevenire il contatto umano con uccelli infetti o morti". L’evoluzione deve essere “attentamente monitorata per valutare il rischio di comparsa di virus che possono essere trasmessi all’uomo”, conclude il dossier.