Crans-Montana, Jessica Moretti nell’interrogatorio: “Il Comune non ha mai chiesto di fare prove dell’evacuazione”

"Non abbiamo mai fatto le prove di evacuazione perché non ce lo hanno mai chiesto". È questo quanto dichiarato da Jessica Moretti nel corso dell'interrogatorio alla Procura di Sion per l'incendio avvenuto la notte di Capodanno nel locale Le Constellation costato la vita a 41 persone, la maggior parte dei quali giovanissimi.
Il nuovo interrogatorio della co-proprietaria del bar non ha dato le risposte che molti si aspettavano. I Moretti, sia Jessica che il marito Jacques, hanno deciso di confrontarsi sia con le domande degli inquirenti che con quelle delle parti civili, il risultato però ha lasciato scontenti i più.
Jessica infatti ha dichiarato di non sapere come mai c'erano minorenni all'interno del bar, e di non sapere nemmeno come avessero fatto ad entrare dato che le istruzioni al buttafuori erano quelle di fare entrare i minori di 16 anni solo se accompagnati. Una circostanza che ha trasformato quella di Crans-Montana in una tragedia di giovanissimi dato che la maggior parte delle vittime aveva un'età compresa tra i 14 e i 24 anni.
Non sapeva perché le uscite di sicurezza fossero chiuse, e ha ammesso di non essere stata formata per gestire le emergenze, così come non lo erano i suoi dipendenti. Il motivo però non sarebbe il risultato di un'inadempienza personale, ma del mancato sollecito da parte dell'autorità comunale, come ha detto agli inquirenti. La sensazione diffusa è che stia avvenendo un rimpallo di responsabilità tra i Moretti e le istituzioni che non hanno effettuato i controlli nel loro locale. Cosa che si sarebbe verificata a causa della "scarsità di risorse", come ha dichiarato nel corso del suo interrogatorio Ken Jacquemoud, responsabile della sicurezza del Comune dal 2017 al 2024, indagato insieme al suo successore Christophe Balet, e ai Moretti.
Jessica, presente nel bar quella notte, non ha usato gli estintori, e quando è sopraggiunto il fuoco è scappata dal locale, come hanno raccontato anche i testimoni sopravvissuti. Anche Jacques durante l'ultimo colloquio con gli inquirenti aveva assestato alcuni colpi alle istituzioni locali facendo presente che non solo i suoi cartelli per segnalare gli estintori erano poco visibili, ma anche quelli degli uffici di Sion: "Si staccano appena li tocchi".
Al contrario dei due indagati del Comune, i Moretti hanno accettato di rispondere ad alcune domande delle parti civili, ma il risultato non ha soddisfatto, come spiega a Fanpage.it l'avvocato svizzero Gilles-Antoine Hofstetter, rappresentante di diverse famiglie coinvolte nella tragedia: "Non ha risposto a tutte le domande. Alcuni aspetti rimangono in ombra e dovranno essere chiariti, sia per quanto riguarda i sistemi di sicurezza del bar Constellation, che per quanto riguarda la situazione personale e professionale di Moretti".
Gli interrogatori di Jacques e Jessica sono avvenuti in due giorni consecutivi, e in entrambi i casi le famiglie di alcune vittime hanno cercato il confronto con loro, ma si è trattato di incontri molto diversi. Durante la pausa dell'interrogatorio di Jacques con la madre di uno dei feriti, i toni sono rimasti calmi e concilianti, ma il giorno successivo la famiglia di un 17enne morto nell'incendio ha rivolto ai coniugi parole molto dure.
La scelta del confronto non è abbracciata da molti degli avvocati, come spiega a Fanpage.it Fabrizio Ventimiglia, legale della giovane italiana Sofia: "Il Tribunale non è la sede più opportuna, siamo qui per accertare le responsabilità, non per fare incontri di perdono e di scusa. Inoltre, non tutte le famiglie vivono il dolore allo stesso modo e anche se la violenza è sempre da condannare, resta il fatto che ‘l'operazione simpatia' dei Moretti in questa fase è inopportuna".