video suggerito
video suggerito
Contesa sulla Groenlandia

Cosa ha convinto Trump a fare marcia indietro sulla Groenlandia e come si muoverà l’Ue adesso

Le ipotesi sulla “cornice” di accordo tra Usa e Nato per la Groenlandia si concentrano sulle basi militari e sui minerali. Nella notte, l’incontro dei leader Ue ha chiarito la linea europea: sostegno alla Danimarca, che deve essere coinvolta nelle trattative. Rimane lo scetticismo sulle vere ambizioni di Trump e sul ruolo del segretario della Nato Rutte.
A cura di Luca Pons
0 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

In quattro ore di incontro, terminato ben dopo la mezzanotte, i leader dell'Unione europea hanno provato a stabilire qual è la linea comune sulla Groenlandia. Non facile, dato che figure come Giorgia Meloni e Friedrich Merz sono decisamente più ‘concilianti' nei confronti di Donald Trump, mentre per esempio Pedro Sanchez ha criticato duramente il presidente Usa.

Alla fine è uscito un paletto chiaro: sostegno alla Danimarca, che non può essere tagliata fuori dalle trattative. Trattative su cui finora ci sono solo ipotesi. Si parla di un "piano Cipro", per dare più potere militare agli States, e di accordi sulle estrazioni minerarie. Ma non c'è niente di certo.

L'Ue appoggia la Danimarca, che punge Rutte: "Non tratta per noi"

Ora la preoccupazione degli europei (e soprattutto dei danesi) sembra essere quella di restare esclusi, anche stando alle dichiarazioni arrivate da Copenhagen. "Penso sia chiaro a tutti che siamo uno Stato sovrano e non possiamo negoziare su questo", ha commentato la prima ministra danese Mette Frederiksen. Il ministro della Difesa Poulsen è stato anche più diretto: "Rutte non può negoziare per noi".

Il ruolo del segretario generale della Nato Mark Rutte, finora, è stato poco chiaro. Forse non è un caso che non fosse invitato (come invece è avvenuto in altre occasioni) all'incontro dei leader europei. Rutte è arrivato a Davos senza avere un mandato chiaro da parte dell'Ue, ma da un suo incontro privato con Trump è uscita la "cornice per un accordo" che ha convinto il presidente Usa a rinunciare ai toni più violenti, almeno per il momento. Il problema è che quasi nessuno sa cosa ci sia, in questa cornice.

Dopo il vertice del Consiglio europeo il presidente Antonio Costa è stato chiaro: "L'Unione europea continuerà a difendere i propri interessi e difenderà se stessa, i suoi Stati membri, i suoi cittadini e le sue aziende da qualsiasi forma di coercizione. Ha il potere e gli strumenti per farlo e lo farà se e quando necessario". E ancora: "Il Regno di Danimarca e la Groenlandia godono del pieno sostegno dell'Unione europea. Solo il Regno di Danimarca e la Groenlandia possono decidere su questioni che li riguardano".

Cosa vogliono ottenere gli Usa di Trump in Groenlandia: il modello Cipro

Il punto è proprio che di queste "questioni", al momento, non si sa nulla. Quali sono le proposte fatte da Rutte che hanno spinto Trump a esultare come se un accordo fosse stato raggiunto? In realtà, si sono appena messe le basi per un confronto che dovrà avvenire nelle prossime settimane. Coinvolgendo, si presume, tre attori: Usa, Danimarca e Groenlandia. Con la Nato a fare da punto di riferimento quando si parla di questioni militari.

Secondo fonti che hanno parlato all'agenzia Bloomberg, il piano americano sarebbe di togliere tutti i limiti che oggi esistono alla presenza militare statunitense in Groenlandia. Questi paletti ora sono stabiliti da un accordo di difesa in vigore dal 1951, che andrebbe riscritto.

Un esempio: oggi le basi militari degli Usa in Groenlandia sono comunque territorio danese. Così non è a Cipro, dove il Regno Unito ha piena sovranità in due basi aeronautiche, come se si trattasse di un'ambasciata. Un modello nato con il passaggio dal colonialismo all'autonomia, per l'isola. Replicarlo sarebbe un modo per gli States di prendersi dei ‘pezzi' di Groenlandia su cui esercitare autorità completa. Da espandere poi con nuove basi, magari anche marittime. Un'ipotesi decisamente sgradita a danesi e groenlandesi.

E resta aperta anche la questione delle terre rare presenti sull'isola, che Donald Trump ha citato più e più volte nei suoi discorsi. Gli Stati Uniti vogliono ottenerle, ma non è chiaro quale potrebbe essere il meccanismo – sempre che si rispetti il paletto di lasciare la Groenlandia, formalmente, alla Danimarca. Un'ipotesi sarebbe quella di dare la ‘priorità' ad aziende americane, nello sfruttamento dei terreni, e solo in caso di rifiuto di queste passare ad altri.

Per il momento si parla di speculazioni, possibilità presentate dietro le quinte. Un dialogo vero e proprio non c'è ancora, e non è chiaro quando inizierà. O chi deciderà, davvero, come andrà a finire.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views