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Cooperanti uccisi a Kabul: l’assicurazione non paga il risarcimento

Per il Gip i due furono uccisi con un’overdose ma il processo non si terrà così l’assicurazione ha stabilito che è impossibile accertare se effettivamente si tratti di omicidio.
A cura di Antonio Palma
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La compagnia di assicurazioni che aveva stipulato una polizza con il ministero degli Esteri italiano per i lavoratori in Afghanistan ha deciso che non pagherà nessun indennizzo ai familiari di Stefano Siringo, il cooperante ucciso a Kabul insieme al collega Iendi Iannelli nel 2006 con un'overdose di eroina. Come racconta Michela Allegri sul Messaggero, infatti, secondo la compagnia le conclusioni del giudice non sono sufficienti a stabilire che si sia trattato di un omicidio perché nessun processo è stato svolto. Secondo la società assicuratrice il provvedimento con cui a gennaio il giudice per l'indagine preliminare disponeva l'archiviazione del procedimento giudiziario perché trovare i colpevoli a distanza di anni è impossibile, non permette di stabilire con assoluta certezza che si tratti effettivamente di omicidio.

Per l'assicurazione è solo un parere di un magistrato – I due cooperanti Siringo e Iannelli, il primo responsabile amministrativo a Kabul di un organismo Onu finanziato anche dal ministero degli Esteri e il secondo in servizio presso l'ufficio italiano giustizia nella capitale afghana furono avvelenati con eroina mischiata a cibo. Nel decreto del Gip viene spiegato a chiare lettere che si tratta di omicidio volontario e che i due ragazzi erano stati uccisi perché avevano scoperto troppo sulla distrazione di alcuni fondi del ministero e per la quale è in corso un'indagine parallela a Roma. Per l'assicurazione però quello del Gip non è un processo regolare ma solo un semplice parere di un magistrato e che quindi non accerta la verità dei fatti.

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