“Alexei Navalny ucciso con il veleno della rana freccia”: l’accusa alla Russia di cinque Paesi europei

Il leader dell'opposizione russa Alexei Navalny, morto due anni fa in un campo di prigionia siberiano, sarebbe stato assassinato dallo Stato russo utilizzando il potentissimo veleno di una "rara freccia": lo affermano i governi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi in una dichiarazione congiunta rilasciata stamattina a margine della Conferenza di Monaco.
"Sappiamo che lo Stato russo ha usato questa tossina letale per colpire Navalny, temendo la sua opposizione", ha dichiarato la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, spiegando che tracce di una tossica chiamata epibatidina sono state trovate nei campioni prelevati dal corpo dell'oppositore russo. "La Russia vedeva Navalny come una minaccia", ha affermato Cooper a Monaco. "Utilizzando questa tipologia di veleno, lo Stato russo ha dimostrato gli strumenti spregevoli di cui dispone e la paura schiacciante che ha dell'opposizione politica", ha aggiunto.

Alexei Navalny, leader dell'opposizione russa, è morto improvvisamente in carcere il 16 febbraio 2024 all'età di 47 anni. Già nel 2020 era stato avvelenato con il gas nervino Novichok e si salvò grazie alle cure ricevute in Germania; venne però arrestato all'aeroporto al suo ritorno in Russia. Anche prima dell'annuncio di oggi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi, la moglie di Navalny, Yulia, aveva sempre sostenuto che il marito fosse stato ucciso per avvelenamento mentre scontava una pena detentiva in una colonia penale artica.
Nel settembre 2025, Yulia Navalnaya aveva dichiarato che le analisi su alcuni campioni biologici del marito ottenuti di contrabbando, effettuate dai laboratori di due Paesi, hanno dimostrato che Navalny era stato "ucciso". In quell'occasione la donna non aveva fornito dettagli sul veleno presumibilmente utilizzato, sui campioni o sulle analisi, ma aveva sfidato i due laboratori a pubblicare i risultati.

Ebbene, oggi i governi di cinque nazioni europee confermano che Alexei Navalny sarebbe stato ucciso impiegando veleno estratto dalle rane freccia (famiglia Dendrobatidae), piccoli anfibi che nascondono un arsenale chimico tra i più letali al mondo. La pericolosità di queste creature non risiede in morsi o pungiglioni, ma nella loro pelle. La specie più temibile, la Phyllobates terribilis, secerne la batracotossina, un alcaloide neurotossico di una potenza devastante.
Il meccanismo è quasi chirurgico: la tossina agisce sui canali del sodio delle cellule nervose e muscolari, impedendo loro di chiudersi. Il risultato è un sovraccarico elettrico costante che blocca i muscoli in uno stato di contrazione perenne, portando rapidamente all'arresto cardiaco o alla paralisi respiratoria.
Il nome "rana freccia" deriva dall'antica pratica delle tribù indigene (come i Choco della Colombia) di strofinare le punte delle proprie frecce sulla schiena delle rane vive per renderle letali durante la caccia. Un solo esemplare di Phyllobates terribilis contiene veleno a sufficienza per uccidere dieci uomini adulti.