La Spagna è il primo paese europeo per numero di casi di coronavirus: stando alle rilevazioni della Johns Hopkins University, infatti, i contagiati sono ad oggi quasi 594mila e i morti accertati poco meno di 30mila. L'epidemia ha concesso agli spagnoli un periodo di "tregua" tra la metà di maggio e l'inizio di luglio ma negli ultimi due mesi è tornata a correre: la situazione più preoccupante è quella registrata nella regione di Madrid, con 108mila casi e 8.500 morti dall'inizio dell'emergenza sanitaria.

Proprio la capitale iberica, tuttavia, è alle prese con una gravissima carenza di medici: secondo i sindacati, infatti, nel pieno della più grave crisi sanitaria del secolo mancano all'appello almeno 600 medici di famiglia e oltre 150 pediatri, con dottori che in alcuni turni sono costretti a prendersi cura anche di 80 pazienti e persone che formano interminabili code fuori dagli ambulatori. Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunidad de Madrid eletta per il Partito Popolare, ha promesso uno stanziamento di 80 milioni di euro in tre anni per fronteggiare l'emergenza ma i sindacati hanno comunque annunciato uno sciopero ad oltranza a partire dal 28 settembre: "Il provvedimento della Comunidad de Madrid è tardivo". ha commentato il sindacalista Antonio Cabrera. Ma è tutto il mondo delle professioni sanitarie ad aver accolto la misura con scetticismo ritenendolo ormai inutile. Con l'aumento dei contagi, infatti, i medici in servizio sono costantemente costretti agli straordinari tra livelli di stress elevatissimi e una sfiducia ormai cronica negli amministratori pubblici.

Nella Comunidad di Madrid infatti è nota da anni la carenza di medici: il deficit di quelli di famiglia è il 12,7% più alto rispetto al dato nazionale, il 25,4% in più tra gli infermieri e il 17,5% in più tra gli assistenti amministrativi. La Comunidad è anche quella che investe meno nella spesa sanitaria pubblica e tra quelle che pagano meno i medici in servizio.

In un quartiere di Madrid un solo medico per 30mila abitanti

Emblematico quello che è successo tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre ad Abrantes, nel quartiere di Carabanchel di Madrid, dove oltre trentamila persone sono rimaste per oltre due settimane con un solo medico: gli altri, infatti, o erano in malattia (molti avevano contratto il coronavirus) oppure avevano preso qualche giorno di ferie. Per questo giovedì scorso centinaia di pazienti si sono dati appuntamento davanti all'unico ambulatorio aperto ed hanno manifestato tutta la loro rabbia.