Notte di sangue al Cairo, dove i sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi si sono scontrati con le forze di sicurezza sostenitrici del nuovo esecutivo: secondo i Fratelli Musulmani sarebbero morte 42 persone (altre 500 sarebbero rimaste ferite), tutte uccise dalla polizia in una sparatoria durante un sit in che chiedeva la reintegrazione di Morsi alla presidenza. Altre fonti parlano di 16 morti. Mohamed Mohamed Ibrahim El-Beltagy, esponente della Fratellanza Musulmana, ha spiegato che si è trattato di una vera carneficina alle prima ore di oggi, durante la preghiera dell'alba. L'organizzazione politica ha poi chiamato il popolo egiziano a una rivolta e chiesto alla comunità internazionale di fermare i massacri degli ultimi giorni. "Esortiamo tutte le persone libere del mondo a intervenire per fermare ulteriori massacri e impedire una nuova Siria nel mondo arabo".  Dal canto suo l'esercito ha giustificato la mattanza con la necessità di impedire a un "gruppo terroristico" di assaltare una postazione della Guardia Repubblicana.

Intanto il presidente ad interim Adly Mansour è alle prese con la nomina del primo ministro: la scelta potrebbe ricadere su un uomo del centrosinistra egiziano – Ziad Bahaa Eldin – dopo che i membri del partito Nour avevano espresso contrarietà affinché la carica venisse affidata al premio Nobel Mohamed ElBaradei. Eldin, avvocato laureato a Oxford, è stato a capo dell'autorità finanziaria egiziana negli anni del regime di Hosni Mubarak durante il periodo di liberalizzazione economica, ma si è dimesso prima che Mubarak venisse spodestato. Sul suo nome, tuttavia, è arrivato il veto dei salafiti: con molte probabilità, dunque, la nomina di un premier ad interim che traghetti il Paese verso le prossime elezioni è tutt'altro che vicina.