video suggerito
video suggerito

Povertà, Coldiretti: “Il 55% degli italiani consuma cibi scaduti”

Più della metà degli italiani consuma abitualmente prodotti alimentari dopo la data di scadenza.
A cura di Davide Falcioni
28 CONDIVISIONI
Ogni anno nel mondo circa 1.3 miliardi di tonnellate di cibo vanno perdute o sprecate: un fenomeno che non solo insulta il buon senso ma che comporta anche danni all ambiente e perdite economiche. Domani verrà presentata al Parlamento Europeo la proposta di risoluzione per questo problema, rispetto al quale molte organizzazioni stanno cercando di sensibilizzare autorità ed opinione pubblica.

Di pari passo con la povertà che attanaglia milioni di Italiani dall'inizio della crisi economica vanno le indicazioni sulle abitudini alimentari: che fosse necessario tirare la cinghia era scontato, ma non che più della metà dei cittadini – per l'esattezza il 55 per cento – utilizzassero prodotti scaduti. A rivelarlo è un'indagine condotta dalla Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro del settembre 2015 che mostrano come solo il 32% li getta via e l'11% decide in base al tipo di alimento, mentre il 2% non risponde.

Coldiretti specifica come in particolare nel caso degli spaghetti, uno dei piatti tipici degli italiani, la percentuale dei consumatori che gettano il prodotto scaduto nella spazzatura scende al 30% mentre la stragrande maggioranza del 70% lo porta in tavola dopo averne verificato le condizioni. “A guidare i comportamenti degli italiani – sostiene l'associazione di categoria – è la scarsa conoscenza delle informazioni fornite in etichetta con riguardo alla scadenza dei prodotti ed in particolare in merito al diverso significato tra ‘da consumarsi preferibilmente entro il…’ e ‘da consumarsi entro’. In particolare per quest'ultimo termine ben il 27% ha comportamenti diversi a seconda del tipo di alimento mentre il 20% ritiene erroneamente che il cibo può essere consumato anche dopo la data indicata ma potrebbe non essere alla massima qualità”.

Coldiretti quindi precisa: “Invece la dicitura ‘da consumarsi entro…’ è la data entro cui il prodotto deve essere consumato ed anche il termine oltre il quale un alimento non può più essere posto in commercio”. “Tale data di consumo – aggiunge l'organizzazione degli agricoltori – non deve essere superata, altrimenti ci si può esporre a rischi importanti per la salute. Si applica ai prodotti preconfezionati, rapidamente deperibili come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni). E' indicata dal giorno, il mese ed eventualmente l'anno e vale indicativamente per tutti i prodotti con una durabilità non superiore a 30 giorni”.

28 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views