Tirate fuori i soldi, altro che nessuno si salva da solo. Perché tra eurobond, piani da 2200 miliardi di dollari, deroghe ai patti di stabilità, necessari a combattere la pandemia di coronavirus e la crisi economica che ne seguirà, nessuno ha ancora chiesto la cosa più ovvia del mondo: che le grandi multinazionali paghino le tasse che non hanno mai pagato.

Due cifre, sperando di non annoiare nessuno: in Italia, ogni anno, il 19% dei profitti d’impresa prende il volo verso la Svizzera, l’Olanda, l’Irlanda, il Lussemburgo e da lì verso le Isole Vergini, le Isole Cayman o il Maryland. Parliamo, in moneta sonante, di circa 24 miliardi di profitti nella sola Italia, che diventano 200 miliardi nella sola Europa, che diventano circa 600 miliardi in tutto il mondo. Tutte stime che non tengono conto dei patrimoni privati, per la cronaca: nei fatti,  l'esatto ammontare di tutta la ricchezza sottratta al fisco è pressoché incalcolabile

È una sottrazione di ricchezza, questa, che non ha alcun fondamento etico, nemmeno per il più strenuo difensore del libero mercato: se produci in Italia, usi i servizi italiani e fai profitti in Italia dovresti pagare le tasse in Italia. Se non lo fai, la competizione è sleale. Punto. Che esistano Paesi come l’Olanda – tanto per  ricordare chi sta facendo le barricate contro gli Eurobond – che consentono alle imprese di non pagare un centesimo di imposte dovute semplicemente offrendo loro di aprire ad Amsterdam una casella postale è semplicemente un nonsense, in un Europa che si definisce unita e solidale.

Ancora: che esista un mondo imprenditoriale fatto di giganti tecnologici ed eccellenze del made in Italy che anche in un momento del genere faccia finta di niente è altrettanto surreale. Che nessuno, dai governi nazionali sino a Ursula von del Leyen, Christine Lagarde e Mario Draghi, si ricordi di questo “insignificante” dettaglio, mentre issa barricate contro ogni ipotesi di tassa patrimoniale, non è in nessun modo accettabile.

È un discorso che le generazioni più giovani dovrebbero porsi, in primo luogo. Anche per risolvere a questa crisi, infatti, si attingerà al loro salvadanaio, creando ulteriore debito pubblico che impoverirà gli Stati di domani, le sanità di domani, i sistemi di istruzione di domani. Nel caso dell’Italia, il mix tra mancata crescita e aumento del debito, peraltro, potrebbe raggiungere livelli difficilmente sostenibili, minacciando la tenuta stessa dei conti pubblici e la permanenza del Paese nell’eurozona. Il tutto, mentre i super ricchi di oggi fanno spallucce coi soldi al fresco di Zurigo, o al caldo delle Cayman, sperando che nessuno si ricordi di loro.

Nessuno si salva da solo, dice Francesco, e siamo tutti d’accordo. Ma allora, se permettete, cominciamo da qui: che ognuno paghi le tasse che deve pagare, e le paghi nel Paese in cui le deve pagare. Magari è la volta buona che ci salviamo davvero.