Imprese, CGIA: “Con la crisi aumentati i casi di usura”

Negli anni del boom della crisi economica, dal 2011 al 2015, l'ammontare degli impieghi bancari alle imprese è diminuito di 104,6 miliardi di euro; nello stesso periodo, è aumentato di molto il numero di estorsioni e di delitti legati all'usura denunciato all'autorità giudiziaria. A renderlo noto è la Cgia di Mestre, spiegando che le denunce di usura erano 352 nel 2013 e sono salite a 460 (+30,7%) nel 2015; le estorsioni, invece, sono passate da 6.099 a 6.884 (+12,9%). Nella sua analisi sul rischio di usura, che la Cgia calcola da 15 anni, si sottolinea come tale fenomeno abbia assunto dimensioni preoccupanti soprattutto nel Sud Italia. Nel 2014, infatti, la Campania, la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Basilicata sono state le realtà dove questi reati hanno raggiunto i picchi maggiori.
Secondo l'associazione la situazione è decisamente a rischio in tutte le aree del paese in cui persistono alti tassi di disoccupazione, pochi sportelli bancari e interessi elevati per i prestiti. Rispetto ad un indicatore nazionale medio pari a 100, la situazione più critica si presenta in Campania: l'indice del rischio usura è pari a 155,1 (pari al 55,1% in più della media); in Calabria a 146,6, in Sicilia a 145,3, in Puglia a 136,3 e in Basilicata a 133,2.
La regione meno esposta al fenomeno è il Trentino Alto Adige, con un indice del rischio usura pari a 47,6, il 52,4% meno della media nazionale). Anche la condizione delle altre due regioni del Nordest è relativamente rassicurante: il Friuli Venezia Giulia, con 72,8 punti e il Veneto, con 73,2 punti, si piazzano rispettivamente al penultimo e terzultimo posto della graduatoria nazionale del rischio di usura."L'indice del rischio di usura – afferma Paolo Zabeo coordinatore ufficio studi Cgia – è stato calcolato mettendo a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti prevalentemente al 2014: la disoccupazione, le procedure concorsuali, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito". Per la Cgia "oltre al perdurare della crisi, sono soprattutto le scadenze fiscali e le piccole spese impreviste a spingere molti imprenditori nella morsa degli strozzini".