Il valore strategico del piano di Poste Italiane per acquisire Telecom, in poche parole

L’acquisizione da parte di Poste Italiane dell’intera Telecom Italia darà vita, qualora andasse in porto, a un colosso? Sì. E sarà attivo in diversi settori, dalla logistica alle telecomunicazioni e ai servizi finanziari? Anche. Ma questa è un’operazione centrale che va letta in chiave cloud. Dunque la domanda cui proviamo a rispondere in questo articolo è: perché oggi? E qual è il vero obiettivo di questa operazione?
Tutto, come anticipato, parte e finisce con il cloud nazionale, assente nel nostro Paese e in Europa. Ad ora infatti questo è – e nel medio termine sarà, a meno di sorprese europee – l’unico conglomerato del Vecchio Continente capace in potenza di duellare con gli americani, cui da sempre si affidano le nostre aziende. Il rischio fornitura sul cloud è cosa seria: corteggiati perennemente dai cinesi, i nostri fornitori – che si sono dovuti attrezzare con forti investimenti – restano legati agli americani: AWS (Amazon), Google, Azure (Microsoft). Nei loro cloud transitano dati di imprese e banche. Non solo quelle italiane.
L’operazione annunciata cambia le cose? Certo. L’Italia, mossasi per prima, potrebbe avere per la prima volta un vantaggio competitivo enorme. Esempio: cosa faranno i francesi (che hanno, banalmente, sviluppato un servizio di teleconferenza simile a Zoom, per i loro lavoratori pubblici) e i tedeschi? Meglio l’Italia oppure Washington o Pechino? Peraltro fa specie parlare sempre dei singoli stati perché questo è un tema strategico europeo e riguarda la sicurezza di tutti noi, dei nostri dati, in un momento in cui l’Europa si trova schiacciata tra due superpotenze. “Il problema della sicurezza del cloud era emerso chiaramente anche negli ultimi incontri a livello europeo”, ci racconta una fonte. Poste Italiane, che da molti che non ne hanno seguito i recenti sviluppi è tuttora identificata con fatiscenti uffici postali stile “Benvenuti al Sud”, ha cambiato pelle da un po’, realizzando ingenti investimenti in cloud e applicativi software.
L’operazione, dunque, ha una logica che va ben oltre le telecomunicazioni tradizionali: il vero driver strategico è la costruzione di un polo nazionale del cloud e delle infrastrutture digitali. E’ puntare sulla sovranità italiana/europea nel mondo dei dati. Questo concretamente significa controllo nazionale dei data center, reti e cybersicurezza; riduzione della dipendenza da gruppi extra europei quali AWS, Google e Microsoft; capacità di gestire dati sensibili della PA e delle imprese. E’ vero quindi che il capitalismo torna di Stato, che avrà una partecipazione superiore al 50% nel nuovo gruppo, ma è altrettanto vero che avere oggi una piattaforma integrata per la gestione sicura dei dati viene percepita come cosa buona e giusta e soprattutto coerente con le politiche UE sul cloud sovrano. Dagli esperti infatti sono ritenuti vantaggi – visti come una leva industriale per la digitalizzazione delle imprese – il controllo pubblico sulle infrastrutture critiche, un maggiore coordinamento con la Pubblica Amministrazione, lo sviluppo di un ecosistema domestico.
Da una parte la rete Telecom – fissa e mobile e i data center, le infrastrutture cloud, la cybersecurity. Dall’altra la capillarità e capacità distributiva – 13.000 uffici – di Poste Italiane con l’enorme base clienti, i servizi finanziari e l’identità digitale. E’ una telco questa? No. Punta a diventare – come mi ha detto una fonte molto competente e dentro alla questione – una piattaforma digitale nazionale e possibilmente europea.