Chi pensava che la Germania fosse indistruttibile dal punto vista economico dovrà ricredersi. Lo spettro della recessione spaventa Berlino dopo che l'Ifo (Institut für Wirtschaftsforschung), l'istituto per la ricerca economica con sede a Monaco di Baviera, ha abbassato le previsioni di crescita in tutto il Paese per quest'anno e il prossimo, con un'espansione del prodotto interno lordo dello 0,5% e non più dello 0,6% nel 2019. "Il rischio è concreto. Come una chiazza di petrolio, la debolezza dell'industria si sta gradualmente diffondendo in altri settori dell'economia, come quello la logistica, uno dei fornitori di servizi", ha sottolineato Timo Wollmershaeuser, head of Fforecasts dell'Ifo, il quale ha aggiunto che questa situazione è associata ad una serie di incertezze. "Per esempio stiamo assumendo che non ci sarà una Brexit senza accordo né un peggioramento del conflitto commerciale tra Usa e Cina".

Cause e numeri della recessione in Germania

Insomma, un orizzonte non di certo roseo, con cui dovrà vedersela il governo guidato da Angela Merkel. Già nel secondo trimestre l'economia tedesca si è contratta dello 0,1% e nel terzo trimestre sempre Ifo prevede un altro calo dello 0,1%. "Tecnicamente parlando, sarebbe una recessione", ha detto senza mezze misure Wollmershaeuser. Tuttavia, una leggera ripresa nel quarto trimestre, aggiunta al forte aumento dello 0,4% conseguito nel primo trimestre, dovrebbe comportare una crescita dello 0,5% per l'intero anno. Insomma, una boccata d'ossigeno potrà arrivare solo a fine anno. "Questa recessione – ha sottolineato ancora l'esperto – è stata innescata da una serie di eventi politici mondiali che hanno messo in discussione un ordine economico globale che è cresciuto nel corso dei decenni". Il che ha fatto crollare le previsioni per il prossimo anno: fino a oggi l'Ifo si aspettava una crescita del Pil dell'1,7% nel 2020, ma al momento la stima è stata tagliata all'1,2%. Il dato, rettificato per l'alto numero di giorni lavorativi del prossimo anno, è ancora più basso e pari allo 0,8%. Infine gli economisti si aspettano un'espansione del Pil dell'1,4% nel 2021.

Le conseguenze sul mercato del lavoro

La debolezza dell'economia ha lasciato il segno soprattutto sul mercato del lavoro, in particolare sul settore manifatturiero, dove i dati sull'occupazione sono in calo dalla scorsa primavera. Battuta d'arresto anche per i settori delle costruzioni e per i fornitori di servizi privati. Secondo quanto analizzato dall'Ifo, la disoccupazione è aumentata per il quarto mese consecutivo e la percentuale di aziende che hanno segnalato una riduzione degli orari di lavoro è aumentata in modo significativo. Per il 2020, si prevede che il numero di disoccupati salirà a 2.313 milioni, rispetto ai 2.275 milioni di quest'anno. In altre parole, l'occupazione diminuirà per la prima volta dalla recessione del 2009.