Edilizia, salto indietro di 47 anni: “Piano di riqualificazione delle città o chiuderemo le imprese”

Un salto indietro di 47 anni, un vero e proprio viaggio nel tempo che però non ha nulla di affascinante o suggestivo, ma racconta di una crisi economica che, a dispetto delle rassicurazioni, è ancora feroce. Il settore dell'edilizia è tornato ai livelli del 1967: a renderlo noto è stato Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, che in un intervento provocatorio ha invocato un decreto legge che consenta alle imprese di chiudere i battenti senza conseguenze. Una provocazione, certo, ma neanche tanto: secondo il leader dell'assemblea dei costruttori infatti o l'Italia dà vita a un "piano Marshall" dell'edilizia o il destino è segnato.
"Diamo atto al governo di aver preso sul serio il problema di questo settore" ha detto Buzzetti, prima di ricordare che non c'è però altro tempo da perdere e che occorrono misure urgenti: un piano sull'edilizia scolastica, interventi contro il dissesto idrogeologico, piano dei 6mila campanili rivisto e potenziato, via libera a un limitato numero di opere strategiche ed altre misure che però devono tradursi in cantieri. "Il lavoro istruttorio è stato molto buono e ha messo ordine là dove c'era una gran confusione, soprattutto nell'edilizia scolastica e nella difesa del suolo. Ora però bisogna partire".
Il presidente dell'Ance ha però citato un intervento sopra tutti gli altri: un grande piano di incentivi alla riqualificazione urbana che prenda a modello l'esperimento francese e faccia ripartire le città: "Nel 2009 – dice Buzzetti – era stato trovato un giusto equilibrio tra piccole e grandi opere. Poi diciamo che anche gli interventi previsti per le piccole opere non hanno funzionato e l'80% di quelle somme messe in campo non sono state spese".
Per quanto riguarda i numeri la situazione del comparto edile appare drammatica. Secondo l'Ance dal 2008 sono stati persi 58 miliardi di fatturato, 70 mila imprese hanno chiuso o stanno chiudendo, sono stati sottratti alle imprese 116 miliardi di credito, gli investimenti in costruzioni si sono dimezzati (-47%) e le risorse per le infrastrutture sono state tagliate del 66%, mentre le spese correnti sono cresciute di 12 mld. Una situazione, appunto, simile a quella del 1967.