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Dall’acqua ai trasporti: in 10 anni tariffe aumentate fino all’85%

Uno studio della Cgia di Mestre fotografa il fallimento delle liberalizzazioni nei servizi pubblici che ha portato ad un incremento record delle tariffe a fronte di servizi senza miglioramenti sensibili.
A cura di Antonio Palma
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Negli ultimi dieci anni è stata una continua rincorsa a rincari sempre più elevati per le tariffe dei principali servizi pubblici presenti in Italia con punte fino all'85%. È quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre che ha raccolto i dati ad esempio sui costi di acqua, gas, rifiuti e trasporti pubblici. In questi ultimi anni il record è stato proprio per le tariffe dell'acqua con un'impennata dei costi dell' 85,2 per cento, ma non meglio è andata  per la tassa sui rifiuti urbani che ha avuto un'impennata dell'81,8 per cento, mentre i pedaggi autostradali sono aumentati del 50,1 per cento e i trasporti urbani del 49,6 per cento. "Nonostante i forti aumenti registrati dalle bollette dell'acqua  la nostra tariffa rimane la più bassa d'Europa" sottolineano però dal centro studi della Cgia di Mestre, aggiungendo: "La stessa considerazione può essere fatta per i biglietti ferroviari, anch'essi sono tra i meno cari in Ue". A preoccupare è invece l'aumento del tariffe per i rifiuti urbani. Come spiega il segretario dell'associazione degli artigiani, Giuseppe Bortolussi, infatti, "nonostante in questi ultimi sei anni di crisi economica sia diminuita la produzione di rifiuti e sia aumentata la raccolta differenziata, le famiglie e le imprese hanno subito dei rincari ingiustificati".

Le liberalizzazioni dei servizi non sono state utili

Nonostante tutti questi aumenti ben al di sopra dell'inflazione, purtropo per gli italiani in generale i servizi continuano ad esser scadenti. "Nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori, i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti. In linea di massima oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi non ha subito miglioramenti sensibili" spiegano infatti dalla Cgia. "Gli aumenti del gas hanno sicuramente risentito del costo della materia prima e del tasso di cambio, mentre l'energia elettrica dell'andamento delle quotazioni petrolifere e dell'aumento degli oneri generali di sistema, in particolare per la copertura degli schemi di incentivazione delle fonti rinnovabili, ma molti rincari sono stati condizionati anche, e qualche volta soprattutto, dall' aggravio fiscale" ha tenuto a sottolineare Bortolussi.

Unica eccezione le tariffe telefoniche

Nel dettaglio, dalle liberalizzaioni al 2013 le assicurazioni sui mezzi di trasporto sono aumentate del 197,1 per cento (4 volte in più dell'inflazione), i trasporti ferroviari del 57,4 per cento (1,7 volte in più dell'inflazione), il gas del 53,5 per cento (2,3 volte in più dell'inflazione), mentre i servizi postali hanno subito un incremento del 37,8 per cento pressoché uguale a quello registrato dall'inflazione. Unica eccezione sono le tariffe telefoniche che in controtendenza hanno subito una riduzione dei prezzi del 18,8 per cento. "Noi non siamo a favore di un'economia controllata dal pubblico, ma ci permettiamo di segnalare che le liberalizzazioni hanno portato pochi vantaggi nelle tasche dei consumatori italiani. Anche perché in molti settori si è passati da un monopolio pubblico ad un regime oligarchico che ha tradito i principi legati ai processi di liberalizzazione" spiegano dalla Cgia, chiedendo al governo di monitorare con molta attenzione quei settori che prossimamente saranno interessati da processi di deregolamentazione.

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