Le stime economiche non sorridono all’Italia. Neanche quelle provenienti dall’Istat. L’ultima, simbolica, mazzata per il governo arriva dai dati riguardanti la produzione industriale. A dicembre del 2018 l’indice destagionalizzato è diminuito dello 0,8% rispetto a novembre, con una flessione, nel quarto trimestre, dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre 2018 l’indice è diminuito in termini tendenziali del 5,5% (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 18 di dicembre 2017). Nella media del 2018 la produzione è cresciuta dello 0,8% rispetto all’anno precedente. L’Istat lancia quindi l’allarme per la situazione attuale dell’economia italiana: “L'indicatore anticipatore ha registrato una marcata flessione prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica”.

I dati forniti dall’Istat mostrano che l’indice destagionalizzato mensile evidenzia un lieve aumento congiunturale solo nel comparto dei beni intermedi, mentre diminuiscono nettamente i beni di consumo e l’energia. Gli indici corretti per gli effetti del calendario segnano a dicembre un’accentuale diminuzione per i beni di consumo (-7,2%) e per quelli intermedi. Più contenuti i cali per energia e beni strumentali. Tutti i principali settori di attività economica, segnala ancora l’Istat, registrano variazioni negative.

L’occupazione cresce nel 2018

Migliori i dati sull’occupazione che riguardano, però, tutto il 2018. L’Istat, nella nota mensile, anticipa i dati relativi all’anno scorso. Nel 2018 la crescita media dell’occupazione è stato dello 0,9%, con un aumento di oltre 200mila occupati. Il tasso di occupazione è quindi salito dello 0,6%, arrivando nel 2019 al 58,5%. Rispetto al 2013 l’occupazione è aumentata di quasi 5 punti percentuali, mentre il tasso di occupazione è cresciuto di 3 punti, toccando i livelli più alti registrati dal 2008.

L’istituto di statistica segnala una “significativa ripresa” del mercato del lavoro italiano negli ultimi cinque anni. Nel 2018, l’occupazione ha segnato miglioramenti soprattutto nel primo semestre, con una successiva fase di stabilizzazione. I miglioramenti riguardano anche la disoccupazione, diminuita del 5,8% arrivando al 10,6%, lo 0,7% in meno rispetto al 2017. Il tasso di disoccupazione è tornato ai livelli del 2012, ma ancora lontano dal minimo storico del 2007 (6,1%). Calo minore, invece, per il tasso di inattività. Nei cinque anni l’aumento dell’occupazione è dovuto soprattutto alla componente dipendente e a chi ha un lavoro a termine, che rappresenta ormai il 13,1% dell’occupazione. Il tasso di occupazione, rispetto al 2013, è aumentato in tutte le classi d’età, mentre il tasso di disoccupazione è sceso soprattutto per gli under 34.