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Per capire il caso Epstein, fino in fondo

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Avete notato che nelle ultime settimane non si parla quasi più di Epstein files? Eppure di cose ne sono successe, in primis le discutibili deposizioni di Bill e Hillary Clinton davanti alla commissione di Vigilanza del Congresso. Però, comprensibilmente, diventa tutto molto marginale quando piovono ininterrottamente missili per tutto il Golfo persico (e non solo). In tempi normali nessuno si metterebbe a pensare che un presidente statunitense possa scatenare una guerra, incendiando un'intera regione, solo per nascondere la sabbia di casa propria sotto il tappeto. Però questi non sono tempi normali. E il presidente degli Stati Uniti è Donald Trump, per cui tutto è possibile.

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Che il velo d'ombra sui files sia giustificato dagli eventi o sapientemente costruito, la portata del caso Epstein non cambia. Perché racconta un sistema di potere che tutto può, che commette abusi e si auto-protegge. Che è infiltrato nella rete dell'alta finanza internazionale, che connette gli uomini più ricchi e potenti del mondo, tra politici, accademici e imprenditori. Tutti uomini il cui rapporto con Epstein si suggellava proprio sulla condivisione della violenza. Degli abusi. Su ragazzine, molte delle quali minorenni.

Ed è per questo che abbiamo deciso di creare una newsletter per raccontare questo caso da ogni angolazione. Uscirà ogni domenica mattina, ciascuna puntata avrà un focus diverso. Per riceverla direttamente in mail basta iscriversi, tramite questa pagina!

Ma per farlo, per mettere insieme i pezzi, è necessario partire dalle basi. Dobbiamo chiederci chi fosse Jeffrey Epstein, ricostruire la sua storia e quella delle sue vittime. Dobbiamo chiederci come un insegnante di New York sia arrivato ad accumulare una fortuna tale da comprargli un'isola privata nei Caraibi, case lussuose a New York, Palm Beach e Parigi, un ranch nel New Mexico, jet privati e arte esclusiva. Come sia arrivato ad avere nella rubrica telefonica presidenti e primi ministri di tutto il mondo, ad essere sempre nella lista degli invitati di ogni evento dell'alta società. Di un'élite globale che può dire la sua su tutto quello che succede nel mondo.

Chi era Jeffrey Epstein

Jeffrey Epstein nasce e cresce a New York. Classe 1953, inizia a studiare matematica prima alla Cooper Union e poi alla New York University, senza mai laurearsi. Nel 1974, appena ventenne, insegna matematica alla Dalton School, nell'Upper East Side, una delle zone più esclusive di Manhattan. E già da questa prima esperienza lavorativa si inizia a intravedere il mistero che avvolgerà tutta l'ascesa di Epstein: come è stato possibile che un giovane ragazzo, senza una laurea e senza credenziali, sia finito a insegnare in una prestigiosa scuola come la Dalton?

Epstein non resterà a lungo un professore. Durante un incontro tra insegnanti e genitori, il padre di uno dei suoi studenti, che era anche un banchiere a Wall Street, rimane talmente affascinato da Epstein che lo raccomanda ad Alan Greenberg, un senior partner alla Bear Stearns, una banca di investimenti. E così, quando nel 1976 viene improvvisamente licenziato dalla Dalton (non si sono mai compresi a fondo i veri motivi) non ha problemi a trovare un nuovo lavoro e inizia come junior trader proprio alla Bear Stearns. Lì la sua carriera prender il volo, in nemmeno quattro anni diventa partner. Ma anche in questo caso qualcosa va storto e all'inizio degli anni Ottanta Epstein viene allontanato con l'accusa di aver violato le regole.

A quel punto fonda la sua propria azienda di consulenza finanziaria e inizia a guadagnare tanti, tanti soldi. Tra i suoi clienti ha gente famosa, molto facoltosa, tra cui il miliardario Leslie Wexner, il CEO di Victoria's Secret. La sua fortuna cresce rapidamente. Anche se nessuno sa davvero precisamente come. Ma ormai Jeffrey Epstein è ufficialmente un membro dell'élite globale, circondato da celebrità di ogni tipo: politici, attori, modelle, imprenditori. È in questa fase che incontra anche Ghislaine Maxwell, figlia del magnate della stampa Robert Maxwell, una socialite per eccellenza.

Donald e Melania Trump con Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell durante una festa a Mar–a–Lago, (Palm Beach, Florida) il 12 febbraio 2000.
Donald e Melania Trump con Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell durante una festa a Mar–a–Lago, (Palm Beach, Florida) il 12 febbraio 2000.

Le prime indagini

Le prime indagini nei confronti di Jeffrey Epstein per crimini sessuali risalgono al 2005. Ma in realtà già dieci anni prima, nel 1996, una giovane artista, Maria Farmer, lo aveva segnalato all'FBI per molestie e comportamenti inappropriati. In particolare, per aver rubato delle fotografie che la pittrice aveva scattato delle sorelline: anche Annie Farmer poi denuncerà Epstein per aver abusato di lei. Entrambe raccontarono come già negli anni Novanta si fosse consolidato il sodalizio tra Epstein e Maxwell. Un sodalizio volto a reclutare ragazzine vulnerabili. Per poi abusare di loro e passarle, come carne da macello, alla loro rete di amici ricchi e potenti.

Quella segnalazione del 1996 finisce sostanzialmente in un cassetto. Nessuno si muove, nessuno fa nulla a riguardo. Ma nel 2004 la polizia di Palm Beach, in Florida, inizia a insospettirsi per l'andirivieni di ragazze giovanissime che, appunto, vanno e vengono dalla villa di Epstein. Nel 2005 si apre un'indagine: una donna denuncia che la figlia 14enne è stata molestata da Epstein, condotta da un'amica più grande nella villa dell'uomo e lì costretta a fargli un massaggio mentre indossava solo biancheria intima. Per poi ricevere 300 euro.

Gli investigatori iniziano a monitorare la villa di Epstein e piano piano rintracciano molte delle ragazze che frequentano quella casa. Delle potenziali vittime. Almeno 35 di loro sono al di sotto dell'età del consenso. Raccontano tutte la stessa storia: vengono pagate da Epstein per fargli dei massaggi, a sfondo sessuale, e ricevono soldi in più se portano delle amiche. 200 dollari per un massaggio sessuale e 200 dollari per portare un'altra ragazza. Le indagini proseguono, ma inizia anche la controffensiva di Epstein: il miliardario assume degli investigatori privati, che si mettono al lavoro per demolire la credibilità delle vittime e che fanno sparire materiale compromettente. Così quando la polizia di Palm Beach perquisisce la casa di Epstein scopre che le numerose telecamere sono state disconnesse e tutti gli archivi sono spariti.

L'arresto del 2006

Ma vengono trovate delle foto di ragazze giovanissime e blocchi di appunti delle assistenti di Epstein dove sono segnati i numeri di telefono di diverse ragazze e il giorno degli appuntamenti per i massaggi. La polizia mette in piedi un caso e lo porta davanti al gran giurì: per gli inquirenti ci sono tutti i presupposti per delle accuse di abuso sessuale e di rapporto sessuale con minore. Davanti al gran giurì testimoniano un detective della polizia e due vittime di Epstein. La prima è la quattordicenne da cui era partita la denuncia, che racconta come Epstein, che all'epoca aveva 52 anni, l'avesse pagata 200 dollari per fargli un massaggio e altri 100 dollari per usare un vibratore su sé stessa. La seconda, invece, una ragazza che all'epoca aveva 16 anni, abusata da Epstein.

Il gran giurì decide però di procedere su una singola accusa, quella di istigazione alla prostituzione, ed Epstein viene arrestato. Il procuratore di Palm Beach che segue il caso è sconvolto: visto il numero di vittime si sarebbe dovuto procedere per traffico di minori. Decide di portare il caso all'FBI, che dà il via a un'indagine per traffico sessuale. Ma poi il caso prende tutta un'altra piega.

L'accordo del 2008 e la figura di Acosta

Il procuratore federale in quel momento è Alex Acosta, che meno di dieci anni dopo diventerà Segretario del Lavoro nella prima amministrazione di Donald Trump. Per farla breve: Acosta stringe un accordo di patteggiamento con i legali di Epstein per garantirgli l'immunità federale da tutte le accuse. Epstein si dichiara colpevole a livello statale per istigazione  alla prostituzione. In cambio l'indagine dell'FBI viene fatta sparire e viene assicurata l'immunità da tutte le accuse anche a quattro complici – definiti co- conspirators – la cui identità non viene mai rivelata. La condanna è a 18 mesi di carcere, di cui però Epstein ne passerà effettivamente 13 dietro le sbarre. Ogni mattina gli viene concesso di uscire, per andare a lavoro.

Ci sono due problemi giganteschi in questo accordo. Il primo è che la natura delle accuse e il quadro emerso dalle indagini non avrebbero mai portato a un patteggiamento di questo tipo, in qualsiasi altra circostanza. Non è normale, per dirla in altre parole, che a un sex offender accusato di aver abusato di decine e decine di ragazze minorenni sia offerto un accordo per soli 18 mesi di carcere, con la possibilità di uscire sei giorni su sette, in cambio dello stop a qualsiasi indagine federale, che avrebbe potuto mostrare la vera natura del traffico sessuale, oltre i confini statali e oltre i confini nazionali. Come non è normale che per raggiungere questo accordo il procuratore federale parlasse direttamente con Epstein, la persona accusata dei crimini, come si evince dalle mail scambiate e pubblicate anche negli Epstein files. 

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E il secondo problema, ancora più grave, è il fatto che questo accordo è stato stretto all'insaputa delle vittime. Le vittime sono state completamente tagliate fuori da ogni decisione. Una decisione che racchiude il senso di tutto quello che le vittime di Epstein hanno dovuto sopportare per anni: sono state silenziate e rese invisibili, sminuite e diffamate. Non sono state ascoltate e credute. Quell'accordo era solo l'inizio.

Solo nel 2019 un giudice federale afferma che quell'accordo fosse in violazione del Victims' Rights Act, per cui le vittime di Epstein dovevano essere messe al corrente dell'accordo. E, soprattutto, avevano il diritto di essere ascoltate a riguardo in tribunale. Sempre nel 2019, Acosta si è dimesso.

Le vittime di Epstein Annie Farmer (a sinistra) and Courtney Wild (al centro, con la maglietta bianca) a New York nel luglio 2019, per la prima udienza sul caso del finanziere pedofilo, appena dopo il suo arresto.
Le vittime di Epstein Annie Farmer (a sinistra) and Courtney Wild (al centro, con la maglietta bianca) a New York nel luglio 2019, per la prima udienza sul caso del finanziere pedofilo, appena dopo il suo arresto.

Le vittime e l'arresto del 2019

Nonostante la condanna e nonostante la registrazione come sex offender, Epstein torna presto alla sua vita come se nulla fosse, sempre con Ghislaine Maxwell al suo fianco. Continua a frequentare circoli elitari, a essere inserito nella rete di potere globale. E continua ad abusare di decine e decine di ragazzine e giovani donne. Nel 2011 Virginia Giuffré, una delle voci più note ora tra le sopravvissute, accusa pubblicamente Epstein degli abusi subiti. Nel suo libro postumo – perché Giuffré si è tolta la vita nell'aprile del 2025 – racconta la lunga battaglia portata avanti per avere un briciolo di giustizia. Racconta gli ostacoli di schierarsi contro un uomo con quei mezzi finanziari e quel tipo di potere. Racconta come la sua storia sia stata screditata, come lei e molte altre vittime per anni siano state definite "prostitute minorenni".

La storia di Giuffré è simile a quella di molte altre vittime. Infanzie difficili, costellate da abusi. Mancanza di opportunità. Ricerca di una via di uscita. Nel suo libro di memorie racconta molto bene come Epstein e Maxwell avessero un vero e proprio talento per identificare le loro prede: ragazzine vulnerabili, non solo facili da adescare dietro la promessa di denaro, ma anche manipolabili nel pensare che fosse tutto normale. Che conoscere Jeffrey Epstein potesse quasi essere un'opportunità.

Erano solo delle bambine, lasciate sole con i loro traumi e il loro dolore per troppo tempo.

Qualcosa inizia a muoversi nel 2018, grazie a una giornalista investigativa del Miami Herald, Julie Brown. Pubblica un articolo – For years, Jeffrey Epstein abused teen girls, police say. A timeline of his case – in cui ricostruisce tutto il caso, inserendo le preziose testimonianze di alcune vittime come Virginia Giuffré.

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Riaprono le indagini, questa volta a New York. E il 6 luglio 2019 Jeffrey Epstein viene arrestato appena atterra negli Stati Uniti, di ritorno dalla Francia. Gli investigatori trovano tonnellate di materiale incriminante nelle sue case a New York, Palm Beach e Little Saint James. Migliaia e migliaia di fotografie che ritraevano ragazzine completamente nude, materiale pedopornografico. Ma anche registri di volo che testimoniavano i suoi viaggi al fianco di personaggi famosi e potenti, decine di migliaia di dollari in contanti, un passaporto austriaco che mostrava Epstein con una falsa identità. L'accusa è quella di traffico sessuale di minori, ma il processo non verrà mai celebrato. Epstein viene trovato morto all'interno della sua cella nel Metropolitan Correctional Center di New York. Ufficialmente la causa della morte viene registrata come un suicidio.

Ci sono molte teorie a riguardo, molte cose che effettivamente non tornano. Epstein sarebbe stato sotto osservazione speciale dopo che qualche giorno prima era stato trovato semi-cosciente in cella, con dei segni attorno al collo. Avrebbe dovuto avere un compagno di cella e gli agenti avrebbero dovuto controllarlo ogni trenta minuti. Ma la notte della morte il compagno di cella viene trasferito, gli agenti non controllano all'interno della cella e anche le telecamere soffrono un malfunzionamento. Dalle ricostruzioni del Dipartimento di Giustizia c'è sicuramente stata negligenza, da parte del sistema carcerario, ma non ci sono altre spiegazioni per la morte di Epstein se non il suicidio.

La rete di Epstein

Jeffrey Epstein è morto, ma il caso non è chiuso. Perché non si tratta di una vicenda giudiziaria a sé stante, del crimine di un solo uomo. Epstein era un connettore, che legava tra loro diverse élite di potere per arricchire e avvantaggiare una classe di persone facoltose e influenti. Una sorta di club esclusivo dal sapore globale, dove il privilegio sfrenato permette di vivere oltre le regole della normalità. Farne parte non vuol dire automaticamente aver avuto un ruolo negli abusi. Ma allo stesso tempo è impossibile che nessuno sapesse nulla, di quello che accadeva nell'isola privata di Epstein o nelle sue case lussuose in giro per il mondo. È impossibile che Epstein abbia continuato a vivere come viveva anche dopo la condanna del 2008, se non ci fosse stato un sistema a proteggerlo.

Ghislaine Maxwell al momento è l'unica persona in carcere per tutta questa vicenda. Viene arrestata nel 2020 e condannata nel 2022 per traffico sessuale di minori. Dovrà scontare 20 anni. Ma altre personalità sono state travolte dalla vicenda. È stato arrestato (e poi rilasciato) l'ex principe Andrea Mountbatten-Windsor, accusato di abusi da Virginia Giuffré. Le indagini su di lui sono per abuso d'ufficio, però, per aver rivelato ad Epstein informazioni mentre era un inviato del governo britannico. Ad essere arrestato (e poi rilasciato) è stato anche Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, sempre con l'accusa di aver condiviso informazioni riservate.

Questi nomi sono dei tasselli, ma la scacchiera è molto più grande. E affollata.

Come si è arrivati agli Epstein files

Gli Epstein files si compongono di milioni e milioni di foto, video, e-mail, tabulati telefonici, registri di viaggi. Tramite questi documenti, nonostante tutte le informazioni oscurate, è possibile ricostruire, almeno in parte, la rete di potenti che si snodava attorno ad Epstein. I legami tramite cui si muoveva nel mondo della finanza globale, della politica e oltre. E in questo universi troviamo le vittime, i loro racconti. Da decine di anni le sopravvissute denunciano gli abusi subiti, anche se gli Stati Uniti e l'Europa hanno iniziato ad ascoltare solo recentemente. I files continuano a proteggere decine di persone, nascondendo nomi, occultando informazioni. L'opinione pubblica è travolta da milioni di informazioni non contestualizzate, parziali, per cui fare ordine e non cadere in false narrazioni è difficilissimo. Ma non impossibile.

Si sono scritte molte cose sugli Epstein files e non tutte hanno aiutato a fare luce sul caso. Anzi. In questo labirinto di documenti e informazioni hanno proliferato distorsioni, complottismi e falsità. Provare a trovare dei punti cardinali per navigare questa storia è fondamentale. Perché lo dobbiamo alle vittime. E perché ci riguarda da vicino: è il mondo di Jeffrey Epstein ci può sembrare quasi fantascientifico, nei suoi eccessi e nelle sue ombre. Ma è il mondo in cui tutti noi viviamo.

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Per concludere questa prima puntata, ecco quattro articoli e video che possono essere dei punti cardinali:

  • La campagna delle sopravvissute
    Le testimonianze delle vittime per chiedere piena trasparenza e la pubblicazione di tutti i files: https://www.worldwithoutexploitation.org/
  • Who is Jeffrey Epstein, accused of sexually abusing teen girls?
    Un documentario pubblicato dal Miami Herald nel novembre del 2018, prima della morte di Jeffrey Epstein, che raccoglie le testimonianze di diverse vittime e degli inquirenti di Palm Beach che per primi iniziarono a indagare sugli abusi del consulente finanziario.

di Annalisa Girardi

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