Scusate: cosa c’è di sbagliato nelle parole di Virginia Libero sulla guerra e sulla diserzione?
Rileggiamo un attimo tutti assieme, per cortesia, quel che la segretaria dei Giovani Democratici ha detto dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia, scatenando polemiche dentro e fuori il PD. E facciamo l’analisi del testo, come a scuola.
“Non saremo i soldati delle vostre guerre. Per noi parlare di patria vuol dire ripudiare la guerra. Noi organizzeremo i disertori”.
Partiamo dall’inizio: “Non saremo i soldati delle vostre guerre”. Questo non è un proclama, è lo stato delle cose. Perché a oggi, in Italia, non c’è la leva obbligatoria. Quindi se scoppia una guerra, in guerra ci vanno soldati professionisti e riservisti, non i civili. Per essere “soldati delle vostre guerre”, qualcuno dovrebbe introdurre la leva obbligatoria. E a che ci risulta, l’unico partito favorevole alla reintroduzione del servizio militare, oggi come oggi, è la Lega.
“Per noi parlare di patria vuol dire ripudiare la guerra”. E anche qui, cosa c’è di sbagliato? È quel che dice la nostra Costituzione all’articolo 11 ed è un principio che speso è stato violato dal nostro Paese quando ha partecipato ad azioni militari di offesa mascherate da ossimori come la “difesa preventiva” o il "mantenimento della pace", che hanno giustificato i bombardamenti alla Serbia o la guerra in Iraq, talvolta pure con la complicità dei partiti di sinistra. Guerre, queste ultime, a cui abbiamo partecipato nonostante la contrarietà dell’Onu, sebbene il nostro articolo 11 dica anche che Il nostro Paese accetta limitazioni di sovranità per promuovere un ordine internazionale basato su pace e giustizia. Anche qui: cos’ha detto, Virginia Libero, che già non dovremmo sapere?
“Noi organizzeremo i disertori”, ha aggiunto poi la segretaria dei giovani Dem, nel passaggio che più è stato strumentalizzato nel suo discorso. Un passaggio che si può leggere in due modi: letterale e simbolico. Quello letterale: ci opporremo con tutte le nostre forze alla reintroduzione della leva obbligatoria e della chiamata dei civili a combattere una guerra, prima e dopo la sua eventuale reintroduzione. E pure qui: chi si è indignato per queste parole, di grazia, cosa propone?
Quello simbolico, o meglio ancora, politico: se l’Italia scenderà in guerra, i Giovani Democratici scenderanno in piazza per dire No. E forse è qui che casca l’asino. Perché con le sue parole, Virginia Libero ha mostrato che esiste un pezzo di classe politica, anche a sinistra, che considera un guerra contro la Russia – così diciamo nomi e cognomi – un’eventualità possibile, finanche auspicabile rispetto a un ritorno al dialogo con Mosca. E che in ragione di questo spinge per l’aumento delle spese militari a livelli più che doppi rispetto a quelli attuali. Il tutto mentre già spendiamo già da anni parecchi soldi per aiutare l’Ucraina nella sua guerra contro l’invasione russa.
Virginia Libero, anche qui, proseguendo nel suo discorso, dice l’ennesima cosa ovvia: se spendiamo tutti quei soldi in armi, quanti ce ne rimarranno da investire nella sanità, nella scuola, nello stato sociale? Davvero siamo in presenza di una minaccia esistenziale per la nostra democrazia e per la nostra libertà, tale da sacrificare tutto il resto?
Ecco: forse ci sarebbe stato da preoccuparsi se una giovane, di sinistra, avesse detto l’opposto di quel che ha detto Virginia Libero. O no?