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Se pensate che 14,9 miliardi per la difesa siano tanti, non avete idea di cosa ci toccherà dopo

La polemica sui “fondi Safe” prenotati dal governo italiano sono solo la punta dell’iceberg quel che ci toccherà spendere in armamenti e affini da oggi in poi. Facciamo due conti, per capire la questione.
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Mettiamo in fila due numeri, giusto per aver chiara la questione. Noi dobbiamo arrivare a spendere il 5% per la difesa entro il 2035. L’abbiamo promesso agli Usa – anzi, a Trump – nel vertice Nato del 2025 all’Aja, l’abbiamo ribadito nel vertice Nato di Ankara qualche settimana fa, l’ha confermato il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti in un recentissimo question time alla Camera.

Spendere il 5% per la difesa – 3,5% in armi in senso stretto, 1,5% per sicurezza e mobilità militare, qualunque cosa voglia dire – vuol dire, in soldoni, spendere tra i 100 e i 120 miliardi ogni anno. E siccome già oggi spendiamo per difenderci circa il 2% del PIL, vuol dire aggiungere alla torta circa 60 o 70 miliardi, contati male. Ogni anno.

Tanto per dare un metro di paragone. Quel che ogni anno spendiamo in istruzione vale circa 83 miliardi, il 3,8% del PIL. Quel che ogni anno spendiamo per la sanità è pari a circa 138 miliardi, più o meno il 6,3% del PIL. L’intera legge di bilancio del 2025, quella dello scorso anno, valeva circa 28 miliardi di euro di spesa aggiuntiva. Nessuna legge di bilancio varata da questo esecutivo ha mai superato i 40 miliardi annui di spesa aggiuntiva.

Queste sono le cifre.

E se queste sono le cifre, la polemica sui 14,9 miliardi di euro “prenotati” dall’Italia per il fondo Safe appare tre volte stucchevole.

La prima volta, perché è comunque nulla rispetto a quel che ci toccherà tirar fuori ogni anno. Quest’anno sono 15? L’anno prossimo dovranno essere 20, poi 30, poi 40, e via così, fino arrivare a 60 o 70. E quello dovremo spendere, da lì in poi, anno dopo anno.

La seconda volta, perché nemmeno li possiamo prendere, per ora. Li abbiamo “prenotati”, per l’appunto, perché siamo in procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Dovessimo cacciarli oggi, quei soldi, dovremmo indebitarci coi nostri titoli di stato ai nostri tassi d’interesse.

La terza volta, perché attingere dal fondo Safe conviene perché i tassi d’interesse sono più bassi, ma soprattutto perché sono scorporati dal calcolo del deficit di bilancio. In altre parole, non concorrono ad aumentarlo, anche se aumentano il debito complessivo. Il problema è che per averli ci devi rimanere, sotto il 3% del rapporto deficit/PIL. Quindi devi necessariamente tenere sotto controllo la spesa pubblica per la sanità, l’istruzione, il welfare.

In altre parole, che li prendiamo dall’Europa o meno, questo è ciò di cui dovremmo parlare. Che stiamo impiccando la nostra spesa prossima ventura ad armi e sistemi di difesa, sacrificando qualunque altra spesa, semplicemente perché ce l’ha chiesto Trump. E se maggioranza e opposizioni, al loro interno, non sono d'accordo nemmeno su questo, immaginatevi il resto.

Tutto il resto sono chiacchiere. E a differenza di quanto ci costerà questo ricatto, stanno a zero.

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