
Partiamo come sempre dalle domande: oggi dalla domanda di Claudia:
“Perché lo scandalo Epstein non è la prima notizia su tutti i giornali?”
Cara Claudia, in effetti è una domanda che si fanno in molti, soprattutto sui social network, le cui bacheche sono letteralmente invase di contenuti e immagini che provengono dai cosiddetti Epstein Files e che sarebbero la prova di ogni nefandezza dalle élite di tutto l’Occidente. Guardando quei post, che sembrano dimostrare la veridicità di ogni complotto – sette di pedofili, presidenti e ministri vittime di ricatti sessuali, pandemie simulate e realizzate artificialmente– chiunque si chiede perché, sui giornali, tradizionali e online, e nei talk show si parla di tutto, dell’angelo col volto di Giorgia Meloni, del collarino ortopedico del poliziotto picchiato a Torino, ma non di questo clamoroso scandalo.
Ma è davvero così? E soprattutto, cosa c’è davvero dentro questi famigerati Epstein Files?
Partiamo dall’inizio.
Gli Epstein Files sono tutti i documenti che il Dipartimento di Giustizia americano ha raccolto negli anni in relazione alle accuse a Jeffrey Epstein, ricco faccendiere newyorchese accusato di aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni, offrendone i servizi a uomini ricchi e potenti per guadagnarsi i loro favori o per ricattarli. Arrestato un’ultima volta il 6 luglio del 2019, Epstein si è suicidato un mese dopo l’arresto, il 10 agosto dello stesso anno.
Nel corso degli anni si sono susseguite teorie cospirazioniste, soprattutto all’interno del mondo MAGA legato a Donald Trump, secondo cui Epstein fosse a capo di una lobby di pedofili legati al Partito Democratico americano, di cui il faccendiere newyorchese era amico e finanziatore. Prima teoria del complotto: i democratici hanno ucciso Epstein in carcere, simulandone il suicidio, per evitare che confessasse, smascherando questa setta.
Ecco perché Donald Trump stesso, durante la presidenza Biden, ha più volte promesso che una volta tornato presidente, avrebbe reso pubblica la lista degli amici e dei clienti di Jeffrey Epstein.
Piccolo problema: anche Trump era newyorchese ed è stato amico di Epstein per anni, anzi decenni. E se ci fosse stato anche lui in quella lista? In effetti Trump comincia a nicchiare, a prendere tempo, e il mondo Maga comincia a borbottare. La faccio brevissima: quando Trump litiga con Elon Musk, siamo all’estate del 2025, il triliardario sudafricano scrive su X che Trump non pubblicherà la lista perché c’è dentro il suo nome. A stretto giro, la segretaria alla giustizia Pam Bondi annuncia che le indagini sono finite, che Epstein si è suicidato in cella e che non c’è nessuna lista da rendere pubblica.
Apriti cielo: il mondo MAGA insorge, Trump è all’angolo e Bondi è di fatto costretta a pubblicare tutti i documenti o quasi relativi al caso Epstein, in possesso del dipartimento di Giustizia. Quasi, lo sottolineiamo, perché migliaia di documenti rimangono secretati perché legati a indagini in corso, o genericamente definiti sensibili.
In ogni caso, sul sito del Dipartimento di Giustizia ci sono milioni di documenti e immagini relativi al caso Epstein, nella maggior parte dei casi email o messaggi tra il faccendiere newyorchese e personaggi ricchi e potenti di ogni genere e sorta.
Chi non ha pubblicato granché di quei documenti ha ottime motivazioni. Non ci sono indagini in atto sui personaggi coinvolti in quei file, e in molti casi non ci sono riscontri che gli incontri a sfondo sessuale di cui si parla nelle email e nei messaggi siano mai avvenuti. L’unica testa che è caduta a causa di questi documenti, finora, è il politico laburista britannico Peter Mandelson, indagato per aver passato a Epstein informazioni sensibili, che si è dimesso dalla Camera dei Lord e dal partito.
Tutto fumo e niente arrosto, quindi?
Alt un attimo. Perché quel che raccontano quei milioni di documenti è estremamente rilevante. E lo sarà ancora di più quando qualche giornale arriverà a mettere assieme i pezzi del puzzle e a farne un racconto articolato e credibile, separando i fatti riscontrabili dalle bufale.
Perché in quei documenti, tra gli amici di Epstein, ci sono davvero tutti. C’è Donald Trump, nominato in quei file più di quanto sia nominato Gesù nella Bibbia o Harry Potter in tutta la saga a lui dedicata – anche se non ci sono nuove conversazioni tra i due, solo gente che parla di lui. Ma c’è anche Elon Musk, c’è Bill Gates, c’è il fondatore di Google Sergei Brin, ci sono i Clinton, Bill e Hillary, c’è l’immancabile Principe Andrea Mountbatten, il fratello di re Carlo d’Inghilterra, c’è George Bush senior, c’è l’ex consigliere di Trump Steve Bannon – che dice di cercare soldi per finanziare la Lega, che cospira per far cadere il governo coi Cinque Stelle e che dice che ha Matteo Salvini sulle ginocchia – c’è l’ex premier israeliano Ehud Barak, quello che ha fondato Paragon Solutions, anni dopo, c’è l’intellettuale di sinistra Noam Chomsky.
Insomma, davvero: tutto quel che definite élite, di sinistra, di centro, di destra, conosceva Epstein, ci chiacchierava, lo usava per fare affari, o veniva usato, costruiva con lui strategie politiche, sapeva delle sue feste in cui venivano offerte ragazze, spesso minorenni come oggetti sessuali. Difficile che nessuno tra loro ci sia mai andato. Difficile credere che nessuno tra loro sapesse chi fosse davvero, e cosa fossero queste feste. Difficile, difficilissimo pensare che le élite del pianeta fossero degli ingenui sempliciotti che non sapevano con chi stessero parlando. Anche perché Epstein era già stato indagato per abusi sessuali nel 2005 e condannato nel 2008.
Non solo: dai file emergerebbe anche il legame di Epstein con servizi segreti esteri come il Mossad e l’FSB russo. Tanto che sono usciti parecchi articoli secondo cui il faccendiere newyorchese offrisse donne e ragazzine ai potenti del mondo come honey trap, dolci trappole. Sfruttando cioè i loro appetiti sessuali e le loro perversioni per ricattarli, estorcergli informazioni sensibili o addirittura manipolarli.
Qualunque sia la rilevanza penale di quei documenti, la credibilità delle élite del pianeta ne esce a pezzi. C’è chi parla di harem, chi di feste più hot sull’isola, chi usa parole in codice come “gelati” per riferirsi ad altro – forse ragazze? – chi racconta candidamente di stupri, orge e rapporti sessuali con ragazze giovanissime che riguardano personaggi come presidenti attualmente in carica, ex presidenti, imprenditori, manager, chi ancora trama per avere favori, estorcere informazioni in anticipo, concludere affari, usare Epstein o farsi dirigere da Espstein per trame politiche vere o presunte tali. Epstein, uno che abusava e faceva abusare di minorenni.
Per rispondere a Claudia, quindi.
Sì, non se ne sta parlando tanto.
Un po’ perché la mole di immagini e testo è tale e tanta e talmente decontestualizzata, che è molto difficile rimettere insieme i pezzi del puzzle per capire cosa sia millanteria e cosa sia reale o quantomeno riscontrabile.
Un po’ perché di procedimenti giudiziari aperti non ce ne sono, e il rischio di beccarsi querele per quelle che sono chiacchiere via mail o messaggio senza contesto e riscontri è altissima. E si tratta di gente che ha ottimi avvocati, a occhio.
Un po’ perché ovviamente c’è anche dell’imbarazzo nel toccare un caso in cui è coinvolto praticamente ogni ramo dell’albero delle élite occidentali.
Quel che è certo, tuttavia, è che meno ne parleranno i giornali e le televisioni, più ne parleranno gli utenti sui social, i canali youtube, i siti di controinformazione, dando luce a episodi inquietanti, certo. Ma anche alle peggiori teorie del complotto che si siano mai viste.
E quando la coscienza critica di mezzo mondo si forma su teorie cospirazioniste, di solito, non è mai una bella notizia.