Incredibile, eh. Il Financial Times ci ha detto che Roberto Vannacci potrebbe essere il “cavallo di Troia” della Russia in Italia. Mai l’avremmo immaginato, di uno che dice che bisogna togliere le sanzioni alla Russia e smettere di sostenere militarmente l’Ucraina anche quando gli chiedono della guerra tra Iran e Usa.
Non vogliamo sostituirci al Financial Times, ci mancherebbe. Ma già che ci siamo, a questo punto, quasi quasi viene il dubbio che Vannacci, quando richiama la decima Mas e va in giro con le catenine di Ordine Nuovo, o quando definisce “badogliani” i franchi tiratori del centro destra sulla legge elettorale, possa essere pure un pochino neofascista.
Così come quando parla di remigrazione, cioè di deportazioni coatte di stranieri dall’Italia, possa essere addirittura razzista. O che quando parla di “patriarcato mediterraneo” o dell’abolizione del reato di femmincidio possa essere anti-femminista.
Siamo sarcastici, ma fino a un certo punto. Perché la sottovalutazione del fenomeno Vannacci nemmeno sta qui. Ma quanto nel fatto che queste idee, esposte serenamente, alla luce del sole, facciano presa sull’elettorato italiano.
Che è davvero convinto – almeno nell’ordine di sette o otto elettori su cento, per ora – che tutti i guai della nostra economia dipendano dal nostro sostegno a Kiev. O che la nostra sicurezza sia costantemente minacciata da pericolosi migranti. O che “non si può più dire niente” in Italia per colpa dell’egemonia culturale delle femministe.
Tutte idee, queste, già abbondantemente sdoganate dalla destra di governo, e dai suoi giornali, e non da ieri. Per dire: c’è differenza tra quel che dice Vannacci sulla Russia, e quel che dice Salvini, o quel che diceva Berlusconi?
Il punto, semmai, è un altro: che oggi i nostri apprendisti stregoni hanno scoperto che hanno radicalizzato un elettorato di destra a cui le parole non bastano più. Che quelle idee, nella loro versione più estrema, hanno ormai piena legittimità nel dibattito pubblico.
Soprattutto: che a quelle idee, e a quell’elettorato non basta più stare ai margini della coalizione della destra al governo, ma vogliono stare al centro di un nuovo soggetto politico ancora più a destra. Che vogliono entrare al governo dalla porta principale, non da quella di servizio. O, per usare la metafora del Financial Times, dentro la pancia di un cavallo di Troia.
A essere pericoloso non è Vannacci, insomma, e nemmeno il suo più o meno formalizzato legame con Putin e la Russia. A essere pericoloso è un elettorato che Meloni & co pensavano di addomesticare, e che invece gli è sfuggito di mano. E che più le cose peggiorano, più crescerà, come sta accadendo ovunque in Europa. Putin o non Putin.