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Ma cos’è questa storia dei rapporti tra il Clan Senese e i pezzi grossi di Fratelli d’Italia?

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Oggi rispondo alla domanda di Silvia:

"Ma cos’è questa storia dei rapporti tra il Clan Senese e i pezzi grossi di Fratelli d’Italia?”

Camminiamo sulle uova, Silvia. Perché su questa vicenda Giorgia Meloni ha già accusato via social la trasmissione televisiva Report e giornali come Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Fanpage di essere una “redazione unica” di “gente in malafede”.

La nostra colpa? Aver dato visibilità a un’inchiesta trasmessa da Report dedicata per l’appunto ad alcuni strani incontri tra esponenti di Fratelli d’Italia e alcuni esponenti del clan camorrista dei Senese. Inchiesta che Giorgia Meloni ha bollato come uno “squallido attacco di gente in malafede”.

Ma è davvero così? Oppure parliamo di qualcosa di serio e rilevante? Cominciamo dall’inizio. O meglio, dalla pietra dello scandalo. Dalla fotografia – un selfie – che vede ritratti uno a fianco all’altro Giorgia Meloni e Gioacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia, ma allora, il 2 febbraio del 2019, quando quella foto fu scattata, plenipotenziario del clan Senese in Lombardia. Abbiamo chiesto alla giornalista di Fanpage Giorgia Venturini, esperta di mafia, soprattutto di mafia al Nord, di spiegarci chi fosse, e chi è, Gioacchino Amico.

Adesso lui è un collaboratore di giustizia che sta parlando con Alessandra Cereti e Rosario Ferracane, i due PM che stanno indagando su Hydra. Il suo interrogatorio è stato depositato negli atti di questo attuale processo che vede Amico appunto tra gli imputati. Ma chi è? Allora, lui è originario della provincia di Agrigento, quindi un siciliano, ma componente criminale del clan Senese, quindi più romano e vicino alla camorra napoletana. Davanti ai PM e dice che sulla carta lui è un commerciante di frutta e verdura, ma in pratica è una delle persone che tiene le redini di questo sistema mafioso lombardo.

Eccolo che torna, il clan Senese. L’avevamo incontrato un paio di settimane fa in un’altra puntata di Direct, quella in cui avevamo parlato del caso Delmastro , cioè della società che l'ex sottosegretario alla giustizia ha istituito con un prestanome del clan, o meglio con la figlia appena diciottenne di un prestanome del clan, e lo ritroviamo oggi. Come fosse un nome ricorrente che spunta. E ogni volta che spunta, o quasi, c’è un esponente della destra di governo di mezzo. Il più delle volte di Fratelli d’Italia.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, comunque, parlare di Clan Senese vuol dire parlare di Michele Senese, detto O’Pazzo. Giovane rampante alla corte dell'allora potentissimo clan Moccia di Afragola, Michele è sbarcato nella capitale a metà degli anni ‘80, diventando il re di Roma, soprattutto per quel che riguarda il traffico di droga, soprattutto hashish e cocaina, che fa arrivare dalla Spagna e dalla Turchia, e il gioco d’azzardo. Per anni, schiva condanne su condanne, grazie a perizie compiacenti che certificano la sua pazzia. Poi, nel novembre del 2014, Senese finisce definitivamente in galera, all’ergastolo per due omicidi. Ma da lì, dicono, continua a comandare sul suo clan e su Roma, soprattutto attraverso il figlio Vincenzo.

E plenipotenziari come, per l’appunto, Gioacchino Amico, che è il referente dei Senese nella cosidetta Hydra, di cui si sta celebrando il processo proprio in questi giorni. Anche qui la facciamo molto breve, per spiegare di che si tratta. O meglio, ce lo facciamo spiegare ancora da Giorgia Venturini.

In questo periodo, nell'aula bunker di San Vittore, del carcere di San Vittore a Milano, è in corso il processo con rito ordinario dell'inchiesta  Hydra, cioè l'inchiesta della direzione distrettuale Antimafia di Milano,che ha svelato quello che è il sistema mafioso lombardo, ovvero quel sistema criminale che ha messo in affari Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra, cioè ha svelato che non c'è più distinzione tra queste tre organizzazioni criminali

Torniamo a noi e al selfie. Intendiamoci: ha ragione chi come GIorgia Meloni dice dopotutto, un politico famoso, una leader nazionale come lei, di selfie come quello ne scatta centinaia a evento. Ed è impossibile chieda la carta d’identità a chiunque voglia un ritratto con lei.

Ma allora perché, al netto del fatto che "un selfie non si nega a nessuno", quello scatto ha rilevanza giornalistica? A spiegarcelo, stavolta, è proprio Giorgio Mottola, l’autore dell’inchiesta di Report.

Giorgio Meloni ha provato a liquidare questo selfie come una photo opportunity con un perfetto sconosciuto, quindi come qualcosa di di risibile, qualcosa può capitare a ogni politico. In realtà quando viene scattato quel selfie il 2 febbraio del 2019 a quella manifestazione di Fratelli d'Italia, Gioacchino Amico non era un imbucato, non era un perfetto sconosciuto. Gioacchino Amico era molto ben conosciuto. da figure apicali di Fratelli Italia lombarda come per l'appunto Carlo Fidanza, il quale anche in un'intervista che mi ha rilasciato e che andrà in onda domenica su Report ha confermato che Gioacchino Amico non soltanto lo conosceva ma gli ha organizzato alcuni eventi elettorali nella campagna elettorale delle europee del 2019 e quindi non era una persona che passava di lì per caso, ma è una figura che ha dato un contributo eh anche molto importante, probabilmente a Fidanza, visto che nel 2019 in quella tornata elettorale è risultato il primo degli eletti a nord ovest, a sorpresa, con 10.000 preferenze, 3000 in più rispetto a una figura molto più conosciuta e sulla carta potente come Daniela Santanché.

Che Gioacchino Amico era lì, all’ Hotel Marriot di Milano, a quell’evento di partito in vista delle elezioni europee del 2019, perché aveva già avuto parecchio a che fare, con politici di primo piano di Fratelli d’Italia, e più in generale della destra.

Attenzione: non parliamo della destra di oggi, saldamente al potere. Parliamo d’altro: di una Fratelli d’Italia che galleggiava attorno al 4% e di formazioni minori che vivevano all’ombra della Lega di Salvini, che allora veleggiava attorno al 30%.

Ad esempio, Amico fa una prima esperienza politica in Fare, il movimento politico fondato da Flavio Tosi, ex sindaco di Verona fuoriuscito dalla Lega, nel luglio del 2015, di cui diventa coordinatore politico ad Agrigento.

Si da da fare, Gioacchino Amato, in quella terra di confine in cui la politica, più o meno inconsapevole, incontra il malaffare.

A Report, un ex parlamentare che vuole rimanere anonimo, racconta che Amico gli avrebbe detto di avere "agganci importanti dentro Fratelli d'Italia", già nel 2018. Racconta, Amico, che nel 2018 sarebbe entrato alla Camera dei Deputati con un tesserino, un pass che gli consente di entrare a Palazzo senza essere controllato da nessuno, e senza mostrare alcun documento alle forze dell’ordine.

Se vi state chiedendo perché questa premura, beh, non siete i soli. E forse bisognerebbe chiederlo a chi li ha ricevuti in Parlamento quella volta, cioè a Giovanni Donzelli, allora semplice deputato di Fratelli d’Italia, oggi coordinatore del partito.

E infatti Report gliel’ha chiesto, a Donzelli. La sua risposta? “Non avrei avuto motivo di incontrarlo, considerato il mio ruolo nel partito in quel momento. Credo che l'incontro, per le modalità in cui me lo riferisce, non ci sia mai stato". Una smentita, quindi. Ma con un “credo” e un “per le modalità in cui me lo riferisce”, di troppo. Forse.

E non è la sola mezza smentita, nel contesto di questa storia. Anche la Camera dei Deputati infatti ha smentito – cito testuale – di aver “mai rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa". E anche qui, forse, c’è un “permanente” di troppo. Secondo Mottola è una circostanza inquietante.

È estremamente inquietante, anche perché la testimonianza che mi ha rilasciato l'ex parlamentare confermerebbe quanto ha dichiarato in altre sedi, in altre occasioni, lo stesso Gioacchino Amico in prima persona e queste dichiarazioni, tra l'altro, sono al vaglio dell'autorità giudiziaria da qualche mese: Gioacchino Amico sosteneva di avere un pass particolare e speciale che gli consentiva di entrare e uscire dal Parlamento quando gli pareva. È anche vero che La Camera dei Deputati ha smentito, ma ha parlato di tesserino permanente, quindi non ha negato innanzitutto l'accesso frequente di Gioacchino Amic  in Parlamento, cosa che risulta. Gioacchino Amico è entrato più volte in Parlamento in diverse fasi storiche. Lla questione a cui la Camera dei Deputati non risponde è Gioacchino Amico aveva una forma di accredito per entrare a Montecitorio e soprattutto quante volte è entrato Gioacchino Amico a Montecitorio e chi ha incontrato.

Chi gliel’ha dato questo tesserino, ad Amico. Le intercettazioni puntano sull’attuale sottosegretaria all’istruzione Paola Frassinetti, sempre di Fratelli d’Italia. Parliamo forse di uno degli esponenti di primo piano più vicini all’estrema destra di tutto il partito di Giorgia Meloni. Per dire, Frassinetti è una che il 25 aprile del 2017 si è recata a commemorare i morti di Salò, anziché i martiri della resistenza, ed è ritenuta molto vicina a movimenti neofascisti come Lealtà Azione e il gruppo ultra-tradizionalista filorusso della Corte del Brut.

È a lei, o meglio alla sua assistente Alice Murgia, che Amico si rivolge, per entrare alla Camera. E Murgia, stando alle intercettazioni, la rassicura. "Quelle – le porte di Montecitorio – te le apro io, stai sereno". Anche Frassinetti, come Donzelli, ha smentito questa circostanza. Anzi, come Donzelli, ha quasi smentito: Questa persona voleva visitare la Camera, quindi ci ha contattato. Non sapevo chi fosse, l'ho visto per dieci minuti, per me era uno sconosciuto".

Contatti confermati, e incontro confermato, quindi. Non eccezionale, come smentita. Anche perché Amico si vanterà, in intercettazioni successive, di essere addirittura andato a cena con Frassinetti per parlare di appalti nel settore della sanità. Su questa cena, tuttavia, non ci sono riscontri.

Ce ne sono, invece, e molti di più quando Amico, dopo Donzelli e Frassinetti, e dopo il selfie con Meloni, incontra un altro esponente di Fratelli d’Italia. Quel Carlo Fidanza che i lettori di Fanpage conoscono molto bene per via dell’inchiesta lobby nera – era quello che si accompagnava al barone nero Jonghi Lavarini, che andava alle feste di Lealtà Azione e diceva che per finanziare gli eventi di campagna elettorale aveva “le lavatrici per fare il black” – e che oggi, invece, è capo delegazione di Fratelli d’Italia al parlamento europeo.

Siamo sempre nel 2019, campagna elettorale per le elezioni europee, febbraio del 2019. A Milano si tiene il congresso di Grande Nord, altra fronda leghista contro la linea nazionalista del segretario Matteo Salvini. Ci sono tanti interventi di saluto sul palco da parte di delegati di altre forze politiche. A un certo punto, sul palco sale Carlo Fidanza. Che, come prima cosa, ringrazia  Tanti gli interventi, in apertura quelli degli ospiti come Carlo Fidanza, deputato di Fratelli d'Italia. Che, dal palco, ringrazia "Gioacchino Amico per l'invito". Ci sono i video, di questo saluto.

Anche qui, non sappiamo in che rapporti fosse Fidanza con Amico. Perché abbia deciso di ringraziarlo. A che titolo Amico l’abbia invitato. E quanto c’entri con il suo saluto dal palco. Però è l’ennesima circostanza strana, la quarta in fila, dopo il presunto incontro con Donzelli, il pass e i dieci minuti e forse la cena con Frassinetti e il selfie con Meloni. Tutte coincidenze, per carità. Però strane. E gravi, come spiega bene, ancora,  Giorgio Mottola.

A me sembrano entrambi estremamente gravi e anche perché fanno parte probabilmente di una strategia univoca in qualche senso, dal momento che Fidanza e Frassinetti fanno parte della stessa corrente politica all'interno di Fratelli d'Italia e Lombardia. Loro rappresentano l'ala più a destra, quella che negli anni ha conservato e coltivato i rapporti con i movimenti extraparlamentari estremadestra più radicali, ecco, del quadro politico italiano. E e ed è estremamente grave, soprattutto per la facilità con cui una figura come Giocchin Amico riesce a instaurare dei rapporti così profondi con entrambi. In particolare desta grande paura e l'intimità che si era creata con la collaboratrice di Paola Frassinetti, Alice Murgia. Anche lei è una figura interessante, molto vicina agli ambienti dell'estrema destra. È la figliastra di Reinaldo Graziani, una che è il figlio di Clemente Graziani, uno dei fondatori di Ordine Nuovo. Alice Murgia, come abbiamo scritto, a Gioacchin Amico promette di spalancare le porte del Parlamento.

Arriviamo in fondo, all’ultimo e più inquietante tra gli incroci strani. Quello che abbiamo ricordato all’inizio tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, fedelissimo di Giorgia Meloni, nonché suo avvocato penalista, e Mauro Caroccia, ristoratore e prestanome del clan Senese a Roma.

E poi? E poi c’è il processo Hydra, che potrebbe riservare nuove sorprese.

E qui dobbiamo tornare a Gioacchino Amico e al suo interrogatorio, depositato a febbraio, da collaboratore di giustizia. Come spiega ancora Giorgia Venturini,

Questo suo interrogatorio è stato depositato, quindi è agli atti del processo, però i procuratori lo hanno depositato quasi tutto annito poche salvando poche parti. di quelle di cui quelle 80-90 pagine. Questo dimostra, insomma, che ha detto qualcosa di importante, che magari le sue parole hanno dato seguito poi ad altre inchieste. Oddio, questo è è da verificare, però bisogna capire che lui ha svelato tante cose legato al mondo della politica.

Staremo a vedere

Quel che appare evidente, mentre Meloni chiama alla commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nei partiti politici, è che il suo partito incrocia spesso e stranamente gli esponenti di un clan camorristico come i Senese. Magari sono coincidenze. Magari sono tentativi di quel mondo di infiltrarsi nel mondo della destra. Però, ecco:

perché farsi un selfie con un membro del clan senese?
Perché incontrarlo in Parlamento?
Perché dargli un pass per entrare in Parlamento?
Perché portarlo a cena?
Perché ringraziarlo da un palco politico?
Perché aprirci una società?

Tutte coincidenze? Secondo Giorgio Mottola, è abbastanza improbabile lo siano:

Beh, che si tratti di una clamorosa coincidenza mi sembra abbastanza improbabile e non soltanto per la quantità dei contatti, ma anche soprattutto per la qualità. E qui non stiamo parlando di seconde e terze file del partito, ma parliamo delle primissime file. Parliamo appunto di Fidanza, del Mastro, parliamo di Paola Frassinetti. Ehm, probabilmente, ecco, alla base c'era una vera e propria strategia elaborata dal clan senese Mi riferisco soprattutto alla Lombardia di penetrazione, di infiltrazione dei Fratelli d'Italia. Una strategia che inizia probabilmente nel 2019 e che punta su Fratelli d'Italia perché è il partito in quel momento più ascesa e più in ascesa e che di più prova a sgomitare per crescere. Nelle elezioni del 2019 alle europee, Fratelli d'Italia ha bisogno a tutti i costi di avere almeno non segge in Parlamento, visto che nella legislatura precedente a Bruxelles era rimasta a secco.

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