
Mettere in fila i fatti senza esprimere giudizi o provare vergogna è complicato. Comunque: martedì 23 giugno 2026, alcuni rappresentanti della Commissione Europea e di quindici Stati dell’Unione hanno incontrato dei rappresentanti del governo dei Talebani al potere in Afghanistan per accelerare le operazioni di rimpatrio dei profughi afghani in Europa.
La diciamo meglio: anziché condannare e combattere un regime oppressivo, sanguinario, oscurantista, soprattutto con le donne e le minoranze, l’Unione Europa ci tratta e gli consegna quei rifugiati che dovrebbe proteggere.
Dire che tutto questo non c’entra nulla col senso stesso dell’Unione Europea e coi valori universalisti da cui è sorta è più che un’ovvietà. Dire che non è un’eccezione, anche.
La recentissima approvazione del Regolamento Rimpatri e del nuovo patto sulle migrazioni va nella stessa direzione, del resto. Quella di fare a pezzi il concetto stesso di diritto d’asilo in Europa, e di costruire una fortezza contro l’idea stessa di un continente aperto e inclusivo, una comunità di persone e nazionalità capace di andare oltre alle etnie, al colore della pelle, alla religione..
L’Europa che sta nascendo davanti ai nostri occhi in questo momento è un’altra cosa. È un Continente che si vuole armare, che vuole combattere per il diritto a produrre automobili alimentate a benzina e diesel, che vuole distribuire diritti su base etnica, che vuole valorizzare le identità nazionali anziché superarle. Send them back, rimandiamoli a casa, esultavano i deputati di destra. Più chiaro di così
È esattamente l’opposto dell’idea di Spinelli, Schumann, Monnet, De Gasperi, Delors, Adenauer e di tutti i padri e le madri di questo esperimento politico. Ed è esattamente l’idea delle estreme destre che stanno formalmente all’opposizione, ma nei fatti governando l’Europa. Orientandone le scelte col solo potere del loro consenso potenziale e della speranza di poterle sgonfiare imitandole. Speranza vana, a vedere i sondaggi.
Quel che più rende perplessi tuttavia, è la paralisi di cui sono vittima le “non destre” che sostengono la Commissione, a partire dai socialisti. Terrorizzati dall’idea di non poter incidere, certo, di lasciare il campo libero alle destre, di aprire la strada a una commissione ancora peggiore di questa. Ma contemporaneamente foglia di fico dietro cui questa Commissione nasconde le sue vergogne e la sua reale natura.
La diciamo meglio: non votare il Regolamento Rimpatri non basta per sentirsi assolti, se poi si continua a sostenere la commissione che l’ha promosso e votato.
Se questa è l’unica alternativa che la sinistra sa opporre alle destre – fare esattamente quel che farebbe la destra al potere, ma un po’ meno – allora tanto vale che quel peggio arrivi subito e si mostri col suo vero volto.
Magari è la volta buona che ci svegliamo tutti.