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La vera remigrazione di cui dobbiamo occuparci è quella dei giovani che scappano dall’Italia

140mila giovani italiani hanno lasciato l’Italia nel 2024. Nello stesso anno sono sbarcati 60mila migranti stranieri. Più che dell’invasione, insomma, dovremmo occuparci dell’esodo. E invece.
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140mila migranti all’anno sono tanti? Abbastanza per parlare di un’invasione?  Bene. Perché allora ci tocca di parlare di un’invasione di migranti italiani in Europa. 140mila anime in esodo dal Belpaese nel solo 2024, l’anno con più italiani in fuga da quando esistono questo tipo di rilevazioni. Più del doppio dei migranti arrivati in Italia via mare, nel corso dello stesso anno. 

Gente che in Italia ci è nata, che ci è cresciuta, che ci ha studiato. E che ora, senza troppi rimpianti, abbandona alla ricerca di un lavoro, di un’opportunità, di uno stipendio più alto, di un futuro migliore.

Che gli diciamo, a questi migranti? Tornatevene a casa vostra? L’Italia agli italiani? Tornate a raccogliere i pomodori per noi, come nei bei vecchi tempi? Remigrate?

No, grazie, vi risponderanno. E c’è poco da biasimarli, del resto. Perché questo è un Paese – non un governo, o una maggioranza: un Paese – che si preoccupa più di non far entrare la gente, anziché di non farla scappare.

Che irride, demonizza, criminalizza chi arriva qui cercando le stesse opportunità che cercano i giovani che lascia l’Italia.

Che invece di usare i soldi per far crescere le imprese, li spende per incarcerare i migranti in un Paese straniero.

Che anziché premiare chi vuole competere onestamente, in mercati contendibili, investendo capitali in idee, persone, innovazione sostiene gli evasori fiscali, le corporazioni, le rendite e chi ci si siede sopra.

Che preferisce tenere fuori giovani, donne e stranieri da ogni posizione di vertice, o anche solo di responsabilità, nel nome del sacro capofamiglia bianco e anziano, possibilmente eterosessuale.

Che anziché estendere i diritti e le opportunità, preferisce ridurli, incurante di quanto le menti più brillanti e cosmopolite non abbiano nessuna voglia di tornare nel Novecento.

Quei giovani, e quelli che ormai nemmeno votano più, tanto gliene frega poco di questo Paese e del suo destino, sono il più grande atto di rivolta contro un Paese stanco, vecchio e gerontocratico a cui di loro non frega nulla.

Che questo sentimento sia legittimamente ricambiato è il minimo sindacale.

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