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Il caso Ranucci e l’ennesimo indizio che fa una prova: fuori i partiti e la politica dalla Rai

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Il caso Ranucci è l’ennesima prova che la politica deve smetterla di comandare in Rai. Vale per la maggioranza, come per l’opposizione: chi si prende l’impegno, da domani, di dare corpo alle leggi europee e liberare la Rai dal controllo del governo?

C’è un punto che forse sfugge, del caso Ranucci, ormai ufficialmente telenovela dell’estate 2026. il ruolo che la politica tutta sta giocando in questa vicenda. Che è un ruolo padronale dell’azienda in cui Ranucci lavora, la Rai. Già, perché non sfugge a nessuno, spero, che i Salvini e i Fazzolari e i Donzelli che a gran voce chiedono un passo indietro al conduttore di Report – reo allo stato attuale di aver subito un attentato – sono i padroni dell’azienda radiotelevisiva italiana, i loro azionisti di maggioranza, quelli che ne hanno nominato i vertici che devono decidere del destino di Ranucci.

La diciamo meglio: a un anno dalle elezioni politiche in Italia, il destino della principale trasmissione d’inchiesta del servizio pubblico è in mano a quegli stessi politici che potrebbero essere oggetto d’inchieste da qui alle elezioni. E che, ne converrete, hanno tutto l’interesse a silenziare una trasmissione scomoda, usando la vicenda della bomba e della frequentazione con Lavitola quale pretesto.

La diciamo ancora meglio: a parti invertite, non abbiamo il minimo dubbio che l’opposizione, se fosse stata al governo si sarebbe comportata allo stesso modo, o quasi: avrebbe deciso del destino di Ranucci in ragione della propria convenienza. Del resto, il problema non sono le persone o le parti politiche, ma la legge: finché la Rai rimane sotto la politica, finché è il governo a sceglierne i vertici, le ingerenze di chi governa sul destino di giornalisti come Ranucci sarà sempre all’ordine del giorno. Chi, del resto, ha in mano un potere e non lo usa? 

E forse il punto sta proprio qua, in tutta questa vicenda di Report. Nel cortocircuito tra politica e giornalismo che l’assetto proprietario della Rai alimenta, anziché depotenziarlo. Se Ranucci fosse stato conduttore di un programma slegato dalla politica, non soggetto alla valutazione di vertici nominati dalla politica, forse non esisterebbe nemmeno un caso Ranucci, forse non ne staremmo nemmeno parlando quanto ne stiamo parlando ora.

Perché se Ranucci non è un conduttore qualunque non è solo per le inchieste che ha fatto, ma in ragione di dove le ha fatte: in una Rai controllata dai partiti, lottizzata dai partiti, su cui la politica esercita un ruolo padronale. Ha fatto inchieste su ministri e sul governo, su chi nomina i suoi capi. Ed è questo il peccato originale che pagherà: non la frequentazione con Lavitola, non i sondaggi sulla sua discesa in campo. Tutti questi sono pretesti, pronti all’uso per fargliela pagare.

Attenzione: non stiamo dicendo che se emergessero fatti gravi sul coinvolgimento di Ranucci nell’attentato ai suoi danni, o ingerenze di Lavitola sulle inchieste di Report, tutto dovrebbe comunque rimanere com’è. Ranucci non è intoccabile, non è esente dalle sue responsabilità, come lo siamo tutti noi. Stiamo dicendo che in un mondo normale non dovrebbe essere la politica a occuparsene, ma i vertici indipendenti di un’azienda indipendente dal potere politico.

Questo è quel che ci chiede l’Europa – anzi, che ci impone l’Europa – da almeno un anno, dall’approvazione dello European Media Freedom Act: che i governi stiano fuori dalla governance dei media pubblici per tutelarne l'indipendenza editoriale. Questo è quel che la nostra politica, violando la legge, non sta facendo.

E allora, forse, più che al governo e all’attuale maggioranza, tocca a chiederlo alla prossima, di qualunque colore essa sia. Di prendersi l’impegno, davanti agli elettori, di dare corpo alla legge europea e di togliere le mani dalla Rai, di smettere di nominarne i vertici, di occuparsi di tutto tranne di chi deve andare a dirigere un telegiornale o un programma d’inchiesta. Di lasciare che della Rai – e del prossimo caso Ranucci – si occupino i dirigenti della Rai, non i ministri, i sottosegretari o i capi politici dei partiti.

Meloni, Schlein, Conte, Vannacci, Calenda: che ne pensate? La palla è nel vostro campo, ora.

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