
Chissà se un giorno a qualcuno, memore della commissione sulla gestione dell'emergenza Covid, verrà l’idea di proporre un’altra commissione su come abbiamo gestito un’altra emergenza, quella climatica. Chissà se un giorno, finalmente, qualcuno racconterà la storia di un governo che ha affrontato i quattro anni più caldi degli ultimi due secoli di Storia di questo Paese non facendo niente contro la crisi climatica, arrivando quasi a non nominarla.
Chissà se si parlerà, in quella commissione, di un governo che entra in carica con l’obiettivo dichiarato di fare a pezzi il New Green Deal europeo – l’unica strategia che avevamo per il contenimento delle emissioni di CO2 in atmosfera – perché penalizzante per la nostra economia, come se i danni del caldo all’agricoltura e gli eventi climatici estremi in Romagna e nelle Marche, per dirne due, siano stati un toccasana.
Chissà se si parlerà di una strategia energetica fondata sul gas naturale, sul rifiuto alla mobilità elettrica, gonfiando il petto per uno sviluppo inerziale della potenza rinnovabile installata in Italia, che aumenta di qualche punto percentuale mentre nel resto del mondo gli investimenti raddoppiano. E che, dopo cinque anni di governo di destra, ci ha portato a raggiungere solo il 33% dell’obiettivo che ci eravamo impegnati a raggiungere entro il 2030.
Chissà se si parlerà del voto contrario del governo italiano alla legge europea sul ripristino della natura, o al ridimensionamento degli obiettivi di rimboschimento e piantumazione di nuovi alberi nelle città, previsto dal governo Draghi nella redazione del PNRR.
Chissà se si parlerà del nulla politico che ha accompagnato la crisi climatica dell’estate del 2026, quella che stiamo vivendo ora, con tutte le grandi città italiane con un caldo da bollino rosso, con picchi di 47 gradi, l’asfalto che arriva a far segnare 63 gradi centigradi, gli anziani barricati in casa, i cantieri fermi per il troppo caldo, i black out continui per i troppi condizionatori accesi, la siccità, le crisi idriche, e non una dichiarazione, un impegno, un ristoro, o anche solo un piano o un’idea per fare qualcosa. Solo la ricerca spasmodica di briciole per far pagare meno gas e petrolio.
Chissà se si racconterà di quando l’emergenza, per il governo, non era la crisi climatica ma gli ambientalisti che bloccavano le strade e imbrattavano di vernice lavabile gli edifici pubblici, o coloravano di verde o di rosso l’acqua delle fontane. Che contro di loro sono stati fatti decreti ad hoc, mentre per contenere le emissioni nemmeno una leggina.
Chissà se qualcuno ricorderà le frasi del vicepremier e ministro dei trasporti Matteo Salvini, quello secondo cui il cambiamento climatico non è opera dell’uomo, d’estate ha sempre fatto caldo, lo scioglimento dei ghiacciai è figlio di cicli naturali e non c’è nessuna emergenza climatica in corso.
Chissà. Di sicuro, se mai un giorno ci sarà quella commissione, nessuno metterà alla gogna Meloni per quel che ha fatto, magari sbagliando, come sta succedendo a Conte con la commissione Covid, oggi. In quella commissione, se mai ci sarà, si parlerà solo di ciò che non è stato fatto, di ciò che è stato smontato, di ciò che non è stato detto, di ciò che è stato negato. E chissà, forse finalmente si farà luce su perché e per conto di chi non è stato fatto nulla.