"Ho dovuto riorganizzare completamente la mia vita, sono da solo con 4 figli e non posso permettermi di crogiolarmi nel dolore". A parlare è Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini, la mamma di 39 anni rimasta vittima insieme ad altri 5 minorenni della strage di Corinaldo. Ad un anno esatto dalla tragedia, verificatasi nella discoteca Lanterna Azzurra, dove era in programma tra il 7 e l'8 dicembre 2018 il concerto di Sfera Ebbasta, Paolo racconta a Fanpage.it cosa è successo quella sera nel centro in provincia di Ancona, prima che la sua famiglia venisse quasi distrutta dalla sofferenza. Dopo il decesso della moglie, è rimasto con i loro quattro figli: Alessandro, di 2 anni e 8 mesi, le gemelle di 8 anni e Gemma di 12, che era con i genitori la sera dell'incidente.

"Era il nostro undicesimo anniversario di matrimonio. Pensavamo che fosse un concerto – ha ricordato Paolo con la voce straziata dal dolore -. Sul biglietto c'era scritto ‘inizio: orario 22:05‘. Io mi soffermo molto su questo particolare, che mi ha cambiato la vita. Io sono fissato col calcio, quella sera mi ricordo bene che c'era Juventus-Inter. Mia moglie alle nove e 45 mi aveva detto di uscire, non mi ha neanche fatto finire di vedere la partita. Siamo arrivati lì alle 10 e non c'era nessuno, nessun concerto, niente. Ci hanno lasciato fuori fino alle 11 e mezzo, poi mano mano iniziava ad arrivare qualcuno. Consapevoli di ciò che andavamo a fare, che era una serata in discoteca, non era un concerto. Mia figlia ha 11 anni, per questo c'eravamo sia io che mia moglie. Pensavamo di accompagnarla in un posto in cui si stava lì, si ascoltavano due ore di musica e poi si andava via". Per un'ora e mezza Paolo ed Eleonora hanno aspettato nel parcheggio della Lanterna Azzurra in attesa che li facessero entrare nel locale.

"Eravamo dentro intorno alle 11 e mezza – ha continuato -. Ma abbiamo iniziato a capire che non c'era più questo concerto, che lui arrivava non si sa quando, ci siamo chiesti effettivamente cosa avremmo dovuto fare. Ci siamo guardati io e mia moglie e abbiamo deciso di restare visto che eravamo già lì. Di colpo però la gente ha cominciato ad aumentare. Ci siamo resi subito conto che quel posto non era sicuro, con tutti quei ragazzini che fumavano al chiuso, girava tanto alcol quando l'età media era compresa tra i 14 e i 15 anni. Noi stavamo un po' in disparte perché mia figlia stava attaccata a noi. Lei voleva solo vedere il cantante, fare due foto con lui. Ci stavamo annoiando. Io ero ad un paio di metri da loro, camminavo e prendevo un drink. Poi si è sentito questo forte odore, era intorno a mezzanotte e quaranta. Io non ballando ero molto vicino all'uscita di sicurezza e quindi mi son trovato fuori senza neanche muovere le gambe. Mi hanno spinto, ma non ho mai avuto la sensazione di cascare, perché forse ero tra quelli che si trovavamo più avanti. Sentivo solo la gente dietro che urlava".

A quel punto è cominciato il calvario di Paolo. "Mia moglie e Gemma che si trovavano qualche metro più indietro sono rimaste in questo tappo – ha detto -. Io neanche sapevo dove fossero precisamente. Solo dopo mia figlia mi ha detto che mi vedeva, dicendo che c'era la mamma a terra. Quando mi sono sentito chiamare già mi si era illuminato il cuore perché avevo sentito la voce di Gemma, che però continuava a dirmi che mia moglie non si alzava. Io credevo che la persona più a rischio fosse la piccolina. Invece no. Eleonora era a terra, un signore ha provato a farle il massaggio cardiaco, poi mi hanno allontanato, avevo perso la lucidità, non rispondevo più a niente, ero proprio fuori di testa. Io sapevo dentro di me che fosse morta ma non ho avuto conferma fino alle 4 del mattino. Mi sono buttato per terra, ho provato a prendere una pistola della polizia, chiedevo che mi sparassero, ho dato di matto in quelle quattro ore. La giusta informazione mi avrebbe salvato la vita".

A un anno da quella tragedia è ancora caccia ai responsabili. In corso ci sono due filoni di indagini, uno sulla cosiddetta banda dello spray e l'altro relativo a gestori e amministratori. "Molti se la prendono con questi deficienti che hanno spruzzato lo bomboletta con quella sostanza urticante. Non sono neanche ragazzini, sono delinquenti perché hanno continuato a farlo, hanno lavorato con un metodo criminale. Ma a loro dò la colpa minore che alle istituzioni perché questi qui hanno fatto altri 30 colpi del genere in discoteche e non si sono mai fatti neanche un graffio. E poi lì dentro dovevano esserci 300 persone, ce ne erano 1500 e avevano venduto altri 1500 biglietti. Un evento grossissimo per Corinaldo avere Sfera, disco di platino, si sapeva che avrebbe attirato il mondo. Quel giorno lì festeggiavamo 11 anni di matrimonio, ma stavamo insieme da 16 anni. Eravamo migliori amici. Quando eravamo insieme non mi spaventava niente. E ora devo sopravvivere per i miei figli".