Siamo stati a vedere lo spettacolo a teatro su Stasi e Garlasco e ci sono cose che non vanno: il fact checking

"La mia ragazza la chiamo tata e lei mi chiama tato. Sono a casa da solo il 13 agosto 2007, non so ancora che smetterà di essere un giorno come tanti". Non c'è Alberto Stasi sul palco del teatro Diana di Napoli ieri sera 9 aprile. Lui, la notte la passa ancora in carcere dopo una condanna in via definitiva per aver ucciso Chiara Poggi.
Sul palco c'è chi fa da portavoce per lui. Solo lui, esclusivamente lui. Perché nello spettacolo "Potresti essere tu" non è nient'altro che uno show ad hoc, con tanto di biglietto pagato, che serve a scagionare Stasi (per ora) agli occhi dell'opinione pubblica. Un "processo di revisione" a teatro prima di chiederlo in Tribunale. C'è solo Stasi su quel palco: c'è il suo attuale avvocato Antonio De Rensis, il giornalista Mediaset Giuseppe Brindisi e Alessandro De Giuseppe del programma tv Le Iene, chi ha sempre sostenuto in tv l'innocenza di Stasi. In platea il procuratore Oscar Cetrangolo, chi in Cassazione ha avuto dubbi sulla condanna per Stasi.
Nessuno precisa che quel "13 agosto 2007, smetterà di essere un giorno come tanti" prima che per il "biondino dagli occhi di ghiaccio" per Chiara Poggi, uccisa con colpi in testa e buttata su quelle scale interne della villetta di Garlasco. C'è solo Stasi su quel palco. La vittima viene solo citata per raccontare l'amore tra i due fidanzatini: "La mia ragazza la chiamo tata e lei mi chiama tato", sottolinea il portavoce di Stasi nella serata napoletana.
Questo spettacolo teatrale, il primo sul delitto di Garlasco, arriva quando in Procura di Pavia da oltre un anno c'è un'indagine aperta su Andrea Sempio, accusato di omicidio in concorso con Alberto Stasi o con ignoti. La difesa di Stasi, unico condannato in via definitiva, sta attendendo (forse la fine delle attuali indagini) per procedere con la revisione del processo. Stasi è stato condannato nel 2015 a 16 anni di carcere, manca poco e uscirà dal carcere. Si trova ora in semilibertà, entra in cella solo le sere in settimana. Il weekend dorme in un appartamento preso in affitto da un collega. Stasi era stato assolto in primo e secondo grado e la Cassazione aveva annullato la sentenza e rimandato il processo in Appello Bis dove è arrivata la condanna.
Noi di Fanpage.it ieri sera ci siamo seduti a teatro e abbiamo ascoltato. Vi raccontiamo cosa è successo e cosa è stato detto. A volte è sembrato un cabaret perché il pubblico ha riso molto spesso: lo ha fatto soprattutto quando si andava contro le forze dell'ordine e i magistrati (anche se De Rensis ha precisato: "Io amo la magistratura, quella coraggiosa"). A volte è sembrata una seduta di psicologia: si è fatto riferimento a Stasi come a un ragazzo torturato psicologicamente e vittima di un depistaggio mediatico. Si è parlato poco di perizie e consulenze scientifiche. Ma sicuramente "non parliamo dell'attuale indagine", anche se questa frase è stata detta più volte, è stata citata la traccia 33, Andrea Sempio e il suo DNA.
L'applauso più forte in aula è arrivato quando è stata citata una frase di Stasi: "Chiara lo sa che non sono stato io". Peccato che Chiara non c'è più da 19 anni. Chiara (citata solo un paio di volte come "povera Chiara" e "ragazza meravigliosa che non c'è più") non può confermare nulla. Poco importa, l'unica vittima sul palco è Alberto Stasi.

Ma cosa è successo al teatro Diana per oltre due ore? I due giornalisti e l'avvocato hanno provato a smontare gli elementi su cui è stato condannato Stasi. Insomma, quello che dovrà fare la difesa in un eventuale processo di revisione.
In qualsiasi caso alla fine, comunque vada l'indagine su Andrea Sempio e la sentenza di un eventuale processo di revisione, l'importante è mettere il dubbio. E proprio così è iniziato lo spettacolo. C'è il monologo di Brindisi che impersona il "dubbio". Tra le cose ha detto: "Mi chiamo dubbio, vengo tirato in causa quando le incertezze mancano. Mi si chiede di colmare i vuoti, di aggiustare ciò che non torna non di constatare che non torna. questo mi mette in difficoltà. non sono mai comodo, non sono mai semplice. Mi si dice di diventare una firma in calce per una decisione che in realtà è stata già presa. Non c'è una prova, ma ci sono tanti indizi. Indizi lontani dalla logica e dalla credenza interna. Posso lavorare con gli indizi ma non posso farlo se quegli indizi devono per forza esistere pur di farli convergere. Sono il luogo che se le contraddizioni restano tali devono essere accettate. Quando mi si chiede di chiudere gli occhi sulla mancanza di logica io resto fermo. Non per ostinazione ma per responsabilità. Ma se persino io, nato per dubitare, smetto di ragionare allora non resta più nessuno per lo stato e per la vita di un cittadino".
Poi c'è chi diventa Alberto Stasi e racconta cosa ha fatto la mattina del 13 agosto 2007: "Guardo qualche immagine porno poi inizio a lavorare alla mia tesi. Riprendo dal punto in cui avevo interrotto ieri sera: riprendo dal punto in cui ne avevo scritto un po' a casa e un po' a casa della tata. Lei mi ha aiutato su alcune cose, lei mi aiuta sempre. Mi ha chiamato mia madre. Ogni tanto faccio squilli a Chiara per salutarci, è una nostra abitudine. Per dirci qualcosa che non rivelerò, almeno questo rimarrà per sempre mio e suo". Chissà se era dello stesso parere Chiara Poggi.
Ma dopo questo momento di "dubbio" ed "empatia" si cerca di fare a brandelli la sentenza in via definitiva di condanna decisa dai giudici di Milano della Corte d'Assise d'Appello bis. Decisa dai giudici di Milano, è giusto precisare perché De Rensis interverrà dicendo che "se questo omicidio fosse successo in città come Milano, Napoli e Roma al centro di delitti gravi e con magistrati abituati purtroppo a investigare su questi delitti forse il risultato poteva essere anche uguale ma di sicuro non sarebbe successo che le impronte sul pigiama di Chiara fossero state cancellate nel girare il cadavere". In altre parole, non si sarebbero verificati errori investigativi. Bisogna ricordare che in Lombardia purtroppo sono soprattutto i piccoli paesi a dover fare i conti con i femminicidi e che l'unico giudice che ha assolto Stasi era quello di primo grado di Vigevano. Non di Milano. E poi però il legale elogia gli inquirenti che stanno indagando su Andrea Sempio. Quindi di Pavia.
Tra gli elementi di condanna su cui ci si sofferma sul palco c'è quello del "mattone della confidenza": chi ha in mano il microfono spiega che nella sentenza i giudici hanno sottolineato che Chiara Poggi era una ragazza riservata e che quindi potrebbe aver aperto solo a chi conosceva bene, anche perché era in pigiama. Il "dubbio" in persona spiega che in quei giorni a Garlasco c'erano almeno 10 persone che la ragazza conosceva tra amici e parenti. Potrebbe aver aperto ad altri e non solo ad Alberto. Insomma, non era l'unico che avrebbe potuto varcare quella soglia senza una resistenza. E l'aggressione potrebbe non essere avvenuta subito.
Ma non hanno detto tutto quello che si legge nella sentenza di condanna a riguardo: "Gli accertamenti svolti tra parenti, conoscenti, amici, colleghi di lavoro di Chiara non hanno evidenziato nessuna anomala frequentazione della giovane né in quel periodo, né prima, così come quelli sui tabulati telefonici (ma sul punto si tornerà anche oltre): tutti coloro che a diverso titolo avevano, o avevano avuto nel tempo, legami con la giovane sono infatti stati sentiti nelle indagini".
In 19 anni sono stati sentiti tutti, nessuno è apparso mai sospettato tanto da finire sotto indagine. Nessuna di quelle 10 persone che erano a Garlasco quella mattina. Nella sentenza si legge anche: "L'interpretazione delle tracce ematiche secondo la BPA, utilizzate per ricostruire le modalità dell'omicidio, ha poi evidenziato che la vittima venne colpita già nell'ingresso, ai piedi della scala di accesso al piano superiore".
E anche: "Chiara non si è difesa e non ha reagito affatto, a ulteriore conferma del rapporto di estrema confidenza e intimità col visitatore, e del fatto che proprio per questo si fidasse di lui e non si aspettasse in nessun modo di venire da lui così brutalmente colpita".
Altro elemento che è stato smontato sul palco napoletano è la chiamata fatta al 118 da Stasi la mattina dell'omicidio quando era già quasi davanti alla caserma dei carabinieri. Per il "dubbio" e l'avvocato difensore il ragazzo avrebbe detto il vero: di essere entrato in casa della vittima da scopritore e non da assassino, come invece sostengono i giudici. Questo perché aveva spiegato che il cadavere era in fondo alle scale interne dove – secondo la difesa – sarebbe scivolato solo diversi minuti dopo l'omicidio. Dal palco spiegano che i magistrati non hanno tenuto conto della "paralisi del terrore" che avrebbe spinto Stasi a uscire subito da casa Poggi e chiamare il 118 solo dopo.
Peccato che i giudici nella sentenza si erano concentrati su questo: "Non era scopritore per l'assenza di tracce di sangue o di DNA della vittima sulle sue scarpe (controllate dai carabinieri nell'immediatezza e consegnate dall'imputato il giorno seguente)". Di queste scarpe bianche ne ha parlato l'avvocato invocando in pochi secondi una perizia che dice che bastano pochi passi per eliminare il sangue. Nulla in confronto ai minuti impiegati per il quadro psicologico su Stasi.
Si è parlato anche della impronte di Stasi sul dispenser di sapone in bagno. Ecco che interviene ancora il "dubbio" e dice: "Le impronte di Stasi ci sono, ma sono pulite. Se ti stai pulendo bene dopo l'omicidio, perché lasci due impronte così pulite e ordinarie?".
Nella sentenza si legge (giusto per fare il contraddittorio che è mancato sul palco): "L'impronta è quella di un dito che poco si usa e normalmente non coinvolto nelle abituali manovre di pressione sul dispenser. Soltanto un precedente e accurato lavaggio del dispenser fornisce quindi una plausibile risposta agli interrogativi che si sono posti, e conferma la gravità e precisione dell'indizio. Le uniche residue impronte rimaste sullo stesso all'esito di tale lavaggio infatti non possono che riportare all'ultimo soggetto che lo aveva maneggiato, allo scopo di pulirlo, all'assassino".
Ma al di là di invocare la pulizia e la non presenza di sangue, non si poteva semplicemente dire cosa dice in merito Stasi? Aveva usato il sapone la sera prima? Dopotutto, come confermato ai microfoni di Fanpage.it, nella platea c'erano solo appartenenti della "tifoseria" Stasi. Ci avrebbero creduto senza perplessità. Invece sul palco non è mai stata precisata la versione del condannato che magari avrebbe potuto spiegare perché c'era solo il suo DNA e non quello della fidanzata. Che Chiara la sera prima si era lavata le mani da un'altra parte? Il "dubbio" resta.
Lo stesso vale per un altro elemento, quello dei famosi pedali della bicicletta di Stasi che per i giudici sarebbero stati cambiati dopo l'omicidio e su cui è stato trovato il DNA della vittima. Il "dubbio" sul palco scherza: "Assassino uccide poi fa il meccanico?". E il giornalista de Le Iene precisa: "Quando ho intervistato Stasi mi ha detto che è da stupidi cambiare i pedali della bici mettendoli su un'altra bici di mia appartenenza".
Durante lo spettacolo c'è chi dal palco tiene a precisare che "il DNA sui pedali è apparso magicamente dopo la telefonata di una persona". Ora chi è questa persona? L'avvocato De Rensis spiega che il materiale biologico di Chiara Poggi potrebbe essere stato presente perché pochi giorni prima lei e Stasi avevano fatto una biciclettata verso il vicino santuario a Garlasco. Almeno si dà una spiegazione rispetto a chi punta il dito su qualcuno che ce lo avrebbe messo dopo una "chiamata" misteriosa.
Nella sentenza si legge: "Conclusivamente quindi la presenza di notevole quantitativo (il dato quantitativo è pacificamente ammesso anche dai periti del primo grado) di DNA della vittima su l'unica componente della bicicletta Umberto Dei modello Giubileo "dissonante" rispetto a tutte le altre sue componenti, costituisce un ulteriore elemento che ha acquisito una maggiore valenza indiziante alla luce degli accertamenti svolti nell'attuale procedimento di rinvio".
Infine, gli ultimi due elementi. Si è parlato dell'alibi di Stasi: stava scrivendo la tesi dalle 9.35 e la stava scrivendo con la stessa intensità con cui lo faceva gli altri giorni. "Eppure questo alibi informatico di Alberto non esiste perché viene quasi cancellato", dicono al microfono. C'è una finestra temporale compatibile con l'omicidio: quella "trappola dei 23 minuti", ribadiscono dal palco. Troppo poco per commettere un omicidio e ritornare a casa.
L'avvocato De Rensis ha precisato inoltre che la mattina dell'omicidio "la durata della chiamata con la madre è stata come quella degli altri giorni. C'è uniformità dell'atteggiamento di Alberto. Possibile che un essere umano possa lavorare efficacemente a una tesi che lo porta a 110 alla Bocconi dopo aver commesso omicidio? Cosa c'è di possibile in quei 23 minuti? Cosa c'è di probabile? Niente. Non c'è un movente, si è ipotizzato un litigio perché Alberto non ha dormito con la fidanzata".
Si è sempre parlato del fatto che la coppia la sera prima aveva probabilmente litigato perché non aveva dormito insieme quella notte. I difensori smentiscono questo ma nessuno, compreso ieri sera, ha spiegato perché non hanno dormito insieme: è stato chiesto ad Alberto Stasi? Non si sa quello che ha detto? Basterebbe questo per smentire questo punto. Ma la sua versione manca e si parla ancora di più di un possibile litigio.
Infine ultimo elemento presente nella sentenza che è stato analizzato ieri sera: l'assassino era un uomo che calzava numero 42. E dicono: "Guarda caso che Stasi calzava scarpe anche 42″. E non ha scarpe con impronte a palline, come quelle presenti sul pavimento di casa Poggi. Con il tono da chi prende in giro inquirenti ipotizzando che dietro ci fosse stato un complotto perché bisognava avere a tutti i costi un colpevole e che Stasi era l'unico a portata di mano. Poi precisano che c'è il dubbio che il Ris abbia messo insieme due impronte per arrivare all'impronta 42. E si sente una spettatrice dire: "Madonna". Ma se lo dicessimo in un tono diverso? Ma guarda un po' proprio Stasi indossava anche scarpe 42?
Ecco che riprende parola il "dubbio": "Dopo aver visto tutti questi dubbi, siete sicuri?". Insomma, siete sicuri che Alberto Stasi è veramente il colpevole dell'omicidio di Chiara Poggi? Per poi finire con "l'inganno del movente", quella cartella "Militare" che la vittima avrebbe visto in quei dieci minuti che Stasi si era assentato la sera del 12 agosto 2007 e che aveva lasciato la fidanzata davanti al suo pc. In quella cartella erano contenute immagini pornografiche e sarebbe stata aperta in quei 10 minuti che Stasi era uscito per sistemate i cani (la difesa Poggi dice da Chiara, la difesa Stasi dal sistema operativo).
Dal palco ieri sera si è detto: "Si sa che in quella cartella non c'era nulla di raccapricciante. C'era pornografia, da quando in qua guardare materiale pornografico fa di un uomo un assassino?".
Fermi tutti, prima leggiamo la sentenza dei giudici: "Anche raccapriccianti, di foto erotiche di ragazzine. È poi emerso che tutti i giorni Stasi, prima di applicarsi alla stesura della tesi, visionava immagini pornografiche, secondo un copione piuttosto ripetitivo: anche tali abitudini avrebbero potuto suscitare domande, o provocare discussioni anche con una fidanzata di ‘larghe vedute'".
Quando si dice che "non c'era nulla di raccapricciante" si fa riferimento a Stasi. Certo se le vedeva tutti i giorni, per lui quelle immagini trasmettevano solo sensazioni positive. Ma a Chiara? Come facciamo a sapere cosa pensava lei di tutte le immagini presenti nella cartella "Militare". Sapeva che il fidanzato guardava porno e le andava bene, ma come facciamo a sapere se per lei – se avesse mai visto veramente le foto di quella cartella – quelle immagini non le avesse giudicate "raccapriccianti"? Così come non è detto che il movente sia in queste immagini.
Nello spettacolo si è evocato il depistaggio mediatico, lo stato democratico e "gli errori giudiziari di cui è piena la cronaca nera italiana". Che forse, più che di errori giudiziari è piena di femminicidi ed è proprio questo che non ci dobbiamo dimenticare. Alberto Stasi è innocente o colpevole? Che si vada a un processo di revisione per fare ancora più chiarezza e che lo si salvi se è innocente. Come dice il suo avvocato "combatterò questa battaglia con ogni goccia di sangue che ho". Stasi è fortunato ad avere un avvocato come lui. Ma non dimentichiamoci, in tv o su un palco teatrale, che si tratta dell'ennesimo caso di una ragazza uccisa. Chiara è stata citata solo più di un secondo alla fine: "Vorrei ricordarla come la dottoressa Chiara Poggi, laureata in economia con 110 e lode. E io che sono il ‘dubbio' non posso che non chiedermi che a questa giovane donna, che aveva tanti sogni e altrettanti progetti, insieme alla vita le sia stato anche sottratto il futuro con l'uomo che amava e che però è stato condannato per il suo assassinio".
Ma dal palco quando si parla di "massacro" e "cannibalismo" si parla solo di Stasi dimenticandosidi Chiara Poggi e di una famiglia che quando avrà visto la locandina di questo spettacolo avrà pensato che il loro "massacro" non finirà mai.