Riprese le ricerche di Sara Pedri, la 32enne scomparsa 5 anni fa: “Passaggi più approfonditi ad aprile e maggio”

Sono riprese le ricerche di Sara Pedri, la ginecologa 32enne originaria di Forlì scomparsa ormai da cinque anni in Val di Non. Era infatti il 4 marzo 2021 quando della ragazza, che lavorava all'ospedale Santa Chiara di Trento, si persero le tracce. Il corpo non è ancora stato trovato. Le operazioni erano state sospese poco più di tre anni fa, nell’ottobre del 2022 e sembrava non fossero più destinate a ripartire.
Anche questa volta – come è successo in passato – le ricerche si concentrano nel lago di Santa Giustina, nei pressi del quale fu ritrovata la macchina della dottoressa. Sommozzatori, vigili del fuoco e carabinieri della compagnia di Cles hanno riannodato tutti gli indizi del caso, ricominciando a scandagliare porzioni di lago. Ma, proprio come due anni fa quando furono interrotte le ricerche, di Sara Pedri ancora nessuna traccia.
"Stiamo provando una grande emozione. Sappiamo benissimo che dopo cinque anni le speranze sono ridotte al lumicino. Ma ho già detto che mi basterebbe ritrovare un paio di scarpe, o gli occhiali o qualsiasi indumento. L’importante, comunque, è continuare a smuovere le coscienze", ha detto la sorella di Sara, Emanuela, in un post condiviso su Facebook sulla pagina dedicata alla richiesta di verità per la 32enne.
"Un grazie profondo al Prefetto di Trento che ha autorizzato le ricerche, ai Carabinieri, ai Vigili del Fuoco, ai Soccorsi Alpini, alla Forestale e a Mirella Liponi dell’associazione Penelope Trentino ALTO Adige/suedtirol, per la loro presenza, la loro umanità, la loro determinazione. Le ricerche riprenderanno anche nel mese di aprile, quando le acque del Lago di Santa Giustina saranno più basse. Perché chi cerca non si arrende e chi smuove le acque, prima o poi, qualcosa fa riemergere", ha aggiunto.
E infine un riferimento al processo che vide come imputati il primario dell’Ospedale Santa Chiara di Trento Saverio Tateo e della vice primaria Liliana Mereu assolti dalle accuse di maltrattamenti in concorso. "Attraverso la sua storia abbiamo acceso una luce su un dolore silenzioso che colpisce tante persone e di cui si parla ancora troppo poco: il mobbing. Se oggi se ne parla di più, è anche grazie a lei.E noi continueremo a cercarla, a parlarne e a non lasciare che il silenzio copra ciò che deve essere visto", ha concluso Emanuela.