“Rifiutata al corso per autisti di bus perché mamma, hanno detto che non se la sentivano”: il racconto di Kimberly

Kimberly Brundu ha 32 anni e vive a Genova. Da sempre è abituata a rimboccarsi le maniche e per anni ha cresciuto suo figlio da sola, facendo i salti mortali per resistere a un mondo del lavoro che respinge le donne e le madri. La sua storia fa parte di una serie di testimonianze raccolte in queste settimane da Fanpage.it.
"Avevo il sogno di prendere la patente D+CQC per guidare gli autobus. – racconta Kimberly in un'intervista a Fanpage.it – Sono da sempre appassionata di motori e prendere questo tipo di patente privatamente ha un costo elevato, così due anni fa avevo deciso di fare domanda per il corso per conducenti finanziato dalla Regione Liguria. Per me sarebbe stato un sogno prendere quella patente e poter lavorare nell'ambito dei trasporti".
Il colloquio per il corso di formazione
Kimberly sarebbe quindi stata selezionata per sostenere il colloquio del corso promosso, tra gli altri, da CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e ECIPA Genova. Secondo quanto racconta, all'inizio sembra essere la candidata ideale. "Mi hanno fatto domande per capire se fossi veramente interessata a quella strada e in quelle fasi del colloquio non c'era stato alcun problema. Sembrava procedere tutto alla perfezione, poi mi hanno chiesto se vivessi da sola". Un modo ‘discreto', ci spiega, per capire se avesse una famiglia.
"Io non ho problemi a parlare della mia famiglia, non vedo perché dovrei averne – continua – così dico che ho un figlio. Non sono neppure riuscita a dire che ha 12 anni, perché il loro atteggiamento è immediatamente cambiato".
I selezionatori, come racconta Kimberly, avrebbero prima iniziato a cercare di scoraggiarla, poi le avrebbero posto difficoltà di orario facendo riferimento al suo ruolo da madre. "La loro faccia era completamente diversa da come era prima di rivolgermi quella domanda. Ho cercato di sottolineare che non mi facevo problemi di orario, che mio figlio è anche abbastanza grande, che adesso ho un compagno che mi appoggia. Non c'è stato niente da fare perché hanno tagliato corto, addirittura a un certo punto proponendomi come esempio quello di tanti autisti uomini che avrebbero divorziato a causa degli orari dei turni di lavoro".
Il corso per conducenti di mezzi pubblici finanziato dalla Regione Liguria si proponeva, come si legge nel volantino del progetto, di rilasciare l'attestato di qualifica e inserire lavorativamente il 60% dei partecipanti.
"Qualche giorno dopo il colloquio – ricorda Kimberly – sono stata chiamata al telefono e mi hanno detto testualmente che ero la candidata ideale, ma che ‘non se la sentivano di prendere per il corso una donna con un figlio‘. Purtroppo così è sfumato quello che per me è un sogno, anche perché questo tipo di patente costa fino a 5000 euro".
La posizione di Ecipa Genova
Contattato da Fanpage.it, Ecipa Genova, ente di Formazione CNA ha affermato che, nell'iter di selezione, è "possibile che non vengano trovate dall'azienda le caratteristiche cercate per l'inserimento". "Non abbiamo mai discriminato nessuno. Vengono selezionate 12 persone, ci sono per forza degli esclusi – fanno sapere da Ecipa -. Questo settore ha effettivamente degli orari molto particolari e chi viene scelto deve avere una totale disponibilità nella turnistica. Respingiamo categoricamente l'accusa di aver trattato male la candidata, soprattutto perché mamma. Probabilmente i suoi requisiti non sono stati ritenuti idonei. È stata fatta una valutazione regolare dalla commissione".
Il sogno di guidare l'autobus
"Non è la prima volta che mi capitano domande simili sulla mia vita privata e sul mio ruolo da madre durante i colloqui – spiega Kimberly -. In un'altra azienda la mia responsabile, prima di assumermi per uno stage, mi chiese se avessi intenzione di avere altri figli. Dopo il tirocinio ho deciso di andarmene, per questo ma per tanti altri motivi".
Adesso, la 32enne sta lavorando nell'impresa di pulizie di un amico. "Mi ha assunta lui e mi sta dando una mano. Quello di guidare gli autobus resta un sogno, al momento. Purtroppo quando dici di avere un figlio, quasi nessuno ti dà un lavoro – sottolinea Kimberly -. Al momento sono fortunata perché ho l'appoggio di un bravo compagno, ho comunque un impiego e mio figlio ha ormai 12 anni. Per tanto tempo però ho cresciuto il mio bambino da sola, sono andata avanti tra lavori stagionali, Naspi e reddito di cittadinanza. Quando lo raccontavo alle persone, mi guardavano quasi come se fosse colpa mia, come se in qualche modo non avessi voglia di lavorare. Questo non è vero, perché io un sogno ce l'ho e non ho potuto perseguirlo. L'unica ‘pretesa', se così vogliamo definirla, che avevo era quella di lavorare e contribuire alla società. In Italia sembra impossibile".
"Io vorrei riprovarci – racconta ancora Kimberly – ma sono rimasta scottata. Non vorrei riporre nuove speranze nel colloquio per poi vedermi trattare allo stesso modo".
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