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5 Novembre 2019
16:26

Ricerca rivela: in scampi e gamberi che mangiamo centinaia di microplatiche

Un gruppo di ricercatori e docenti del Dipartimento di Scienze della vita e Ambiente dell’Università di Cagliari, in collaborazione con quelli dell’Università Politecnica delle Marche, hanno documentato la presenza di microplastiche in scampi e gamberi viola mostrando un’alta contaminazione: 413 particelle trovate nello scampo e 70 nel gambero.
A cura di Davide Falcioni
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Tra i cinque e i tredici milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari e una parte, inevitabilmente, anche sulle nostre tavole: le microplastiche, infatti, vengono ingerite dai pesci e dagli altri organismi marini, compresi quelli che vivono nelle profondità come  scampi e gamberi viola. Un gruppo di ricercatori e docenti del Dipartimento di Scienze della vita e Ambiente dell'Università di Cagliari, in collaborazione con quelli dell'Università Politecnica delle Marche, hanno documentato la presenza di microplastiche in queste due specie di crostacei, prelevati nei dintorni della Sardegna, mostrando un'alta contaminazione: 413 particelle trovate nello scampo e 70 nel gambero.

In prevalenza si tratta di polietilene (PE, il principale costituente degli imballaggi e della plastica monouso), e di polipropilene (PP, usato per i tappi delle bottiglie o le capsule del caffè). I risultati della ricerca  sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Pollution. "Sono risultati allarmanti ma che non devono creare allarmismo – spiega all'ANSA Alessandro Cau, che ha firmato lo studio insieme a Claudia Dessì, Davide Moccia, Maria Cristina Follesa e Antonio Pusceddu – non sappiamo ancora, infatti, se la quantità ritrovata nello stomaco dei gamberi ma soprattutto negli scampi (sono crostacei scavatori, quindi tendono ad ingerire maggiormente le sostanze depositate nel fondo marino), possa causare danni all'organismo o all'uomo. Certo è che quelle microplastiche, che sembrano così distanti da noi, ci ritornano indietro in maniera subdola".

Il prossimo step della ricerca sarà determinare quanta microplastica possa arrivare davvero sulle tavole. "Ci stiamo chiedendo se gli scampi, in particolare, siano in grado di triturare quelle microplastiche che abbiamo trovato nel loro stomaco e che non sono riuscite a passare nel tratto digerente perché troppo grandi. In questo caso le particelle verrebbero reimmesse nel mare e nella catena alimentare di altre specie, nel caso contrario – avverte il ricercatore – arriverebbero tutte sui nostri piatti".

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