I gestori del Crusco’s di Potenza
in foto: I gestori del Crusco’s di Potenza

Le nuove strette sulle attività commerciali previste dall'ultimo DPCM rappresentano un grande ostacolo per i commercianti e per coloro che gestiscono bar e ristoranti. A Potenza c'è chi ha cercato di trasformare le oggettive difficoltà in qualcosa di buono. In queste ore sono in tanti a promuovere anche tramite i social campagne di sostegno per locali, bar e ristoranti e c'è chi ha deciso di ricambiare il favore. I gestori del Crusco's, per esempio, hanno deciso di donare tutto quel cibo che resta invenduto a chi ne ha bisogno.

Lo scattare dell'ora X, insomma, non rappresenta il momento in cui si buttano chili di roba buona da mangiare ma invenduta e diventa il segnale per trasformare il ristorante in un'attività benefica. All'iniziativa del Crusco's si sono uniti altri due ristoranti potentini: il Burbaca e Verdecrudo. A Fanpage.it, Salvatore Conte, gestore del locale che ha dato inizio a questo progetto, ha raccontato quello che lui definisce "l'altro pianeta della porta accanto".

Dopo il nuovo DPCM come sta andando la sua attività?

"Il giorno dopo le nuove disposizioni avevamo preparato circa quaranta coperti per pranzo. Soltanto sei tavoli sono stati occupati. Molte delle cose che avevamo cucinato erano praticamente da buttare e non nascondo che la situazione attuale ci spaventa molto. In quel momento però abbiamo deciso di regalare quello che sarebbe rimasto invenduto e l'iniziativa, lanciata su facebook, ha avuto un successo difficile da immaginare per una città di 60.000 abitanti".

Cioè?

"Solo nella giornata di martedì ci sono venute a trovare 54 famiglie. In quella di ieri 60 e sono numeri destinati a salire. Abbiamo capito che a Potenza la situazione è drammatica e che non si tratta di storie lontane che al massimo ascolti al tg. Questa è una vera e propria tragedia umanitaria che coinvolge soprattutto quelli che con il Covid hanno dovuto mandar giù la propria invisibilità per lo Stato ma che già prima della pandemia dovevano ingegnarsi per cavarsela come possibile".

Chi sono le persone che vengono a trovarvi?

"Tanti lavoratori saltuari (e quindi in nero) che ora non hanno alcuna entrata perché la paura del contagio ha tolto loro il lavoro. Gente che non può presentarsi dalle autorità e dire "ho perso il mio guadagno" perché per lo Stato non esiste. La storia che mi ha colpito maggiormente è quella di un padre di circa 30 anni che vive in auto con suo figlio. Sono venuti al ristorante per chiedere qualcosa da mangiare e ci hanno raccontato questo vissuto agghiacciante. Quell'uomo porta ogni giorno a scuola suo figlio e fa in modo che tutti pensino che abbia una vita normale. Per noi ogni giorno alle 18, quando spegniamo le luci sulla strada del locale, si aprono le porte di un pianeta che credevamo di conoscere, ma che è completamente diverso da quello che pensavamo".

Riuscite a tenere testa alla richiesta?

"Non proprio. Ormai abbiamo iniziato a cucinare per chi ha bisogno visto che il non venduto non bastava a soddisfare le richieste. A noi si sono uniti due locali e speriamo che altri ancora ci aiutino. La mole di lavoro per queste persone ha portato la nostra attività a rasentare i zero incassi questa settimana, ma non vogliamo mollare. Abbiamo bisogno del sostegno delle persone, è vero, ma c'è anche tanta gente che conta su di noi".