Un delitto che "neanche la più feroce delle bestie avrebbe potuto compiere. A ridurre un corpo umano in quelle condizioni credo non sarebbe riuscito neanche il leone più affamato della terra". Sono le parole usate dall'avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia di Pamela Mastropietro nel descrivere le modalità in cui è stato ridotto il cadavere della 18enne, il cui corpo è stato rinvenuto due giorni fa in due trolley gettati in una scarpata nelle campagne di Pollenza, in provincia di Macerata. "Potrebbe corrispondere al vero", dice sempre il legale, l'indiscrezione trapelata nelle scorse ore circa l'asportazione di alcuni organi dal corpo della 18enne. Si aggrava quindi ora dopo ora il quadro probatorio nei confronti dell'unico indagato, Innocent Oseghale, l'uomo nigeriano accusato di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere. L'uomo, secondo quanto emerso finora, è stata l'ultima persona che ha visto Pamela Mastropietro in vita. Resterebbe ora da chiarire se Pamela sia stata uccisa da lui oppure se sia morta di overdose e se il cadavere sia stato successivamente smembrato e chiuso in due trolley.

Interrogato il camerunense che per primo ha denunciato Innocente Oseghale

Nel frattempo è stato sentito per oltre due ore nella caserma dei carabinieri di Macerata un altro uomo, questo di origine camerunense, che aveva segnalato ai militari di aver accompagnato Innocente Oseghale a Pollenza, dove il nigeriano in stato di fermo ha abbandonato i due trolley nei quali il giorno seguente è stato scoperto il cadavere a pezzi di Pamela Mastropietro, 18 anni. Il testimone, accompagnato dai carabinieri in caserma, è uscito intorno alle 15 e 30 accompagnato da una donna e non ha rilasciato nessun commento. Al momento, dunque,  l'unico fermato è lo stesso Oseghale, che si trova nel carcere di Montacuto (Ancona). Era stato proprio il camerunense a rivolgersi prima alla polizia, poi ai carabinieri, dopo aver sentito la notizia del cadavere trovato a pezzi nei trolley. Ha riferito ai militari che Oseghale gli aveva chiesto di trasportarlo a Pollenza, la sera del 30 gennaio, e che lui non sapeva cosa contenessero le valigie.