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Omicidio di Alice Scagni a Genova

Omicidio Scagni, i genitori: “Nostro figlio ha ucciso sua sorella Alice, ma restiamo mamma e papà”

L’1 maggio 2022 Alberto Scagni ha ucciso la sorella Alice. I genitori Antonella e Graziano raccontano a Fanpage.it il loro dramma: “Se le istituzioni ci avessero ascoltato, si sarebbe potuto evitare”.
A cura di Chiara Daffini
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Ha collaborato Gabriella Mazzeo

La casa è piccola e al primo piano, presa per ‘godersi la pensione'. Si trova nel quartiere di sempre, vicino al porto antico di Genova, dove un tempo viveva una famiglia unita: mamma Antonella, papà Graziano e i figli Alberto e Alice. Poco distante la nonna materna.

Dall'appartamento entrano ed escono quattro gatti, mentre il cagnetto Rocky è stato temporaneamente messo alla porta per non disturbare un racconto importante.

"Pur avendo otto anni di differenza – dice Antonella Zarri a Fanpage.it – i miei figli sono sempre andati d'accordo. Da piccoli giocavano insieme,  da ragazzi si confidavano, anche negli ultimi giorni si sentivano molto spesso".

Gli ultimi giorni sono quelli di Alice, uccisa l'1 maggio 2022 con 17 coltellate dal fratello Alberto. Ma il dramma della famiglia Scagni inizia prima.

"Su di lui c'era un'ombra"

Alberto è affetto da epilessia, condizione che genera in lui, fin da bambino, un forte disagio. "Su di lui c'era come un'ombra, si sentiva inadeguato, spiega la madre, temeva di avere crisi convulsive e che gli altri lo giudicassero male".

Un episodio del genere avviene, da adulto, sul luogo di lavoro: "Era impiegato in un'azienda della grande distribuzione, ricorda Antonella, e un giorno ha avuto una crisi epilettica in ufficio. Da allora, era il 2013, si è licenziato e non ha più avuto un'occupazione stabile".

Passano gli anni e Alberto vive con il reddito di cittadinanza e qualche lavoro saltuario, fino all'arrivo della pandemia quando, anche per obbligo, inizia a chiudersi in casa e in se stesso.

"C'erano periodi in cui non ci frequentavamo neanche, ricorda la mamma, lui non voleva aprirsi con noi, l'unica con cui parlava era sua sorella".

Alberto e Alice al matrimonio di Alice
Alberto e Alice al matrimonio di Alice

Il rapporto ossessivo con Alice

Nel frattempo Alice si sposa e va a vivere in un altro quartiere con il marito Gianluca, dal quale ha avuto un bimbo. "Alberto soffriva molto questo allontanamento, ricercava le sue attenzioni chiamandola anche venti volte al giorno", racconta Antonella.

Alla famiglia inizia a essere chiaro che qualcosa non va sul finire del 2021, quando oltre agli atteggiamenti antisociali cominciano a manifestarsi forme di aggressività legate alla richiesta continua di denaro.

"Fino ad allora, ricorda la madre, aveva condotto una vita piuttosto lineare, anche con convivenze. Nell'ultimo periodo sfogava la sua frustrazione spendendo più di quanto poteva permettersi.  Tutto era partito dal disinvestimento di un piccolo fondo pensione che mio marito e io avevamo messo da parte per lui".

È la stessa Alice a proporre ai genitori di rivolgersi insieme a uno psicologo per cercare di aiutare Alberto. "Volevamo sapere se stavamo sbagliando qualcosa nel modo di comunicare con lui, fargli capire che c'eravamo e gli volevamo bene".

Il verdetto dello specialista, il 19 gennaio 2022, è inequivocabile: "Alberto è affetto da disturbi psichiatrici, non è possibile aiutarlo con la sola psicoterapia". Per questo Antonella contatta subito i servizi di salute mentale competenti.

Ma nessun protocollo viene immediatamente attivato e la prima visita è a distanza di settimane, durante le quali Alberto peggiora.

"Aveva iniziato a essere molto aggressivo, a picchiare contro i muri con una mazza e a vandalizzare la porta della nonna, sul suo stesso pianerottolo, per avere denaro".

Anche i condomini si accorgono dello squilibrio di Alberto e contattano i servizi di salute mentale e le forze dell'ordine: "Nonostante gli agenti fossero allertati quasi ogni giorno per quanto accadeva nel palazzo, non venivano presi provvedimenti", riferisce a Fanpage.it Antonella.

L'ultima notte

Arriviamo a sabato 30 aprile 2022. Alberto, in preda a una crisi psicotica, brucia la porta di casa della nonna. Sul posto intervengono i vigili del fuoco e la polizia.

"Due poliziotti, ricorda Antonella, vennero da me a interrogarmi. Dissi loro che io e mio marito avevamo paura di fare la fine dei genitori di Benno Neumair (assassinati dal figlio, ndr). Mi risero in faccia. ‘Signò, non famola tragica".

Per cercare di provare che gli atti di vandalismo erano opera del figlio, Graziano la notte del 30 aprile dorme a casa della suocera, accanto all'appartamento di Alberto.

"Per tutto il tempo l'ho sentito sbattere i pugni contro il muro, dice a Fanpage.it, ma quando al mattino ho chiamato in questura non mi sono state date indicazioni".

Antonella Zarri e Graziano Scagni, genitori di Alberto e Alice
Antonella Zarri e Graziano Scagni, genitori di Alberto e Alice

Le minacce al telefono

Alle 13:15 del 1 maggio, Graziano riceve una telefonata dal figlio: "Minacciava di tagliarmi la gola e di uccidere me e tutti gli altri se non avesse avuto i soldi sul conto entro cinque minuti", ricorda l'uomo.

Graziano e Antonella decidono di registrare eventuali altre chiamate del figlio per portarle come prova alle forze dell'ordine. La successiva arriva alle 13:40. I genitori di Alberto la fanno ascoltare integralmente a Fanpage.it.

"Allora? – esordisce Alberto rivolgendosi al padre – I soldi per mangiare, uomo di m*!". "E tu cosa sei?", risponde Graziano. "Un uomo, a differenza di 7 miliardi di persone che stanno sulla Terra e p* Dio mi fa schifo pensare che respiro la stessa aria".

La registrazione tradisce sprazzi di terrore domestico: la tv accesa sul telegiornale di mezza giornata, i sussulti di Antonella accanto al marito: "Rinco*to di m* – continua Alberto -, tra cinque minuti controllo il conto, se non ho i soldi stasera tua figlia e Gianluca sai dove c* sono".

La telefonata si interrompe e Graziano chiama immediatamente il 112: "Volevo che mandassero una pattuglia dove abitava mia figlia e che ascoltassero la chiamata appena registrata, ma niente". "Volanti disponibili – aggiunge Antonella – a loro detta non ce n'erano".

Gli uomini in divisa alla fine arrivano. Sono una quarantina, secondo quanto riferisce Antonella, accanto al corpo senza vita di Alice: "Erano lì, pronti a impedirci di darle l'ultima carezza".

La sera del 1 maggio Alice lascia in casa il marito Gianluca e il figlio di appena un anno per portare fuori il cane. "Sei sicura?", le chiede il coniuge. "Certo, risponde, non ho paura di Alberto, è mio fratello e non mi farebbe mai del male".

Sotto casa, invece, Alberto la aspetta e la finisce con 17 coltellate inflitte con un coltello avvolto in un sacchetto di plastica. Gianluca osserva impotente la scena dalla finestra e il tempo di scendere a soccorrerla è troppo per salvarle la vita.

"I miei suoceri che abitano lì vicino, ricorda Antonella, si sono visti arrivare il cane senza padrone, mi hanno chiamata per chiedermi se avevo notizie ‘dei ragazzi'. Lì ho capito che era successo qualcosa di terribile e ne ho avuto poi conferma da mio genero".

"Mi sono attaccata al 112 urlando, continua la donna, ma le informazioni che cercavo le sto ancora aspettando. Quando ho saputo che Alice non ce l'aveva fatta e ho chiesto dove potevo andare a vederla, il 112 mi ha risposto ‘Ma lei signora come fa a sapere che sua figlia è morta?'"

Abbandonati dalle istituzioni

"Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni – dicono i coniugi Scagni -, tanto dalle forze dell'ordine quanto dai servizi di salute mentale. Più persone avevano dato l'allarme, si sarebbe potuto evitare. Ancora oggi non siamo nemmeno parte lesa nel processo".

"Mi chiedo – va avanti Graziano – perché devo essere il solo a convivere con i sensi di colpa e con parenti che, di nascosto o apertamente, dicono che la responsabilità della morte di Alice chissà su chi deve ricadere".

Alice e Alberto da bambini
Alice e Alberto da bambini

Oggi, genitori e figli

Intanto Alberto è rinchiuso nel carcere di Marassi e non vede i genitori dal giorno dell'omicidio. "Si sta rendendo conto della perdita della sorella – spiega la mamma -, perché quando parla di lei a volte piange, ma non credo sappia che è stato lui a ucciderla".

"Questo – continua la donna – perché i suoi scompensi psichici sono ancora scoperti, lì lo curano solo per l'epilessia e oltre ai colloqui con la psichiatra non ha alcun genere di terapia farmacologica".

Conclusa la perizia psichiatrica nell'ambito dell'incidente probatorio, Antonella e Graziano avranno il permesso di rivedere Alberto. Ma le loro emozioni sono differenti.

"Alberto e Alice resteranno per sempre i miei figli – dice Antonella – Alice è vicina a me in quello che sento e in quello che voglio fare e io voglio stare vicina ad Alberto. È malato e ha bisogno di aiuto".

"Alberto è mio figlio e ha sbagliato, anche se non era in sé. Spero che lo curino e che stia meglio, ma mi fermo qui", le parole del padre.

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