"Appare evidente la volontà di Unosom (il comando Onu retto dall’ammiraglio statunitense Jonathan Howe, ndr) di minimizzare sulle reali cause che avrebbero portato all’uccisione della giornalista italiana e del suo operatore". A scriverlo era un agente del Sismi, il servizio segreto militare, tre giorni dopo l'assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Un documento scritto a penna ma pieno di cancellature emerge dalle nuove desecretazioni disposte dal governo e reperibili sul sito della Camera dei Deputati. Così, nel leggere quel foglio, ci si chiede come mai a Roma i servizi segreti si siano affrettati a cancellare i dossier del loro agente in Somalia. A domandarselo è anche Domenico D'Amati, avvocato della famiglia Alpi. Intervistata da La Stampa la madre della giornalista ammette: "Dopo vent’anni, ormai sono pessimista e mi pare di avere buone ragioni per esserlo. È troppo tempo che grido che ci sono stati depistaggi, né vedo grandi novità da queste desecretazioni. È una vergogna che per buona metà siano pagine bianche. I segreti restano segreti".

Il 20 marzo 1994 – il giorno in cui la giornalista e l'operatore vennero uccisi – il contingenti italiano aveva quasi completamente lasciato Mogadiscio: insieme agli ultimi soldati si imbarcarono anche gli uomini dei servizi segreti, ma rimaneva nella capitale somala un ultimo agente, nome in codice "Signor Alfredo", che tutte le sere inviava via fax un rapporto a Roma. Negli uffici del Sismi quei rapporti venivano ribattuti a macchina, ma dalle ultimi desecretazioni ci si è accorti che l'ioriginale è pieno di cancellature: "Unosom sta orientando le indagini sulla tesi (inizialmente il signor Alfredo aveva scritto: “Sta continuando a battere la pista”) della tentata rapina e della casualità dell’episodio".

Ma le cancellature a quel documento sono anche molte altre e rivelano che il "Signor Alfredo" in origine aveva svelato dettagli ben più importanti, puntualmente rimossi successivamente. Come mai? A lungo ha cercato di rispondere a questa domanda Franco Ionta, pubblico ministero che indagava sull'omicidio, senza riuscire a risalire alle vere causa di quelle omissioni. Ora l'avvocato D'Amati afferma: "L’agente operativo che era rimasto a Mogadiscio fece coscienziosamente il suo dovere. Ma i suoi rapporti finirono nel cassetto. Da me interrogato al processo, uno dei capi del Sismi sostenne che il servizio segreto non si occupa di un omicidio. Figurarsi, se non si occupano del delitto di una giornalista della Rai a cui si vuole chiudere la bocca, di che cosa si devono occupare?". E tra le cancellature dei documenti del "Signor Alfredo ce n'è una inquietante e puntualmente rimossa: "Da fonte attendibile – scriveva l'agente – risulta che a Bosaso la giornalista è stata minacciata di morte».