Michele, expat in Lussemburgo: “Vi racconto perché è uno dei Paesi dove si vive meglio in Europa”

Nato a Torino, lussemburghese di adozione. È la storia di Michele, connazionale classe 1994, che a Fanpage.it ha deciso di raccontare la sua esperienza di italiano all'estero.
Sei anni fa ha scelto il Lussemburgo, tra i Paesi che nelle classifiche degli ultimi anni si è posizionato ai primi posti per qualità della vita e stipendi: dopo averne trascorsi 4 a Esch-sur-Alzette, da 2 Michele vive nella capitale.
"In Italia non riuscivo a mettere via nulla per il mio futuro, qui invece ho una buona retribuzione e riesco a risparmiare molto più di quanto facevo prima", ha spiegato.
Quando e come sei arrivato a vivere in Lussemburgo?
Sono nato a Torino e da piccolo ho vissuto 10 anni a Bucarest. Poi sono rientrato in Italia, ho fatto il liceo a Carmagnola e mi sono laureato in informatica a Torino.
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Dopo la laurea per un periodo ho lavorato con un'azienda italiana che svolgeva progetti all'estero. In quel periodo ho avuto la fortuna di fare trasferte e l'ho trovata un'esperienza davvero interessante.

Ho notato dei ritmi molto diversi, le persone avevano un altro rapporto con il lavoro, un maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata. Non c'era la pressione che sentivo ed è una cosa che mi aveva subito affascinato.
Poco dopo sono andato a vivere da solo, all'epoca avevo anche un prestito per l'auto da pagare, e ho notato che non riuscivo a mettere da parte nulla per il mio futuro. È stato forse quello il momento in cui ho pensato di cercare un'opportunità all'estero, anche per esplorare la vita in un altro Paese.

Ho iniziato a fare ricerche e valutazioni, i due Paesi a cui avevo pensato erano la Svizzera e il Lussemburgo, per opportunità lavorative da informatico ma anche da un punto di vista economico, che per me era uno degli aspetti più importanti.
Alla fine ho scelto il Lussemburgo perché, tra le altre cose, avevo letto che era un Paese molto accogliente per gli stranieri, che rappresentano una percentuale alta degli abitanti (quasi il 50% a livello nazionale, ndr).
Com'è stato il trasferimento? Sapevi già la lingua?
Il trasferimento è stato abbastanza semplice, anche se i primi mesi mi sono serviti per capire un attimo dove fossi arrivato. Qui parlano francese e lo avevo studiato al liceo, ma mi sono reso conto che il mio era molto scolastico e all'inizio ho avuto delle difficoltà.
Nell'azienda dove avevo trovato lavoro all'epoca però usavo soprattutto l'inglese quindi lì non ho avuto problemi. Ed essendo un Paese con tanti stranieri l'inglese lo parlano più o meno tutti, mi sono integrato facilmente con i colleghi e i miei coinquilini. Il consiglio per chi vuole trasferirsi qui, ovviamente, è di conoscere bene almeno una delle due lingue.
Cosa ti piace e cosa non ti piace del Lussemburgo?
Trovo molto positivo il fatto che sia un Paese multiculturale e, ovviamente, gli stipendi. Da quando sono arrivato ho duplicato la mia retribuzione e ho ricevuto diverse promozioni. Altra cosa positiva qui in Lussemburgo: se aumenta l'inflazione, viene adeguato anche lo stipendio.

C'è un buon potere d'acquisto, anche per le famiglie, e molta flessibilità. In più, Lussemburgo non è una città caotica, ma ha comunque un profilo internazionale, da capitale, le due cose si sposano bene.
Non è il massimo invece per la vita notturna, ma è vicina a tante altre capitali europee, come Amsterdam, Bruxelles, Parigi, che si possono fare facilmente weekend fuori porta.
È un Paese molto verde, ci sono quattro laghi dove è bello trascorrere l'estate. Uno dei cliché che volevo smentire era proprio il fatto che ci sono solo banche (ride, ndr). I trasporti sono completamente gratuiti, così come l'autostrada e le università, e mi sento anche abbastanza sicuro.

Potrei parlare per ore delle cose positive. Tra le cose negative invece direi il tempo che è molto variabile, lo spirito di adattamento che bisogna avere quando ci si trasferisce va sicuramente applicato anche al clima.
Con il cibo invece come ti trovi? E con le persone?
Ci sono ristoranti di cucina da tutto il mondo, anche italiani, ma mi rendo conto che i sapori sono molto diversi, il cibo non è fresco come in Italia perché è tutto d'importazione. Sul cibo l'Italia batte sicuramente il Lussemburgo, non c'è dubbio.
Nella mia esperienza ho avuto modo di conoscere sia stranieri che lussemburghesi. I primi sono tutti expat, sono qui per lavoro, per studio.
Per quanto riguarda i secondi, invece, ci sono due grandi anime: quella più conservatrice e quella progressista. La maggior parte di loro sono aperti agli stranieri, pensano che siano importanti per l'economia del Paese, sono disponibili e ti aiutano.
Quanto costa vivere lì?
Diciamo che ognuno ha il suo stile di vita e io penso di averne uno ‘normale'. Il costo più alto, secondo me, è sicuramente quello per l'affitto, vivere da soli è impegnativo.

Penso che il Lussemburgo sia ottimo per le famiglie perché ci sono molti vantaggi fiscali. Ma anche se io sono single, vivo con dei coinquilini e riesco a mettere via più di quello che riuscivo a risparmiare in Italia.
Torni spesso nel nostro Paese? Hai trovato quell'equilibrio tra tempo libero e lavoro che cercavi?
A me piace tornare, in Italia, a Carmagnola c'è la mia famiglia, ci sono i miei amici. Di media scendo tre volte all'anno, solitamente nei periodi delle feste e delle vacanze estive.
Durante il Covid ho dovuto essere più creativo perché dovevo trovare vie alternative, ma sono riuscito a tornare anche in quel periodo.

Mi trovo bene in Lussemburgo, ci sono tanti vantaggi per le famiglie, come ho già detto, ma anche per chi vuole fare una carriera. Qui si possono fare esperienze qualificati, ben retribuite e avere una buona qualità della vita.