Mamma e figlia morte a Campobasso, il medico che le ha curate: “Evoluzione rapida e fuori dagli schemi”

"Abbiamo fatto tutto il possibile, ma il cuore non ha mai ripreso a battere. È stato lì che ho capito, quasi immediatamente, che c’era qualcosa di diverso rispetto ai casi che affrontiamo ogni giorno". A parlare è Vincenzo Cuzzone, direttore della Rianimazione dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, tra i primi medici a intervenire nel tentativo disperato di salvare Sara, la 16enne morta dopo Natale per quella che si pensava essere una intossicazione alimentare, ma che invece si è scoperto che è stata avvelenata. Poco dopo, anche la mamma, Antonella Di Ielsi, 51 anni, è deceduta per lo stesso motivo.
Sul caso è stato ora aperto un fascicolo per omicidio al momento a carico di ignoti, mentre continuano le indagini per cercare di capire cosa sia successo e se effettivamente le due sia state uccise con la ricina, trovata nel sangue e sui capelli.
Cuzzone, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che "sin dall’inizio ho avuto la sensazione che qualcosa non tornasse. L’evoluzione del quadro clinico era troppo rapida, anomala. Madre e figlia presentavano una storia clinica praticamente sovrapponibile e, soprattutto, si è sviluppata nello stesso identico modo e negli stessi tempi". E poi ancora: "Le due donne hanno avuto un’evoluzione estremamente rapida e fuori dagli schemi. Si è trattato di una insufficienza multiorgano improvvisa, qualcosa che non è tipico delle patologie che trattiamo quotidianamente. Sembrava esserci un agente che colpiva simultaneamente più organi. Questo è ciò che rendeva il quadro così insolito".
Quell'agente – si è scoperto solo negli ultimi giorni – potrebbe essere la ricina, una sostanza altamente tossica contenuta nei semi della pianta del ricino. Tracce del veleno sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all'estero, tra Svizzera e Stati Uniti, e in un capello di Antonella Di Ielsi, deceduta il giorno successivo alla figlia. "Anche se avessimo capito subito la natura del problema, non esiste un antidoto. Non è qualcosa che rientra nella pratica clinica quotidiana. Non era riconoscibile in tempo utile e, soprattutto, non è trattabile in modo specifico", ha aggiunto il medico.
Le indagini proseguono, mentre gli inquirenti invitano alla prudenza. "Non vuol dire che vi sia la certezza che questa sia la causa della morte. Dunque invito tutti alla cautela. Non confermerò l'avvelenamento fin quando non avrò i risultati dell'autopsia. Innanzitutto sono preoccupata per questa ragazza e al peso mediatico che sta sopportando", ha dichiarato la procuratrice di Larino parlando dell’altra figlia della donna deceduta, l'unica a non essere stata male dopo Natale. Anche il marito e papà delle due vittime, infatti, è stato a lungo ricoverato in ospedale, ma dalle analisi non sarebbero emerse tracce di ricina nel suo sangue. Per questo i campioni verranno riesaminati.