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Mamma e figlia morte a Campobasso, escluso ‘rilascio lento’ della ricina: in corso indagini sull’avvelenamento

I consulenti degli investigatori che stanno lavorando sul sospetto avvelenamento della 16enne Sara e di sua madre Antonella Di Ielsi, 51 anni, le due donne morte a Pietracatella (Campobasso) escluderebbero il ‘rilascio lento’ della ricina. Proseguono le indagini, con interrogatori e sopralluoghi.
A cura di Eleonora Panseri
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Proseguono a ritmo serrato le indagini sul sospetto avvelenamento delle due donne morte a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nei giorni di Natale, la 16enne Sara e sua madre Antonella Di Ielsi, 51 anni.

I consulenti degli investigatori che stanno lavorando sul caso avrebbero escluso il ‘rilascio lento' della ricina, la potente citotossina naturale in grado di causare morte cellulare bloccando l'attività di sintesi proteica dei ribosomi. Secondo fonti qualificate, infatti, gli esperti avrebbero escluso questa ipotesi inizialmente circolata su stampa e tv.

Niente “avvelenamento graduale”, quindi con piccole quantità ripetute, ma più probabile una somministrazione unica o concentrata avvenuta in un momento preciso.

Intanto, a meno che non ci siano rinvii dell'ultimo minuto, dovrebbe svolgersi in settimana un nuovo sopralluogo nella casa dove viveva la famiglia, ancora sotto sequestro. Anche questo nuovo passaggio è legato ai recenti sviluppi investigativi che ipotizzano un duplice omicidio premeditato. Il fascicolo è al momento contro ignoti.

Un altro elemento sul quale si concentra l'attività della Squadra Mobile è la ricerca di eventuali tracce riconducibili all'acquisto della ricina in rete.

Oggi, martedì 7 aprile, sono ripresi in Questura a Campobasso gli interrogatori di parenti e amici delle due donne, morte subito dopo Natale. Complessivamente le Squadra Mobile guidata da Marco Graziano ha ascoltato finora una ventina di persone e gli interrogatori dei testimoni proseguiranno anche nelle prossime ore.

La svolta nel caso è arrivata con i risultati degli esami tossicologici svolti sulle salme della 16enne e della 51enne. Tracce di ricina sono state trovate nel sangue delle due donne. Le analisi svolte al Maugeri di Pavia sono state confermate da laboratori in Svizzera e negli Stati Uniti.

La presenza di questa sostanza ha spinto gli inquirenti a chiedere una proroga di 30 giorni per il deposito delle autopsie. Fino a poche settimane fa l'inchiesta era incentrata su un possibile errore medico.

Le due donne, infatti, erano state rimandate a casa dopo un primo accesso al pronto soccorso. Le loro condizioni si erano aggravate con il decesso avvenuto tra il 27 e il 28 dicembre.

Per questo motivo cinque medici erano finiti nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo. Ora l'obiettivo degli investigatori è capire chi abbia avvelenato madre e figlia.

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