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Madre e figlia morte a Campobasso, interrogati parenti sopravvissuti: si indaga anche sui cesti regalati a Natale

Gli investigatori, come confermato da fonti di Fanpage.it, stanno interrogando amici e parenti vicini ad Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, di soli 15 anni, morte avvelenate dopo aver consumato uno dei pasti del periodo natalizio. Anche Gianni Di Vita e sua figlia Alice, ovvero gli altri membri della famiglia sopravvissuti al presunto avvelenamento.
A cura di Giorgia Venturini
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La Procura di Larino sta continuando a indagare, con l'accusa di omicidio contro ignoti, sul caso di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita: entrambe sono morte avvelenate dopo aver consumato uno dei pasti del periodo natalizio. Gli investigatori, come confermato da fonti di Fanpage.it, stanno sentendo amici e parenti vicini alle vittime che hanno trascorso con loro i pasti delle festività.

Oggi 8 aprile in Questura sono stati sentiti Gianni Di Vita e sua figlia Alice, gli altri membri della famiglia che non risultano essere stati avvelenati. Questi due interrogatori, come persone informate dei fatti e quindi non accompagnate dagli avvocati, arrivano dopo quelli di ieri 7 aprile a una ventina di persone, tutte vicine alle vittime. Secondo l'ipotesi della Procura le due donne potrebbero essere state avvelenate con la ricina nel dicembre scorso dopo aver mangiato qualcosa nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso.

Al vaglio della Procura ci sono due cene e un pranzo consumati tra il 23 e il 24 dicembre. Le due donne si erano sentite male e si erano presentate in ospedale a Campobasso ma erano state rimandate a casa dopo i primi accertamenti in pronto soccorso. Quando poi sono ritornate dai medici era ormai troppo tardi. Per questo cinque sanitari sono indagati, ma ora che si indaga per omicidio per avvelenamento da ricina, non presente in ospedale, la loro posizione potrebbe andare verso l'archiviazione perché, come spiegato a Fanpage.it dall'avvocato Fabio Albino di uno degli indagati, "se venisse confermata l'ipotesi della ricina, quella non è prevista dalle linee guida in essere presso i pronti soccorsi di tutta Italia. Non sarebbe stata rilevabile. Senza contare che sono stati necessari mesi per gli esperti per rilevare questa sostanza. Quindi si attende l'archiviazione nei confronti dei medici".

Con la nuova ipotesi di omicidio si indaga per capire se le due donne sono state avvelenate e soprattutto da chi. Oltre al cibo cucinato e consumato in famiglia il 23 e il 24 dicembre scorso, sotto la lente di ingrandimento c'è anche ogni cesto regalo ricevuto dalla famiglia e in particolare da Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Si fa riferimento a cestini gastronomici, barattoli di marmellata e confetture. Tra le ipotesi c'è quella che il presunto assassino abbia contaminato uno di questi prodotti con l'intento di farlo arrivare sulla tavola della famiglia.

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