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Intossicazione alimentare Campobasso

Madre e figlia avvelenate a Campobasso, il fratello della donna: “Mio cognato e nipote non farebbero mai del male”

Proseguono con l’ascolto di nuove testimonianze le indagini sulla morte per sospetto avvelenamento di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. L’attenzione si focalizza sulle persone presenti nella casa a Pietracatella (Campobasso) durante le giornate del 23 e 24 dicembre.
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Antonella di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie
Antonella di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie
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Sono almeno 30 i testimoni che sono stati sentiti ascoltati dagli investigatori nella Questura a Campobasso in merito alla morte di Antonella Di Ielsi, 51 anni, e di sua figlia 15enne Sara Di Vita. Tra loro ci sono le amiche dell'adolescente, vicini, conoscenti e altri familiari: tutte persone che potrebbero aiutare a risalire ai fatti che hanno determinato la morte delle due nei giorni di Natale.

Antonella e Sara, secondo quanto emerso a seguito delle analisi delle analisi condotte dagli esperti del condotti dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia, non sarebbero morte per un'intossicazione alimentare come inizialmente ipotizzato, ma sarebbero state avvelenate. Nel sangue di entrambe, e nei capelli di Di Ielsi, sarebbero state trovate tracce di ricina, una sostanza altamente tossica. La Procura di Larino quindi ha aperto il fascicolo per duplice omicidio contro ignoti.

L'attenzione degli investigatori è focalizzata in particolare su due pasti avvenuti il 23 e 24 dicembre nella casa di famiglia a Pietracatella, dove in questi giorni è avvenuto un nuovo sopralluogo della Polizia. Nel primo erano presenti solo la madre, la figlia minore Sara, e il padre Gianni Di Vita, 55 anni, era fuori casa invece la figlia maggiore Alice. Durante il cenone della Vigilia invece erano presenti a casa Di Ielsi-Di Vita ben 15 persone.

Tra le persone sentite dagli inquirenti ci sono anche la figlia Alice, l'unica a non avere accusato sintomi di avvelenamento, e il padre Gianni. Quest'ultimo è stato recentemente al centro dell'attenzione mediatica a seguito della decisione del suo avvocato, Arturo Messere, di lasciare l'incarico. Adesso, a rappresentare il 55enne sarà Vittorino Facciolla.

Tra le persone sentite dagli agenti della squadra mobile e della Procura di Larino, c'è anche il fratello di Di Ielsi e zio della ragazzina. L'uomo, raggiunto dalle telecamere del programma Quarto Grado, ha difeso il cognato e la nipote spiegando: "Non farebbero mai del male". E aggiunge: "Voglio la verità".

"Non mi sono mai accorto che le cose non andassero bene col marito", ha detto ai microfoni della trasmissione, alla quale ha sostenuto anche di non credere all'ipotesi di avvelenamento: "Forse è una cosa di routine, però secondo me non c'entra nulla".

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