Ma la famiglia nel bosco può davvero prendere i figli e trasferirsi in Australia con l’accertamento in corso?

Sembra acquisire sempre maggiore credibilità l'ipotesi che la famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, chiuda la parentesi italiana tornando in Australia, luogo di origine di mamma Catherine Birmingham. L'ipotesi è stata avanzata proprio dalla donna, insieme al marito Nathan Trevallion, nel corso di una lunga intervista alla tv australiana. Come apprende Fanpage.it, la donna è in contatto con il consolato dall'inizio degli accertamenti richiesti dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila a seguito della sospensione della potestà genitoriale.
Portare i tre figli – una bimba di 8 anni e due gemelli di 6 – potrebbe avere gravi conseguenze sia sul piano civile che su quello penale, come spiega a Fanpage.it, Gabriella Di Fresco, avvocata esperta in diritto di famiglia.
Possono portare i figli fuori dall’Italia durante il procedimento in corso?
Non possono farlo. Attualmente i bambini sono collocati in comunità in forza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. La violazione di questo provvedimento potrebbe avere gravi conseguenza anche sul piano penale.
Però esiste una interlocuzione con il governo australiano, paese di origine della madre dei bambini.
L'Australia dovrebbe attivare delle procedure di raccordo con l'autorità giudiziaria italiana, ma non è detto che questa richiesta venga effettivamente accettata, allo stato dei fatti è più probabile che ciò non accada. La questione principale riguarda la tutela dei minori e le decisioni del Tribunale per i Minorenni. In Italia un genitore non può andare via con i bambini quando, come nel nostro caso, c’è un provvedimento del Tribunale che ne regola l’affidamento o ne stabilisce il collocamento in struttura. La madre, dunque, dovrà attenersi a quanto stabilito dal Giudice. I genitori potranno portare via i figli solo quando il procedimento sarà concluso, e cioè dopo che il Tribunale ne avrà valutato le capacità genitoriali e avrà escluso che il ritorno a casa possa arrecare un pregiudizio ai bambini.
A quali conseguenze potrebbero andare incontro se decidessero di farli uscire lo stesso dall'Italia?
Dal punto di vista civilistico, andrebbero incontro a una pronuncia di decadenza immediata della responsabilità genitoriale ex art. art 330 cod. civ., che potrebbe incidere significativamente sulle future decisioni del Tribunale per Minorenni. Dal punto di vista penale, i genitori commetterebbero senz’altro il reato previsto dall’art. 388 c.p., che punisce la mancata esecuzione del provvedimento del giudice. E, con ogni probabilità, gli sarebbe contestata anche la sottrazione di minore prevista dall’art. 574 bis c.p.
È stato accertato che non c'erano abusi in famiglia, ma i minori sono stati comunque collocati in comunità. C'è un accanimento da parte della giustizia italiana nei confronti di questa famiglia o si tratta di una situazione consueta?
Capita che si attivi una macchina giudiziaria importante anche per episodi che non sono di maltrattamento o violenza. Il Tribunale per i minorenni può disporre l'allontanamento dei figli per svolgere gli accertamenti e collocare i bimbi in ambiente neutro. In più, le attività di monitoraggio richiedono del tempo, anche per verificare la tenuta di determinati comportamenti, quindi questi mesi sono assolutamente nella norma.
I figli potrebbero tornare a vivere con i genitori prima che questi riottenegano la capacità genitoriale?
Sì, se il Tribunale ritiene che siano venute meno quelle condizioni pregiudizievoli che avevano giustificato l’emanazione del provvedimento di allontanamento. È anche possibile che, in attesa di una decisione definitiva, il Tribunale disponga un graduale rientro presso i genitori ma ciò solo nell’ipotesi in cui siano già emersi elementi idonei e sufficienti per ritenere ormai venute meno le condizioni di pregiudizio che, in prima battuta, avevano convinto l’Autorità Giudiziaria ad allontanare i bambini dai genitori. In questo caso, il Tribunale incarica i servizi sociali di monitorare la situazione e verificare che siano venute meno le condizioni di pregiudizio, nel primario interesse dei minori.
La casa famiglia di Vasto dove si trovano i bambini ha chiesto che vengano trasferiti in un'altra struttura a causa degli attriti con la madre. Questo allunga i tempi di un eventuale ricongiungimento?
Sì, perché chiaramente un trasferimento di comunità significa, in parte, ricominciare da capo perché gli operatori della comunità precedente ormai conoscevano i bambini e il caso. I nuovi operatori dovranno entrare in sintonia con loro nuovamente. Inoltre, tutto questo non depone a favore della madre.