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Opinioni
News sull'omicidio di Elena Del Pozzo a Catania
6 Luglio 2022
14:16

L’omicidio di Elena del Pozzo, dalle scarpe da corsa della mamma una possibile svolta nelle indagini

Presto potrebbe arrivare la svolta nelle indagini relative alla morte di Elena del Pozzo. I RIS hanno sequestrato le scarpe bianche indossate da Martina Patti per fare jogging. Con il chiaro intento di verificare la presenza di un terriccio compatibile con quello del campo in cui la bambina è stata uccisa.
A cura di Anna Vagli
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News sull'omicidio di Elena Del Pozzo a Catania

Che non si trattasse di lucida follia, ma di lucida capacità di intendere e di volere è stato piuttosto chiaro sin dall’inizio. Martina Patti ha ucciso sua figlia Elena Del Pozzo perché era determinata a farlo.

Niente e nessuno avrebbe potuto fermarla. E, forse, anche se riavvolgessimo il nastro, lo farebbe ancora. La ucciderebbe ancora.

Nel più terribile e innaturale degli omicidi, la donna è stata mossa dalla sete di vendetta nei confronti dell’ex convivente e dal rancore accecante che progressivamente si era insinuato dentro di lei.

Un figlicidio consumato per vendetta e con la più feroce modalità preventivabile. Un totale sgretolamento dell’istinto materno. Che, ad onore del vero, stando a letteratura scientifica, neppure esisterebbe.

Elena Del Pozzo
Elena Del Pozzo

E guardando ai fatti c'è da crederci. Mattina Patti deve essere considerata per ciò che è: non più una madre, ma una criminale. Occorre mettere definitivamente all'angolo la giustificazione disdicevole della follia.

Perché altrimenti dovremmo contemplare uno strano modo di concepirla, giacché le madri assassine si accaniscono contro esseri fragili e indifesi. Non uccidono mai figli di vent'anni e di novanta chili, ma bambini in tenera età.

Dunque, quella di Martina altro non è che da considerarsi una personalità malvagia e distorta. Ma perfettamente in grado di comprendere quello che stava facendo. Motivi sufficienti questi a far tergiversare il suo legale, almeno allo stato, in ordine alla richiesta di perizia psichiatrica.

Martina Patti la mattina dell’omicidio di Elena Del Pozzo (foto Quarto Grado)
Martina Patti la mattina dell’omicidio di Elena Del Pozzo (foto Quarto Grado)

La svolta dalle suole delle scarpe

Raggelanti le immagini circolate già nelle prime ore, soprattutto quelle dell’abbraccio madre figlia all’asilo. Un abbraccio scambiato quando Martina aveva già deciso tutto.

Aveva il piano pronto, doveva soltanto azionarlo. Quel giorno avrebbe ammazzato sua figlia. E simulato un finto rapimento. Considerazioni, queste ultime, divenute granitiche dopo l’avvenuto riscontro oggettivo e incontrovertibile fornito dai frame delle telecamere di video sorveglianza.

Quegli stessi video, trasmessi venerdì in esclusiva a Quarto Grado, che hanno portato i RIS negli ultimi giorni a sequestrarele scarpe indossate da Martina Patti. Dalle analisi sotto le suole potrebbe infatti arrivare la svolta definitiva nelle indagini.

Le immagini della telecamera situata in via Turati a Mascalucia

Precisamente alle 8.54 del 13 giugno, Martina Patti viene ripresa mentre tornava a casa dopo aver trascorso una serata in compagnia di amici. Dopo solo una decina di minuti erano le 9.04, a bordo della sua 500 grigia, la donna ripercorreva lo stesso tratto di strada in senso inverso.

Si fermava poi in uno spiazzo con il bagagliaio dell’auto rivolto verso il campo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna avrebbe prelevato dal baule la zappa e la pala e li avrebbe portati nel luogo in cui poco dopo avrebbe scavato la fossa.

Martina Patti
Martina Patti

Dopo aver nuovamente fatto ritorno nella propria abitazione, verosimilmente percorrendo una strada alternativa, riappariva questa volta a piedi e in tenuta da corsa.

Giungeva così di nuovo all’altezza della piazzola dove poco prima aveva sostato con l’auto. Rimarrà sul posto per circa 40 minuti. Per poi, nuovamente, fare rientro a verso casa correndo.

Da tale angolo di visuale, potrebbe presto arrivare la svolta definitiva nelle indagini. Difatti, dopo aver acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza, i RIS hanno sequestrato le scarpe bianche indossate da Martina Patti per fare jogging.

Il sospetto più che fondato degli inquirenti è che in quel lasso temporale di quaranta minuti, la donna, anziché correre, si sia fermata a scavare la buca. Quella buca in cui, solamente qualche ora dopo, avrebbe seppellito la figlia Elena Del Pozzo.

Quando ancora, forse, era viva. Seguendo questa logica, l’obiettivo del reparto investigazioni scientifiche è proprio quello di analizzare le suole delle scarpe da runner di Martina per verificare la presenza di un terriccio compatibile con quello del campo in cui Elena è stata uccisa.

Le telecamere ci dicono che Martina Patti continua a mentire

Dunque, come accade nella quasi totalità dei delitti premeditati, sono ancora i rilievi tecnico scientifici a sconfessare il racconto di una madre sanguinaria come Martina Patti.

Difatti, quest’ultima nella sua narrazione non ha mai fatto alcun cenno alla corsa mattutina ripresa dalle telecamere. Al contrario, ha sempre dichiarato di aver studiato per uno degli esami rimasti per il conseguimento della laurea in infermieristica.

Dimostrando nuovamente come durante l’interrogatorio di convalida si sia limitata ad ammettere gli elementi che gli inquirenti avevano inconfutabilmente acquisito. E rispetto ai quali, trovandosi alle strette, non poteva evidentemente né mentire né negare.

Mentre ha tergiversato e riempito l’esposizione con “non ricordo” rispetto a quelli che, ad oggi, restano vuoti investigativi. Come il luogo in cui ha nascosto l’arma e i motivi intrinseci di un così feroce delitto. In questo senso, i dati tecnici ci hanno fornito i tempi del crimine, ma non che cosa albergasse nella mente di Martina Patti.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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