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La morte di Liliana Resinovich

Liliana Resinovich, inammissibile il ricorso del marito su terza autopsia: cosa significa e cosa succede ora

È stato ritenuto inammissibile dalla Cassazione il ricorso presentato dalla difesa di Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich indagato per la scomparsa e la morte della 63enne di Trieste. L’uomo dovrà ora pagare le spese processuali e 3mila euro alla Cassa delle Ammende.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Liliana Resinovich
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Per la prima sezione penale della Cassazione è inammissibile il ricorso presentato da Sebastiano Visintin tramite il suo avvocato, Paolo Bevilacqua. L'uomo è indagato per la scomparsa e la morte di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa a Trieste nel dicembre 2021 e trovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel giardino dell'ex Opp. Visintin chiedeva tramite il suo legale di disporre un incidente probatorio per una terza perizia medico-legale sul corpo di Lilly, già sottoposta ad autopsia dalla dottoressa Cristina Cattaneo.

La seconda perizia dell'anatomopatologa ha infatti permesso di escludere la pista del suicidio per tornare su quella, attualmente battuta, dell'omicidio. La Cassazione ha inoltre condannato il marito di Resinovich al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3mila euro alla Cassa delle Ammende.

Il ricorso era arrivato in seguito all'atto, firmato il 30 giugno 2025, con il quale la gip Flavia Mangiante aveva accolto la richiesta della Procura di un incidente probatorio per accertamenti genetici, merceologici e dattiloscopici. In quell'occasione era stata rigettata l'istanza della difesa di procedere a una nuova perizia medico-legale.

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L'avvocato Bevilacqua aveva voluto fare ricorso sostenendo che la decisione del gip fosse illegittima perché non teneva conto delle divergenze tra le consulenze già acquisite nel corso delle indagini preliminari. La suprema corte ha respinto questa tesi, ritenendo che la scelta del gip rientrasse nei poteri discrezionali del giudice e che non vi fossero profili di anomali tali da giustificare l'intervento della Cassazione.

Dunque ora Visintin dovrà rimborsare allo Stato le spese sostenute per il giudizio di Cassazione. La condanna a corrispondere i 3mila euro alla Cassa delle Ammende, invece, viene giustificata dalla Cassazione perché il ricorso presentato dalla difesa dell'uomo è stato giudicato "manifestamente infondato" o comunque proposto senza la necessaria diligenza. Non si tratta di un risarcimento alla controparte

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